Parrocchia San Lorenzo Martire

Orentano (Pi)

Parrocchia San Pietro D'Alcantara Villa Campanile

Diocesi di San Miniato

 

Via della Chiesa, 64/66 - 56020 Orentano PI - Telefono: Parrocchia 0583 23017

Parroco Don Sergio Occhipinti 348 3938436 -  Diacono Roberto Agrumi 349 2181150

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ORENTANO NEL CINQUECENTO:

LE ORIGINI DELLA PARROCCHIA

di Savino Ruglioni

La storia dei piccoli paesi  come Orentano, sui quali nessuno ha mai indagato approfonditamente, è fatta di semplici fatti, spesso poco significativi ma comunque documentati sulle antiche carte di archivio, dalle quali è possibile ricavare una grande quantità di informazioni di interesse locale.

Le prime vicende storiche del nostro paese si possono ricostruire andando a rivedere i fatti della parrocchia: questo perchè un tempo la chiesa rappresentava il centro vitale di questi piccoli nuclei rurali, nelle cui canoniche furono vergati quei pochi scritti che ci sono stati tramandati, nel contesto di una società dove la scolarizzazione ancora non esisteva e la prerogativa di saper leggere e scrivere era caratteristica di pochi.

Andiamo a ritrovare dunque quei fatti storici riguardanti la rinascita della nostra parrocchia nel XVI secolo: prima, tuttavia, è necessaria una doverosa quanto breve premessa storica.

Sappiamo della decadenza di Orentano nei secoli XIV e XV dovuta a una serie di cause tra loro concomitanti, quali le grandi epidemie di peste e le terribili carestie che nel Trecento decimarono la popolazione di tutta Europa. Conseguentemente a questi fatti ci fu una grave recessione economica, cui fecero seguito la decadenza dell'agricoltura e l'abbandono delle campagne da parte dei contadini.

Anche la terra di Orentano iniziò lentamente a spopolarsi e il suo Castello, probabilmente eretto nel XIII secolo sotto la dominazione lucchese a difesa dei suoi abitanti dalle incursioni di uomini armati, aveva ora perduto l'originaria funzione strategica e protettiva che ne aveva motivato la costruzione.

Infatti il "castrum" era stato eretto quando il borgo venne a trovarsi in una zona interessata dalle guerre tra Lucca, Pisa e Firenze.

Mutate profondamente le condizioni politiche, non appena il Valdarno e la Valdinievole passarono al dominio fiorentino, nessuno aveva più_ ragione di tenere in perfetta efficienza una fortificazione divenuta obsoleta, figuriamoci una popolazione rurale sempre più_ rarefatta, incalzata dalla miseria e dalle malattie, nonchè vessata dalle pretese dell'Abate di Sesto, sempre pronto in ogni momento a rivendicare i suoi diritti feudali sugli abitanti di Orentano.

Probabilmente dalla seconda metà del Trecento la popolazione residente in Orentano doveva essersi assottigliata ulteriormente e limitata a qualche raro coltivatore o allevatore transumante. Infatti in questo preciso momento storico i documenti riguardanti il nostro paese trattano esclusivamente di diritti di pascolo o di legnatico e le persone che li sottoscrivono sono tutte dimoranti in altre località.

Fu così che anche la chiesa medievale, compresa all'interno della cerchia muraria che racchiudeva l'intero borgo, venne abbandonata e cominciò a cadere lentamente in rovina.

Vi sono documenti e antiche mappe del Quattro-Cinquecento che ci descrivono i resti del Castello di Orentano, ormai disfatto e diroccato e ci danno un quadro preciso del decadimento generale del nostro territorio. Anche altre località come Galleno e Staffoli non godevano di maggiore prosperità  in questo periodo.

Nel Quattrocento, nei minuziosi itinerari che il Vescovo di Lucca descriveva durante le sue frequenti visite pastorali in Valdarno, allora diocesi di Lucca, non figurano mai le chiese dei borghi delle Cerbaie: solo una volta di passaggio dalle nostre parti ai primi di ottobre dell'anno 1466, il Vescovo fa una sosta nel villaggio di Staffoli e ci lascia una descrizione della chiesa che lui trova in rovina e senza un parroco: "Visitatio ecclesiae S.Andrea de Staphole: reperta est ruinata et sine rectore". (1)

Subito dopo la chiesa di Staffoli, vengono visitate anche le chiese di Macea (località vicino a Santa Maria a Monte) e quella di Montefalcone, che vengono trovate in buona condizioni e in piena efficienza.

Nel prosieguo di questa visita, che tocca le chiese del Valdarno e della Valdera, non si parla mai della chiesa di Orentano, ed è lecito ipotizzare che la sua situazione dovesse essere molto simile a quella di Staffoli.

Frattanto si è arrivati alla prima metà del Cinquecento; conclusa l'epoca della Repubblica Fiorentina, si esaurisce una fase politicamente tumultuosa nella nostra parte di Toscana, e si va delineando, con il ritorno dei Medici a Firenze, un lungo periodo di pace e di relativa prosperità. Con la fine delle devastazioni, da parte di eserciti stranieri (a parte la parentesi della guerra di Siena), e la raggiunta stabilità politica dello Stato Fiorentino, si crearono presupposti di rinascita economica.

Cominciarono a circolare sempre più capitali di formazione urbana, che dalla città migravano verso nuove fonti di investimento e principalmente verso la campagna. E' di questo periodo l'inizio del fenomeno dell'appoderamento, un concetto tutto nuovo rispetto al passato di concepire l'agricoltura, che comincerà a segnare profondamente il territorio, dando un nuovo assetto alla campagna, facendole in breve assumere quella che è la configurazione attuale che noi vediamo e che costituisce oggi un presupposto fortemente condizionante sulle scelte dell'urbanistica moderna.

Si cominciano a costruire strade e case, arginature e sistemi di sgrondo delle acque, tutto quanto facente parte di un processo di riorganizzazione del territorio durato ben quattro secoli e che esaurirà la sua spinta solo verso la metà di questo secolo, allorchè con l'avvento dell'era industriale verrà a cessare questo tipo di rapporto tra uomo e campagna.

Nei primi decenni del Cinquecento anche per Orentano scocca l'ora della rinascita: il suo territorio, per gran parte boscato e incolto, semi-disabitato da moltissimi anni, rientra ora nei progetti agro-finanziari di alcuni imprenditori pubblici e privati, che desiderano mettere a coltura le sue terre.

Non più_ esistente come comune autonomo dalla seconda metà del Duecento, allorchè si era sottomesso a Fucecchio, Orentano era stato spartito nell'anno 1418, dopo un lungo contendere, tra le due comunità di Castelfranco e Santa Croce: alla prima fu assegnata la porzione settentrionale del nostro paese e alla seconda la porzione meridionale, dalla via del Confine alla punta del Grugno. (2)

Entrambe le comunità avevano lungamente lottato con Fucecchio per acquisire questo territorio quasi interamente forestato che poteva rappresentare per loro una notevole fonte di ricchezza nei momenti di necessità; è noto infatti l'uso ricorrente per i comuni del Valdarno Inferiore di risanare i loro bilanci deficitari con la vendita del legname; introiti questi che si sommavano a quelli degli affitti dei pascoli delle Cerbaie.

La riscossione dei diritti di pastura era stata praticata dai Comuni in modo per lo più occasionale durante il Trecento e il Quattrocento, tuttavia essa costituì spesso la prova attestante il possesso già in antico di piccoli lembi di terra contesi con Bientina, Fucecchio o Montecarlo. Sono numerosi infatti i casi di abitanti delle montagne lucchesi e pistoiesi chiamati a testimoniare circa l'avvenuta corresponsione del canone a una delle due comunità, molti anni addietro, per il transito o lo stazionamento delle greggi. (3)

Spettava dunque alle due comunità di Castelfranco e Santa Croce, cui competeva giurisdizione territoriale su Orentano, regolamentare secondo le vigenti leggi la disponibilità e la cessione delle terre, che allora erano quasi tutte esclusivamente di proprietà pubblica.

Dall'anno 1510 comincia una documentazione organica attestante come le due suddette comunità dispongano dei poderi esistenti sui territori di Orentano, Galleno e Staffoli e li affittino a quegli agricoltori che riuscivano ad aggiudicarseli con l'offerta più_ alta in aste pubbliche.

Ovviamente si trattava di coltivi sporadici già presenti sul territorio e disseminati a macchia di leopardo, situati nelle zone pianeggianti e non boscate, di facile individuazione e agevolmente appoderabili. Quasi tutti i conduttori che avevano preso in affitto questi poderi di Cerbaia finivano però, nel giro di qualche anno, con il rinunziare alla conduzione agricola e allo scadere del contratto li rilasciavano nelle mani delle due comunità; segno che non avevano interesse nè convenienza a proseguire la conduzione. Infatti a Orentano un buon podere di cento staiora (poco più_ di 5 ettari) veniva concesso per un affitto annuo oscillante dalle 15 alle 20 lire: una cifra notevole per quei tempi.

Di certo chi aveva preso un podere praticava lo sfruttamento delle risorse in modo intensivo, quindi non si curava delle migliorie necessarie alla produzione dei futuri raccolti.

I Comuni convennero allora che la procedura di assegnazione delle terre doveva essere completamente rivista, in maniera da vincolare in qualche modo gli agricoltori al fondo che coltivavano. Si venne così delineando un nuovo tipo di rapporto, che si affermerà poi definitivamente nel secolo successivo: il contratto di affidamento a linea mascolina; cioè i poderi, pur restando di proprietà comunale, venivano rilasciati a livello (una specie di affitto a lunga scadenza) e potevano essere tramandati di padre in figlio fino all'estinzione della linea.

In tal modo i livellari venivano incoraggiati a risiedere continuamente sul fondo lavorato e ancor più_ stimolati ad apportare i miglioramenti necessari alla conduzione agricola: fra questi la costruzione delle capanne e delle prime dimore che costituirono i nuclei primordiali delle corti orentanesi.

Nel 1538 la conduzione dei poderi e le pratiche agro-pastorali furono rigidamente disciplinate mediante la formulazione di un apposito regolamento che va sotto il nome di "Statuti dei Poderi di Cerbaia" , redatto di concerto tra le due comunità.

Tra le varie norme e i numerosi divieti introdotti, si dette inizio alla ricerca di nuove aree da adibire alla coltivazione. Assieme ai vecchi poderi già esistenti furono individuati e delimitati nuovi poderi; in tutto una quarantina, dei quali fu fatta una precisa descrizione sulla carta; la maggior parte di questi poderi ricadevano lungo la gronda del padule, dal Valico alla punta del Grugno, mentre venne lasciato pressochè  intatto l'entroterra boscoso. (4)

Negli anni seguenti quasi tutti questi poderi furono ceduti a livello a conduttori santacrocesi e castelfranchesi dietro il pagamento di un canone annuo prestabilito. A seguito di questo intenso processo di appoderamento, cominciano a venire a Orentano alcune famiglie di contadini provenienti dai paesi vicini, che trovano lavoro come braccianti o mezzadri, cui faranno seguito montanari e pastori, che diventeranno in pochi anni stabili coltivatori. Col tempo sempre nuove terre vengono dissodate e messe a coltura e di conseguenza si fa sempre più_ pressante la richiesta di forze lavorative, che viene presto esaurita in successive fasi immigratorie.

Nella seconda metà del Cinquecento, quando gran parte della campagna orentanese era appoderata, e risultava ormai insediata una consistente popolazione, le autorità civili e religiose furono sollecitate dagli abitanti di Orentano affinchè si prodigassero per dare loro un luogo di culto, che garantisse la presenza stabile di un sacerdote per amministrare i conforti della religione.

Già nella redazione degli "Statuti dei Poderi di Cerbaia" del 1538 si parlava della creazione di un fondo agricolo di pertinenza della erigenda chiesa di Orentano, che, secondo le intenzioni dei due Comuni, sarebbe dovuto risorgere sulle rovine del Castello, all'interno del quale era esistita un tempo l'antica chiesa medievale; i comuni stabilirono pertanto che un pezzo di terra andava comunque assegnato in dote alla chiesa:" ... et che di dette terre di Cerbaia sene possa concedere et dare a messer Bastiano di Lancilloto Pallesi da S. Croce ... o ad altro prete, a sua vita solamente, staiora 250 (poco pi_ di 13 ettari) di decte terre di decta cerbaia, pure che luj si oblighi coprire la chiesa de il castello dj Orentano et fare una casa et dire messa allj populanj vi torneranno ad habitare ognj quindicj dì una volta et confesarlj et comunicarglj bisognando, et doppo la morte di decto prete Bastiano, o altro, ritornj decto podere a dectj comuni con tuttj li meglioramentj in quello factj ..." (5)

Non risulta che questo prete Bastiano negli anni seguenti abbia mai realizzato i lavori previsti dagli Statuti; evidentemente la strategia dei Comuni per riedificare la chiesa non aveva funzionato, e nessun altro prete ritenne conveniente raccogliere la proposta.

Da quanto è dato di capire dal documento, della chiesa medievale restavano ancora i muri maestri, o la gran parte di essi, dal momento che altri scritti di quel tempo, più_ che di totale ricostruzione, parlano solo di un rifacimento del tetto.

Un accenno a quello che doveva essere rimasto dell'antico castello l'abbiamo nella relazione che ne viene fatta in un contratto di affitto del 19 maggio 1510, allorchè il comune di Santa Croce affitta a tale Pietro fornaio: "... a Orentano uno podere posto drento al castello dorentano cioè tutto el castello per infine al padule chome tengano e fossi di qua et di là in mezzo a detti fossi conservando la via che viene di sotto al castello chon pacto che non se ne possa cavare mattoni di detto castello sotto pena di lire 10 ..." (6)

Viene da pensare che in passato gli abitanti del borgo poco alla volta avessero sottratto furtivamente dal castello una buona parte dei materiali dell'antica chiesa e degli altri fabbricati, forse per la costruzione delle loro case.

Sappiamo così della sopravvivenza di alcuni muramenti e della preoccupazione del Comune che questi manufatti potessero indebitamente servire da cava di materiali edilizi per i contadini, mentre era inteso che sarebbero serviti per la ricostruzione della chiesa. Di certo sappiamo che nel 1566 la chiesa ancora non esisteva, nonostante i buoni propositi dei due Comuni, che si erano ripetutamente impegnati a garantire fondi e ulteriori donazioni di terre, i cui proventi avrebbero dovuto essere destinati alla sua ricostruzione e al mantenimento del curato.

Infatti in quello stesso anno il Vescovo di Lucca, in una lettera indirizzata agli uomini del consiglio di Santa Croce in merito alla ricostruzione della chiesa di Orentano, si rammarica del fatto che, nonostante le continue richieste della popolazione, i due Comuni, causa il mancato accordo tra loro, non abbiano ancora deliberato niente in proposito: "... et non volendo concorrere la Comunità di Castelfrancho chome a nostra persuasione, non ha volsuto fare allegando la chiesa esser sul vostro ...". Evidentemente Castelfranco aveva tentato di ritirarsi dall'impresa, in quanto asseriva che la chiesa ricadeva sul territorio di Santa Croce. (7)

L'accordo tuttavia fu raggiunto e il 10 giugno 1568 "... li Magnifici Signori Nove Conservadori della iurisdizione et dominio fiorentino ...", un organismo a carattere sovracomunale, approvano la spesa fino a un massimo di 30 scudi, che la comunità di Santa Croce aveva stanziato per la ricostruzione della chiesa di Orentano: "... concessono licentia al Comune et huomini di Sancta Croce ad chi si aspetta secondo illoro ordini di spendere infino in scudi 30 in far ricoprire la chiesa dorentano della quale spesa si tenga conto per illor camarlingo ... ".

Le spese dei successivi lavori che in seguito si renderanno necessari saranno autorizzate di volta in volta da questa magistratura dello Stato fiorentino, in quanto la gestione delle opere pie dipendeva direttamente da essa. (8)

Un mese dopo un certo Giuseppe di Tommaso viene nominato "sindico", cioè soprintendente responsabile ai lavori di ricostruzione della chiesa di Orentano, investito con piena autorità dal comune di Santa Croce: questo sembra essere dunque il segno che i lavori erano sul punto di cominciare. (9)

Infatti cominciarono subito dopo e alla fine del seguente anno 1569 viene liquidato un primo lotto dei lavori per l'ammontare stabilito di scudi 30 equivalenti a lire 210 che la comunità di Santa Croce corrisponde interamente a "... mastro Goro Pallesi muratore per sua mercede di haver restaurato la chiesa di Orentano in virtù_ della conventione fatta con il Comune ..." . Viene altres ì corrisposto a questo maestro muratore un acconto di lire 15 per un secondo lotto di lavori per l'importo di scudi 5, anche questo approvato dai Nove in data 22 settembre 1569. (10)

Di tutte queste uscite la comunità di Santa Croce produceva poi un regolare resoconto da inviare a Castelfranco per la ripartizione delle spese.

Alla fine dell'anno 1571 i lavori dovevano essere quasi ultimati allorchè viene saldata la somma di lire 20 al muratore Goro Pallesi, e vengono rimborsate lire 71 al prete Giovan Battista Duranti "... per spesi in tavole, chiavacci, bandelle et toppe, chiave, arpioni et manefattura del uscio fatto a detta chiesa ..." (11)

Dal 1571 al 1577 al libro dei saldi del comune di Santa Croce non risultano altre uscite relative alla chiesa, segno che i lavori dovevano aver subito un momentaneo arresto. Probabilmente la chiesa era stata coperta con un tetto e dotata di infissi, ma le mancavano ancora molte cose per poter divenire pienamente operativa ed essere così aperta al culto.

Intanto, visto che l'istituzione della parrocchia tardava a partire, alcuni conduttori dovevano essersi tacitamente impadroniti dei fondi agricoli che questa possedeva, e li coltivavano senza curarsi delle migliorie necessarie, soprattutto senza corrispondere gli adeguati canoni alle autorità ecclesiastiche.

In data 31 agosto 1575 Felice Ambrosini, Vicario del Vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni, fa un quadro assai pessimistico della situazione: in sostanza, esaminando lo stato dei beni posseduti dalla chiesa di Orentano in Cerbaia, dice che: "... Ecclesia Sancti Laurentii de Orentana in Cerbariis, S.Crucis Vallis Arni inferioris Lucanae diocesis ... quae fere est solo aequata a multis annis citra ..." (che è stata quasi pareggiata al suolo da molti anni in qua) "... vacat ad presens et ob eius fructuum exilitatem nullus curat de ea in rectorem provideri et ob id eius praedia dilapidantur et funditus ruunt ..." (per il suo stato di abbandono e in assenza di un rettore, tali beni vengono dilapidati e i fondi vanno in rovina).

Quasi certamente il Vicario dalla sua sede di Lucca non poteva essere al corrente degli ultimi accadimenti orentanesi e dell'avvenuta copertura della chiesa, per cui la descrizione che viene fatta a proposito di essa è certamente riferita al periodo antecedente l'inizio dei lavori di ricostruzione.

Il Vicario, per tamponare la disastrosa situazione dei beni della chiesa di Orentano, nomina allora un Economo con l'incarico di far fronte all'emergenza del momento. La scelta cade sul prete Giovan Battista Duranti, canonico della chiesa di Santa Croce Valdarno, che, come abbiamo visto, qualche anno prima aveva provveduto alla installazione della porta della chiesa.

Il Duranti viene investito della carica col potere di esigere e recuperare i singoli proventi delle offerte e gli "emolumenta" da chiunque occupi i beni della chiesa, col potere di allivellarli, e l'Economo promette che ne renderà conto. L'incarico fu formalizzato con un atto notarile, rogato lo stesso 31 agosto 1575 dal notaio ser Taddeo Giorgi nella sede del palazzo vescovile. (12)

Giovan Battista Duranti di certo non è stato il primo parroco del nostro paese, nel senso di prete propriamente incaricato della cura delle anime; tuttavia egli doveva essere presente a Orentano già da parecchio tempo, forse officiando occasionalmente a beneficio dei contadini. Fu così ritenuto la persona più_ idonea ad assolvere il gravoso compito di reggere le sorti economiche della erigenda parrocchia, in attesa che venisse nominato il primo curato.

L'Economo Duranti si mette subito al lavoro e recupera i proventi che venivano evasi. Si riappropria delle terre che appartenevano alla chiesa e successivamente le cede a livello a diversi conduttori.

Ne troviamo notizia in un documento dell'anno 1581, dove si dice che le due suddette comunità avevano in precedenza assegnato alcuni beni alla chiesa di Orentano; nella carta figurano dei pezzi di terra che il reverendo Giovan Battista Duranti in veste di Vicario ed Economo pro-tempore della erigenda chiesa di Orentano aveva concesso a livello ad alcuni conduttori, come stabilito con tre diversi atti notarili. (13)

Questo fatto è molto significativo nel senso che probabilmente, non ancora completamente terminata sotto l'aspetto edilizio, la chiesa di Orentano già cominciava a funzionare come istituzione.

Riportiamo per completezza la descrizione dei beni oggetto della suddetta locazione e gli estremi degli atti. In data 23 settembre 1575, con atto rogato da ser Lazzero Antognoli (14) il rev. Giovanni Battista "de Durantibus" da S. Croce, come Vicario ed Economo della Chiesa rurale di S.Lorenzo di Orentano nelle Cerbaie, concede a livello a un certo Antonio del fu Sano Picchi di Capannori, per annuo canone di staia 39 di grano, due appezzamenti di terreno posti in comunità di S.Croce così descritti:"- un pezzo di terra boschiva con corbasteri e scope, incolta nel comune di S. Croce in Cerbaia, luogo detto a Orentano "alla Aiaccia", di 125 staiora (6 ettari e mezzo), confinato da tutte le parti dai beni del comune di S. Croce.

- un altro pezzo di terra uguale a quello sopra nello stesso luogo di 125 staiora."

Questi beni vengono più_ volte citati nei secoli successivi come appartenenti alla chiesa di Orentano: si tratta del podere che ancora oggi la chiesa possiede lungo la Via del Grugno, situato subito dopo corte Matteino.

In data 13 aprile 1576, tramite due atti rogati lo stesso giorno da ser Lazzero Antognoli (15)"coram nobis" (cioè rogati in Vescovado), vengono dati a livello a Leonardo, Bartolomeo e Ginese figli di Matteo del fu Bernardino dei Barsocchini di Pieve S. Paolo, per annuo canone di staia 39 di grano, due appezzamenti di terreno posti in comunità di Castelfranco così descritti:"- un pezzo di terra boschiva di stipe nel comune di Castelfranco luogo detto "a Borgovalle" vicino da una parte alla via che va all' Altopascio e da un'altra al "vallino del Bufracchij" vicino a Grifoglieto, di staia 123 circa.

- un altro pezzo di terra boschiva di stipe, a Borgovalle, vicino alla strada per Altopascio, confinante da una parte con i beni "magistri Pauli de Tortolinis" di Castelfranco "rivo mediante" (questa terra e quella del confinante erano cioèdivise da un rio), di staia 125."

Si tratta in questo caso del podere che la chiesa teneva in località oggi detta "Lo Spettore", alienato a favore di privati nella prima metà del Settecento.

Il primo dei suddetti contratti dovrebbe essere, salvo il vero, il primo documento storico che attesta la dedicazione della chiesa di Orentano a san Lorenzo. Non sappiamo per quale ragione la chiesa non fu nuovamente intitolata a San Giovanni, come lo era stata nel Medioevo e negli anni dell'abbandono.

Frattanto dovevano essere ripresi i lavori di completamento della chiesa: a metà del 1577 vengono liquidate altre uscite da parte del Comune di Santa Croce riguardanti lavori all'edificio; tramite il prete Giovan Battista Duranti, che compare ancora in veste di amministratore, vengono pagati alcuni opranti e un muratore . Le spese riguardano residui lavori fatti alla chiesa e forse la copertura della canonica, visto che nel documento non si parla solo di chiesa, ma anche di una casa: "... a Michele di Antonio Turi per 500 embrici per la coperta della casa : lire il cento: 50 ...". In tutto vengono pagate lire 168 e soldi 11 per embrici, mattoni, travicelli, travi, tavolame e opere di muratore. (16)

Il periodo che va dal 1577 al 1578 Ë quello in cui sicuramente deve essere avvenuto il completamento dei lavori di ristrutturazione della chiesa. Infatti in questo periodo i due comuni di Castelfranco e Santa Croce inoltrano una domanda ufficiale al Vescovo di Lucca, chiedendo l'istituzione della parrocchia di Orentano.

La domanda fu trasmessa a Lucca a mezzo di due procuratori, nominati dai comuni; erano stati incaricati a questo preciso scopo prete Baccio del fu Antonio Puccini da Santa Croce e Andrea del fu Michele Guerrazzi da Castelfranco, come risulta da due atti rogati il primo dal notaio ser Francesco Columbi di Massa di Valdinievole e l'altro da ser Leonardo di Benedetto di ser Pietro Garzoni, cancellieri dei rispettivi Comuni, in data 12 e 17 ottobre 1578.

In pratica i due Comuni fanno una richiesta precisa al vescovo, facendo un sunto della situazione e dicendo che il territorio di Orentano, per lungo tempo spopolato e da molti anni con una chiesa praticamente distrutta, ora aveva una consistente popolazione insediata, per cui, essendo stato ricostruito un nuovo edificio per il culto, dotato di tutti i paramenti per la celebrazione della messa, di una canonica con un orto e un pezzo di terra di trenta staiora ad uso del curato, chiedono a questo punto la nomina di un parroco stabilmente insediato a Orentano. I Comuni mettono altresì a disposizione della chiesa alcuni appezzamenti di terreno come patrimonio di essa (non promettono ulteriori terre, ma evidentemente si tratta di quelle già assegnate). (17)

Nel documento segue la descrizione completa dei beni assegnati dai due comuni alla chiesa, che, come abbiamo visto, e come viene qui ripetuto, erano stati allivellati nel 1575/76 dal Vicario ed Economo "pro tempore" della chiesa di Orentano, prete Giovan Battista Duranti, per trarne qualche reddito.

Nei lavori di ricostruzione della chiesa furono certamente usate anche le pietre che erano rimaste dell'antico castello medievale. Queste pietre, in forma di blocchi squadrati, sono state riutilizzate più_ volte e oggi sono ben visibili sui muramenti esterni della nostra chiesa, che, tuttavia, non è quella cinquecentesca; queste pietre infatti furono nuovamente reimpiegate due secoli e mezzo dopo, allorchè nel 1838 la piccola chiesa venne demolita in quanto non più_ rispondente alle esigenze dell'accresciuta popolazione, per dare inizio alla costruzione della chiesa che oggi vediamo.

Ma torniamo al Cinquecento: la chiesa di Orentano, che come abbiamo visto era stata intitolata a san Lorenzo, dal punto di vista istituzionale fu sottoposta alla Pievania di S. Maria a Monte, come risulterà dal documento di visita pastorale dell'anno 1596. Infatti in questo periodo non si parla mai di pieve, ma solo di "ecclesia". Nella primavera del 1580, la chiesa era ormai operativa e in data 4 maggio di quell' anno i due Comuni fanno domanda al Vescovo di Lucca affinchè conceda a Orentano il fonte battesimale, e motivano la richiesta con il fatto che agli abitanti del paese restava estremamente difficoltoso recarsi a Castelfranco o a Santa Croce per battezzare i propri figli, sia per la lunga distanza, sia per le cattive condizioni delle strade, spesso allagate.

Il Vescovo di Lucca mons. Alessandro Guidiccioni, vista la domanda dei due Comuni, il 15 maggio 1580 dà il suo benestare alla concessione del fonte battesimale nella chiesa di Orentano; era questo un grande privilegio, che altre chiese come Galleno, Staffoli e Altopascio ancora non avevano. Più_ che di istituzione del fonte, però, pare di capire dal testo che fu concessa solo l'autorizzazione a tenere l'acqua per il santo Battesimo. Una sottile differenza, questa, di carattere solo formale. Infatti per quei tempi il fonte battesimale era prerogativa delle chiese che erano almeno sede di pievanato.

Il Vescovo comunica quindi la sua decisione alle due Comunità di Castelfranco e S. Croce, nonchè al popolo della nuova parrocchia con una lettera nella quale mette a punto un obbligo cui i parrocchiani di Orentano erano tenuti a sottostare. Dovevano cioè fornire in perpetuo, ogni anno nel mese di settembre, una certa quantità di cera bianca per la festa dell'Esaltazione della S. Croce a Lucca. (18)

Nel mese di ottobre di quello stesso anno 1580 il Vescovo di Lucca viene a Orentano allorché è di passaggio dalle nostre parti nel suo giro pastorale, che vede toccati altri centri delle Cerbaie e del Valdarno. A Orentano ci passa due volte: la prima il 25 ottobre. Nel suo itinerario programmato visita le chiese di Orentano, Altopascio, Montefalcone, Santa Croce, Mugnano, Vignale di Santa Croce, Castelfranco, Santa Maria a Monte, Montecalvoli, Ponsacco, la Valdera, le colline pisane e poi la zona di S. Miniato. Il 29 ottobre visita Cigoli e il giorno 30 è di nuovo a Orentano, quindi torna a Castelfranco e poi visita Fucecchio, Cerreto Guidi, Vinci.

A proposito di Orentano lascia scritto che egli stesso ha preso visione della chiesa appena ricostruita: "Ecclesia Sancti Laurentii de Orentano A.N.D. 1580 indictione IX die XXV mensis octobris. Illustris et Reverendissimus Dominus Dominus Alexander Episcopus Lucanus prefatus visitavit parrochialem Ecclesiam Sancti Laurentii de Orentano in Cerbariis versus lacum Sexti de novo constructam."

La situazione degli arredi sacri, dei paramenti e delle attrezzature doveva essere in quel momento ancora molto precaria, come dire che mancava quasi tutto. Infatti non c'era ancora un prete stabilmente insediato, e si era in attesa della nomina di un parroco ufficialmente incaricato. Quasi certamente nella chiesa dovevano officiare occasionalmente sacerdoti precari, la cui venuta a Orentano era spesso condizionata dalle avverse condizioni del tempo e delle strade. Da notare che del già citato Economo Giovan Battista Duranti non si hanno più_ notizie dal 1576 e nonè dato sapere se avesse mai celebrato messa o amministrato i sacramenti all'interno della chiesa di Orentano.

Il Vescovo fa redigere comunque una lista, parte in latino e parte in italiano, sulla quale elenca una serie di cose necessarie, di cui la chiesa di Orentano è invitata a dotarsi al più_ presto:

"Nota necessariorum pro suprascripta ecclesia parrocchiali S. Laurentii de Orentano:

- Si provveda un ciborietto di rame dorato con un vasetto di argento dentro per

conservarci il SS. Sagramento et portarlo alli infermi et a procissione.

- Una pila di marmo e altra pietra condecente per l'acqua santa.

- Uno calice con la sua patena condecente.

- Si assesti et conci il confessorio con graticola et parete segondo si costuma.

- Si rinfreschi di pittura la taula dello altare et vi si faccia uno ornamento di legname condecente.

- La pietra sagrata si rimuri con il sigillo di dietro.

- Si dipinga la figura di San Giovanni battezzante sopra la pila del Battesimo.

- Si faccia la chava (chiave) al fonte del Battesimo et si tenga serrato.

- Si muri il Cimitero (cioè si faccia il muro di cinta).

- Si provveda uno bacchettone (registro) di 200 fogli condecente per scriverci

li nomi de battezzati et de compari et commari et li matrimoni che si contrahono in detta

parrochia et si scrivano continuamente et ... (sic)

- Il Rettore che sarà di detta chiesa fra tre mesi dopo che ne sarà provisto, faccia tutte le

sudette cose sotto pena di suspensione a divinis per dui mesi et fra 15 giorni allora

prossimi dia lo inventario di tutti li beni stabili di detta chiesa con li loro nomi, vocabuli,

confini et misure et con li nomi de renditori (cioè quelli che lavoravano i terreni della chiesa)

et quanto rendono sotto detta pena.

Datum in dicta ecclesia die 30 octobris 1580." (19)

Da rilevare che dietro sollecitazione del vescovo, a partire dal 1581 si comincia a tenere una regolare registrazione dei battezzati nella chiesa. Questo registro, chiamato"bacchettone" nel linguaggio del tempo, si trova oggi conservato all'Archivio Vescovile di San Miniato. I matrimoni invece cominceranno ad essere registrati solo dal 1589, mentre per quanto riguarda le annotazioni dei defunti, si deve dire che si redigeva già a Orentano dal 1578 un elenco dei morti, per questo il vescovo non ne aveva fatto cenno nella sua raccomandazione.

Prosegue intanto il carteggio tra il Vescovado e i due Comuni. In un documento redatto in data 13 gennaio 1581 il vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni scrive alle Comunità di Castelfranco e di Santa Croce e conferisce loro il patronato della chiesa di Orentano, da poco ricostruita. In pratica li obbliga a contribuire in un certo qual modo alle spese per il mantenimento delle strutture ecclesiastiche con l'espressa dichiarazione che le suddette comunità, come hanno promesso i loro procuratori, debbano dare in dote all'opera e fabbrica di detta chiesa e ai futuri operai complessivamente staia 300 di terra i cui frutti dovranno essere spesi per provvedere la detta chiesa di ornamenti, paramenti, ecc. per le celebrazioni, e col patto di pagare due libbre di cera lavorata bianca di cui una per la festa di S. Martino di ogni anno. Il Vescovo conferma così l'istituzione della chiesa.

Sempre sullo stesso documento si trova anche l'investitura del primo prete a Rettore della parrocchia di Orentano: si tratta del reverendo Bartolomeo di Giovanni Sani da Santa Croce.

La scelta del prete e la sua nomina erano state fatte precedentemente dai due comuni in seduta congiunta; il Vescovo conferma definitivamente questa scelta con l'investitura ufficiale. Nella lettera precisa inoltre quelli che saranno i compiti del rettore, principalmente quelli di avere cura delle anime e di risiedere stabilmente nella parrocchia: "... qui rector et sui in ipsa ecclesia successores in perpetuum teneretur et tenerentur ad ipsam parrochialem ecclesiam continue residere et continuam residentiam facere et illam in divinis et circa divina officiare et in ea curam animarum curare et exercere et alia facere solita fieri per rectores similium parrochialium ecclesiarum ...".

Per la nomina dei rettori futuri viene specificato che le scelte saranno demandate alternativamente alle due comunità "alternatim seu alternis vicibus" a cominciare da Castelfranco (visto che il primo rettore era stato di Santa Croce).

La consuetudine dell'alternanza delle nomine da parte dei due Comuni sarà praticata per tutto il Seicento e anche nel Settecento, quando la parrocchia farà parte della Diocesi di San Miniato.

Orentano vide perciò la sua chiesa governata per due secoli alternativamente da parroci santacrocesi e castelfranchesi. Per la successione del rettore fu seguita una procedura che divenne col tempo rituale: ogni volta che si rendeva vacante la carica per l'espressa rinuncia o per la morte di un parroco, il consiglio del comune di turno provvedeva entro breve tempo alla nomina di un sacerdote di sua fiducia; in alcuni casi questa nomina era diretta, in altri si dava corso a un bando di concorso e i preti candidati dovevano sottostare a una votazione in consiglio comunale; il vincitore era quindi eletto Rettore e, quando la chiesa di Orentano conseguirà il titolo di pievania, Pievano.

I rettori di fresca nomina, per assumere l'incarico, dovevano però ottenere la conferma dal Vescovo; qualche volta dovevano sottoporsi ad un esame nella curia episcopale che permettesse di valutare la loro idoneità e il grado di preparazione.

Veniva poi affisso un editto che proclamava la loro elezione e, se qualcuno aveva validi motivi per opporsi a questa nomina, poteva farlo nei tempi stabiliti. Normalmente alla fine di questa procedura faceva seguito l'investitura da parte del Vescovo e il parroco era così autorizzato a prendere possesso della chiesa.

Il patronato dei Comuni, e di conseguenza il loro diritto in alternanza alla nomina del parroco di Orentano, cesserà solo in età napoleonica, in un periodo di grandi rivolgimenti per quanto attiene ai privilegi, ai diritti e allo status giuridico degli ecclesiastici.

Fu in occasione della nomina del pievano Giuseppe Gerini nell'anno 1806 che con motuproprio della Regina reggente d' Etruria, Maria Luigia, la Corona si sostituì al comune di Castelfranco di Sotto rivendicando a sè il diritto di nomina del pievano. (20)

Dopo la Restaurazione tale diritto di "giuspadronato" sarà ribadito dall'autorità granducale della Toscana, come in occasione della nomina del Pievano Lorenzo Venturini Guerrini nell'anno 1824. (21)

Con l'unità d'Italia il patronato regio della chiesa pievania di S. Lorenzo Martire di Orentano sarà trasmesso alla casa Savoia che lo farà valere nel 1876 in occasione della nomina del Pievano Angelo Masoni. (22)

Per la nomina del suo successore, reverendo Giuliano Buonaguidi, a nuovo Pievano di Orentano, avvenuta nell'anno 1892, questo antico privilegio non fu fatto valere e da allora è caduto in disuso.

Chiusa la parentesi relativa al patronato della chiesa, torniamo al primo parroco di Orentano.

Il Rettore Bartolomeo Sani, una volta nominato ed approvato dalle superiori autorità ecclesiastiche, ebbe l'investitura in Lucca il giorno 13 gennaio 1581. Il 15 gennaio il Vescovo autorizza il Rettore a prendere corporale possesso della chiesa. Il 16 gennaio prete Bartolomeo presta giuramento. (23)

Il primo rettore di Orentano rimase in carica solo cinque anni: si sa per certo che nel luglio del 1585 la sede era vacante, essendo egli andato via da Orentano perchè aveva assunto un altro incarico nella chiesa di Santa Croce, e le due cariche erano perciò incompatibili: "... pro assecutione alterius beneficii incompatibilis videlicet prioriae Sanctae Crucis de S. Cruce." (24)

La nomina del nuovo curato spetta ora al comune di Castelfranco. In data 24 luglio 1585, davanti al Vicario del Vescovo di Lucca, il rev. Giovan Francesco Bonavoglia di Foligno, si presenta Leonardo di Cristiano Novelli, procuratore del comune di Castelfranco, che espone la scelta fatta nella persona di Cesare del fu maestro Paolo Tortolini "... de Turtorinis in Rectorem et plebanum dictae parrochialis Ecclesiae S. Laurentii de Orentano ... vacantis pro assecutione alterius beneficii reverendi domini Bartolomei quondam Johannis Sani de S.Cruce Vallis Arni ultimi et immediati illius Ecclesiae rectoris et possessoris ...". Il prete Cesare Tortolini viene quindi confermato dal Vicario con editto di nomina. (25)

Due anni dopo il reverendo Tortolini, che, assieme alla carica di curato di Orentano, teneva anche quella di rettore della Cappellania della Cattedra di S.Pietro nella Propositura di Castelfranco, rinuncia ufficialmente all'incarico, in quanto il secondo incarico gli consentiva di vivere già comodamente "... ex cuius fructibus ut notorium est commode vivere potest ..." .

La rinuncia viene rogata da ser Francesco del fu Malatesta dei Mercatini da Galeata, cancelliere di Castelfranco.

Perciò in data 20 ottobre 1587 dinanzi ad Alessandro Santucci, Vicario del Vescovo di Lucca, si presenta un certo Lorenzo Giunti di Orentano in veste di procuratore del reverendo Tortolini, e riconsegna la chiesa di S. Lorenzo di Orentano con i suoi diritti e pertinenze nelle mani del Vicario.

Chiede quindi che la rinuncia venga accolta e fa presenti i motivi della richiesta adducendo il clima avverso di Orentano e la possibilità che il sacerdote aveva di vivere comodamente di altre rendite "... propter intemperiem aeris dicti loci, ipsi nocivam, dictae curae vacare non possit et habeat aliunde unde commode vivere potest ...". (26)

Probabilmente però la ragione della rinuncia del Tortolini stava nel fatto che in quel tempo la parrocchia era estremamente povera, quasi un territorio di frontiera e il villaggio doveva offrire prospettive di vita poco incoraggianti, anche per il meno esigente dei preti.

Che il rettore Tortolini stesse malvolentieri a Orentano ne abbiamo una riprova dalla poca cura che aveva nel tenere i registri parrocchiali, dal momento che un suo successore annota sul libro dei morti la seguente frase: "manchano e' defunti dal dÏ soprascritto (9 maggio 1584) sino alli quattro di dicembre 1587, che non ne ho trovato alchuna memoria, tutto per haviso". (27)

Il Vicario accetta la "renunciatio ecclesiae" del rettore Cesare Tortolini e subito viene informato il procuratore del Comune di S. Croce, a cui spetta ora la nomina del nuovo rettore. Quattro giorni dopo che il Vicario del Vescovo di Lucca aveva ricevuta la rinuncia, si presenta al Vicario, in data 24 ottobre 1587, tale Serafino di Giulio Gualdelli, procuratore del comune di Santa Croce.

Il procuratore presenta la scelta fatta nella persona di prete Iacopo di Tommaso Marescotti da Santa Croce e il Vicario accoglie la nomina.

Viene dunque preparato l'"Edictum pro Ecclesia Orentani" per la nomina del nuovo rettore. Il 26 ottobre 1587 l'editto viene affisso sulle porte della chiesa Prioria di Santa Croce e viene dato tempo tre giorni per le eventuali opposizioni di coloro che avessero avuto motivo di contestare la scelta.

Il 30 ottobre compare a Lucca prete Iacopo Marescotti, che, secondo la prassi allora in uso, accusa la contumacia di chi non è comparso per le suddette opposizioni e chiede di essere investito della carica.

Prete Iacopo Marescotti fa presente che non si era riusciti a trovare nessun altro prete aspirante a questa sede, sia per l'aria malsana di Orentano, che per la povertà della parrocchia:"... propter tenuitatem fructuum, illius malam situationem ac dicti loci aeris intemperiem nullus reperiatur qui apud ipsam residere velit ...", che evidentemente aveva scoraggiato ogni altro concorrente.

Come si vede, a quel tempo la vita deve essere stata durissima nel nostro paese, popolato da poveri agricoltori con un tenore di vita fra i più_ bassi del Granducato e nel quale la formazione di una borghesia rurale agiata era ancora tutta da venire.

Il Marescotti fa presente inoltre di non essere stato ancora ordinato sacerdote"... constitutus in Sacris Ordinibus ..." e sembra che la cosa non fosse poi tanto importante, cioè che lui non avesse terminato gli studi, perchè a Orentano sarebbe bastato un prete poco letterato; dice poi che a Orentano lui ci sarebbe stato volentieri perchè si riteneva onesto, anche se non molto istruito: "... attentis premissis et loci qualitate ac eius vitae et morum probitate licet non multum literatus existat, pro idoneo fuerit reputatus et de ea posse provideri." … legittimo quindi pensare che a Orentano venissero mandati quasi sempre dei sacerdoti di secondo piano.

Il Vescovo di Lucca, presa visione del tutto, considerata la parte beneficiale e la povertà della chiesa "... attenta maxime situatione beneficii et illius paupertate ..." in data 30 ottobre 1587 nomina solennemente prete Iacopo Marescotti rettore di Orentano. (28)

Il rettore Iacopo Marescotti divenne così il terzo parroco del nostro paese; di lui si ha notizia anche nove anni più_ tardi, quando viene ricordato nella relazione di una visita pastorale del vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni, di passaggio nella zona delle Cerbaie.

A proposito di Altopascio il Vescovo dice che i suoi abitanti erano soliti battezzare in parte a Montecarlo e in parte a Orentano: "Populus baptizatur partim in plebe Montis Caroli et partim in ecclesia Orentani sibi contigua ..." questo perchè, come è noto, Altopascio non aveva il fonte battesimale, che ebbe solo nel 1615. A Orentano il Vescovo arriva il 28 aprile 1596 e circa la nostra parrocchia lascia scritte molte cose interessanti:"Illustris et Reverendissimus Dominus Episcopus supradictus prosequendo suam visitationem accessit ad Ecclesiam parrochialem S. Laurentii de Orentano pleberii S. Mariae in Monte ..." , dice cioèche la nostra chiesa apparteneva al piviere di Santa Maria a Monte, alla cui Pieve era subordinata, e che essa era così povera che non aveva dove tenere il SS. Sacramento:"... a cuius Rectore fuit receptus in qua non reperiit Sanctissimum Eucharistiae Sacramentum ob eius paupertatem."

Ciò nonostante l'Olio Santo e il Fonte battesimale erano tenuti decentemente: "Oleum infirmorum reperiit condecenter servatum ... Sacramenta Baptismi munda reperiit et similiter fontem Baptismi."

In questa chiesa, a differenza di altre della diocesi, non veniva celebrato il giorno in cui ricorreva la sua consacrazione: "Ecclesiae dedicatio non celebratur."

In essa vi era un solo altare da poco costruito e il rettore era il prete Iacopo Marescotti:"In ea est altare tantum, cum altare portatili murato ... Rector est presbiter Iacobus Mariscotti de S.Cruce qui habet suam bollam Luce expeditam manu mea."

Il Vescovo poi elenca le rendite della chiesa e rileva che non c'è quell'organizzazione di servizio e quella disponibilità di beni promessa a suo tempo dai due Comuni: "Fructus ecclesiae sunt staria ... (illeggibile) grani et habet quandam ... Opera non adest licet fuerint promissa aliqua bona ad dictum effectum a Comunibus Sancte Crucis et Castrifranchi pro fabrica dictae Ecclesiae."

Il sacerdote è in regola: "In conferendis sacramentis servat ritum Romanum" e dal punto di vista del costume il paese era dei più_ morigerati: "In ditta parrochia non sunt publici usurarii, concubinarii aut malefici, neque matrimonia in gradibus prohibitis non legitime dispensata." Cioè non vi erano usurai e maghi, nè vi venivano contratti matrimoni tra consanguinei, se non quelli celebrati con la dovuta dispensa ecclesiastica.

Il parroco teneva un archivio parrocchiale nel rispetto delle disposizioni conciliarie tridentine:"Tenet librum pro describendis nominibus baptizzatorum et matrimonia."

Teneva anche uno speciale prontuario delle mansioni spettanti al curato:"Habet regulas classium et alia curatori incumbentia".

Per finire alla chiesa fu imposto di dotarsi di alcuni accessori indispensabili:

"In suprascripta ecclesia mandatum fuit infrascripta fieri:

- Una ombrella di tela dipinta sopra l'altare.

- Una pila per l'acqua benedetta.

- Alla fonte del battesimo si dipinga S. Giovanni che battezza.

- Una pianeta di broccatello bianco.

- Un bicchiero per la purificatione con la sua veste di pagla (paglia).

Datum Orentani die 28 aprilis 1596." (29)

Dopo questa seconda visita del 1596 non ve ne saranno altre a Orentano da parte del Vescovo di Lucca, almeno fino al 1622, come riscontrato a Lucca all'Archivio Arcivescovile nei Libri delle Visite.

L'anno seguente, nel 1597, Castelfranco e Santa Croce, patroni della chiesa di Orentano, istituirono l'Opera di San Lorenzo. Era questa un'organizzazione laicale controllata dai due Comuni che aveva il compito di gestire delle entrate da destinarsi al mantenimento della chiesa: fra questi erano compresi gli acquisti di arredi e paramenti sacri, le spese per i lavori di completamento della chiesa stessa, le spese per la cera e quelle per i festeggiamenti del 10 agosto in onore del santo patrono.

L'opera era governata da due"operai" che avevano potere decisionale in merito alle spese da farsi; la cassa di questa istituzione era gestita da un"camarlingo" che esigeva i crediti, riscuoteva le entrate e i proventi frutto dei beni della chiesa e disponeva del denaro per i pagamenti delle spese fatte.

Tanto gli operai che il camarlingo venivano rinnovati ogni anno e alla loro elezione provvedevano gli operai uscenti. Abbiamo una precisa descrizione delle mansioni a cui erano chiamati i soprintendenti in una carta datata 12 gennaio 1723, nella quale si dice anche che l'Opera di San Lorenzo fu fondata nell'anno 1597. (30)

Intanto siamo entrati nel nuovo secolo: il rettore Iacopo Marescotti eletto nel lontano 1587 era rimasto in carica per ben 17 anni, e nel marzo 1605 doveva essere già morto da alcuni mesi, allorchè i castelfranchesi eleggono come nuovo rettore il prete Innocenzio Novelli. Probabilmente la morte del Marescotti dovrebbe risalire al novembre 1604; infatti Ë da quel momento che nei registri parrocchiali inizia un vuoto nelle registrazione delle partite, che si concluderà agli inizi del 1606; di certo il parroco doveva essere morto e non era ancora stato sostituito convenientemente, per cui le annotazioni sui registri venivano trascurate.

All'Archivio Arcivescovile di Lucca si trova scritto che il 6 giugno 1605 la chiesa era vacante da un po' di tempo per l'avvenuta morte del prete Iacopo Marescotti.

I castelfranchesi, per non prolungare oltremodo la lunga vacanza perchè la chiesa non avesse a lamentare danni spirituali e temporali "... ne ob eius diutinam vacationem in spiritualibus aut temporalibus detrimentum aliquod pateretur ...", si decisero a proporre al Vicario come nuovo rettore il prete Innocenzio del fu Iacopo Novelli da Castelfranco.

Il medesimo giorno 6 di giugno il Vicario del Vescovo emana l'"Edictum" e secondo la prassi concede tre giorni di tempo per le opposizioni; il 10 giugno 1605 l'editto viene affisso nella cattedrale.

Il 17 giugno lo stesso prete Innocenzio Novelli si presenta davanti al Vicario, e in breve riassume la storia della sua nomina, dicendo che per la convenzione dell'alternanza fra i due comuni, essa spetta ora a Castelfranco; asserisce che nessuno si è opposto alla sua nomina e chiede di essere confermato Rettore. Il Vicario conferma l'elezione e sempre il 17 giugno avviene la nomina solenne.

Il 20 giugno 1605 il Vicario concede al rettore Innocenzio Novelli il permesso di prendere possesso della chiesa "... apprehendi tenutam et realem possessionem ...". (31)

Il prete Innocenzio Novelli, in una memoria scritta di suo pugno sul Libro dei Battezzati di Orentano in data 1 maggio 1605, riassume l'iter della sua investitura: scrive cioè che era stato eletto come Rettore dal mese di marzo del 1605, che aveva assunto provvisoriamente la carica come Economo il 1° maggio 1605 e che nel mese di giugno dello stesso anno aveva infine avuto il possesso della chiesa, cioè era diventato Rettore a tutti gli effetti. (32)

Questo parroco, il quarto della serie, ebbe vita breve a Orentano; la sua morte deve essere avvenuta nei primi giorni di agosto dell'anno 1607. Nel documento riguardante la nomina del successore si parla di chiesa vacante per la morte del parroco avvenuta presso la stessa chiesa: non viene detto il giorno preciso, ma solo il mese. Comunque visto che la nomina del nuovo rettore Bernardo Tuccini avviene il 6 agosto 1607, il Novelli doveva essere morto tra il 1° e il 5 agosto. (33)

Il decesso tuttavia non risulta dai libri dei morti della parrocchia, che, è bene rammentarlo, per tutto il Seicento saranno tenuti con pochissima cura, specialmente negli intervalli di successione fra un parroco e l'altro, allorchè mancano le registrazioni dei morti per interi semestri.

Ai primi di agosto dell'anno 1607 la chiesa di Orentano era dunque vacante; per la regola sempre valida dell'alternanza fra i due comuni, spetta stavolta a Santa Croce la nomina del nuovo rettore.

Il Comune elegge Rettore di Orentano il prete Bernardino di Giovan Battista Tuccini, come da atto di ser Domenico Fabbrini in data 6 agosto 1607. Il 19 settembre giunge la conferma da parte dei Conservatori della Giurisdizione e del Dominio Fiorentino, e questo ci ricorda che oltre che alle autorità religiose, e a quelle comunali, le nomine erano soggette al controllo delle autorità civili del Granducato.

In data 10 novembre 1607 il Vicario del Vescovo riceve la nomina; lo stesso giorno il Vicario emana l'editto, affisso il giorno 11 sulle porte della cattedrale di Lucca e della chiesa di Orentano.

Il 14 novembre il reverendo Bernardino Tuccini si presenta al Vicario, riassume anch'egli la storia dell'alternanza delle nomine tra Castelfranco e Santa Croce e dice che non ci sono state opposizioni alla sua nomina; il giorno dopo chiede di essere confermato.

Lo stesso giorno 15 novembre 1607 avviene la nomina solenne a rettore e il giorno 16 si concede licenza a prendere possesso della chiesa. (34)

Il quinto rettore della parrocchia ne prese però possesso solo nella primavera successiva, come risulta da una memoria scritta senza data su una pagina del primo libro dei morti da un parroco anonimo:"Ricordo come prete Bernardo Tuccini da S.Croce fu eletto Rettore della chiesa d'Orentano il di 6 d'Agosto 1607 dalla comunit‡ di S.Croce suddetta acciÚ che il detto Prete Bernardo tenesse et havesse la cura di detta chiesa et a 15 di novembre spedÏ le sue bolle et alli 16 di marzo 1608 prese il possesso di detta chiesa ...". (35)

Questo parroco rimase nella nostra parrocchia per sette anni, dopo di che rinunciò ufficialmente all'incarico. In data 21 aprile 1614 Iacopo di Tommaso Ficini di Orentano, procuratore del rettore Bernardino Tuccini, come per atto di ser Vivaldo Vivaldi da S.Croce del 17 aprile 1614, dichiara che il suo principale ha da poter vivere"... honeste et commode ..." anche da altra parte, come viene confermato in data 20 aprile per fede di Domenico di Carlo Carlini, Giuseppe Niccolai e Ippolito di Domenico Cristiani, tutti orentanesi. Rinuncia perciò a nome del suo principale alla chiesa e la rilascia nelle mani del Vicario, che accoglie la resignazione. (36)

La nomina del nuovo Rettore spetta ora di nuovo a Castelfranco; si fa avanti perciò il Comune nella persona di Domenico di Dino"de Pontanaris", suo procuratore, dicendo il 9 luglio 1614 che sta a loro proporre il nome del nuovo rettore. Viene dunque fatto il nome del reverendo Domenico di Pier Maria Papini da Castelfranco e viene chiesta conferma della sua nomina. Lo stesso giorno 9 luglio il Vicario emana l'"edictum" e, come consuetudine, consente tre giorni di tempo per le opposizioni. Il 16 luglio l'editto viene affisso.

Il 24 luglio i Padri Sinodali (una sorta di tribunale ecclesiastico) respingono la nomina e ordinano al Vicario di comunicare il rifiuto a Castelfranco, chiedendo la nomina di un altro prete, e più_ esplicitamente chiedono di"... presentare aliam personam idoneam ...". Evidentemente questo sacerdote non aveva i requisiti richiesti. Il 6 agosto il rifiuto è stato notificato e affisso alle porte della chiesa di Castelfranco.

Il 18 agosto si muove di persona Giovan Marco di Zanobi Guerrazzi, Gonfaloniere del Comune di Castelfranco accompagnato da Domenico di Dino Pontanari, uno dei consiglieri: assieme presentano la nomina di prete Matteo di Lorenzo Mioli da Anghiari (diocesi di Arezzo) e chiedono al Vicario di accettare la nomina. Il Vicario la accoglie il 18 agosto; lo stesso giorno il Vicario emana l'editto e lascia i consueti tre giorni per le opposizioni. Il 24 agosto 1614 l'editto viene affisso sulla porta della chiesa di Orentano.

Il 4 settembre si presenta a Lucca prete Mattia: fa notare che nessuno si è opposto alla sua nomina, e il giorno 13 settembre chiede dunque al Vicario di essere confermato. Il 13 settembre il Vicario del Vescovo pronuncia la nomina solenne. (37)

L'evento fu tramandato anche in alcune memorie scritte di proprio pugno dal rettore Mattia sui libri della parrocchia:"Ricordo come adÏ 13 settembre 1614 io Prete Matthia di Lorenzo Mioli d'Anghiari fui instituito dal Vicario di Lucca nella chiesa d'Orentano a laude et honore della gloriosa Vergine, di S. Lorenzo nostro protettore". (38)

E ancora: "Ricordo come questo dÏ detto (senza data, ma compreso tra il 9 novembre e il 25 dicembre 1614) io prete Matthia di Lorenzo Mioli d'Anghiari hebbi il possesso della chiesa di Orentano per mano di m. Matteo Guerrazzi e di ser Oratio Guerrazzi tutti da Castelfranco che sia a laude di Dio, e di tutta la celestial corte". (39)

Il nuovo rettore Mattia dimostra di occuparsi seriamente delle questioni inerenti i benefici della chiesa e per buona norma prende nota degli accordi stipulati sui registri della parrocchia: "Ricordo come questo dÏ primo di giugno 1615, io Prete Matthia di Lorenzo Mioli d'Anghiari, Rettore della chiesa di S.Lorenzo d'Orentano, Comune di S.Croce ho conceduto a livello il podere di detta chiesa posto nel detto Comune appresso i suoi confini alle figliole di Giovanni di Pagno, già livellaro di detto podere in questo modo cioè a Pasquino, marito di Caterina, figliola di detto Giovanni la metà et l'altra metà a Fiore sorella et figliola di detto Giovanni et al marito suo che sarà con annuo canone e livello di staia ventuno di grano nostraio buono et mercantile, da pagarsi dal mese d'agosto, e barili tre di vino buono e mercantile da pagarsi ogni anno del mese di ottobre: e tanto fu decretato da Mons. Illustre e Molto Rev.do Andrea Moriconi Vicario Giudice, e Commissario, et Essecutore Apostolico suddelegato, come per istrumento publico rogato detto giorno da Messer Francesco di Bartolomeo de Rustici cittadino et Cancelliere publico di Mons. Alessandro Guidiccioni Vescovo di Lucca et questo ho scritto ad perpetuam rei memoriam." (40)

Anche questo contratto di livello crediamo sia relativo all'attuale podere della chiesa situato sulla via del Grugno.

Tre anni dopo la sua elezione, il 19 aprile 1617, il rettore Mattia Mioli rinuncia alla carica e riconsegna la chiesa parrocchiale di S. Lorenzo. Evidentemente anche questo parroco non aveva trovato a Orentano un ambiente per lui soddisfacente. (41)

Vacando la parrocchia, il 12 giugno 1617 si presentano in curia due giurisperiti, Scipione di Antonio Gerini e Giovanni di Giovanni Rossi, procuratori del Comune di S.Croce, i quali presentano la candidatura di prete Michele di Goro Puccini da Santa Croce come nuovo Rettore della chiesa di Orentano.

Il 12 giugno il Vescovo pubblica la nomina e concede i canonici tre giorni di tempo per le opposizioni. Il 17 giugno la nomina viene affissa e il giorno 20 si presenta personalmente in Vescovado prete Michele Puccini; come era avvenuto in passato rievoca la storia relativa alle nomine dei rettori di Orentano e elenca tutti i predecessori dell'uscente rettore Mattia Mioli, dicendo che nel 1581 era stato incaricato Bartolomeo Sani da Santa Croce, il secondo rettore fu Cesare Tortolini per Castelfranco, il terzo Iacopo Marescotti di Santa Croce, poi Innocenzio Novelli per Castelfranco, quindi Bernardino Tuccini (sul documento però è scritto erroneamente Turrignani) di nuovo per S.Croce.

Il 20 giugno 1617 prete Michele Puccini chiede di essere confermato e lo stesso giorno il Vescovo di Lucca lo proclama Rettore della chiesa di Orentano. (42)

Sono questi gli ultimi avvenimenti riguardanti il nostro paese di cui è possibile trovare regolare memoria negli archivi lucchesi.

Cinque anni dopo viene costituita la diocesi di San Miniato, che comprendeva la parte occidentale dei territori fiorentini che erano ancora soggetti al Vescovo di Lucca.

Viene in pratica regolarizzata una situazione incongrua rimasta in sospeso per tre secoli, che vedeva territori un tempo appartenuti allo Stato di Lucca, e ora facenti parte politicamente del Granducato di Toscana, ma che tuttavia erano ancora dipendenti da Lucca dal punto di vista ecclesiastico.

Alla nuova diocesi fu assegnato un ambito territoriale che spaziava dalla Valdinievole al Valdarno inferiore, comprendendo una parte della Valdera.

Il 5 dicembre 1622 papa Gregorio XV pubblica la bolla di erezione della Chiesa di San Miniato in Cattedrale. Con il passaggio di Orentano alla nuova diocesi, chiudiamo questo capitolo sulle prime vicende storiche della nostra parrocchia.

NOTE:

(1) - ASLU, Visite Pastorali , n. 9 c. 152

(2) - ASCF - Libbro dei Livelli del Comune di Orentano d'altre cose e fatti antichi della Comunit‡ di Castelfranco di Sotto trattante segnato di lettera D, n. 1510

(3) - ASSC - Saldi Comunitativi - Bestie e affitti dei Poderi in Cerbaia dal 1571, n. 478 c. 73 v.

(4) - ASCF - Libbro dei Livelli ... ecc. n. 1510

ASSC - Contratti, Locazioni e Affitti 1509/1603, n. 60 c. 46 e segg.

(5) - ASCF - Libbro dei Livelli ... ecc. - n. 1510

(6) - ASSC - Contratti, Locazioni e Affitti 1509/1603, n. 60

(7) - ASSC - Deliberazioni , n. 17 c. 361 v.

(8) - ASSC - Deliberazioni , n. 17 c. 423 v.

(9) - ASSC - Deliberazioni , n. 18 c. 2 v.

(10) - ASSC - Saldi Comunitativi, n. 476 c. 320

(11) - ASSC - Saldi Comunitativi , n. 478 cc. 29 e 36

(12) - AALU - Libro Collazioni O+ c. 11

(13) - AALU - Libro Collazioni T+ c. 163

(14) - ASLU - Notari p. I - 3333 c.156 v.

(15) - ASLU - Notari p. I - 3334 c.48

(16) - ASSC - Saldi Comunitativi, n. 478, c. 218

(17) - AALU - Libro Collazioni T+ c.163 - Questo il contenuto della domanda presentata dai procuratori dei due Comuni al Vescovo: " ... Vos zelo Dei charitate accensi et singulis vestre comunitatis sumptibus et expensis ecclesiam parrochialem in totum destructam et desolatam S.Laurentii de Orentano in Cerbariis versus lacum Sexti in comuni S.Crucis predictae nostrae Lucanae Diocesis sitam per multos et multos annos et ab immemorabili tempore citra derelictam et antiquis temporibus sine populo, nunc vero cum satis consistenti populo existentem, de nostra licentia annis proxime preteritis de novo construxisse reedificasse ac restaurasse et illam circa sacramenta et paramenta ac alia pro celebratione missarum ac aliorum divinorum offitiorum necessaria competenter providisse ac domum canonicalem condecentem prope ipsam ecclesiam cum horto et una petia terrae mensure stariolorum triginta in circa pro usu habitationis et commoditate rectoris dictae ecclesiae pro tempore existentis construxisse et edificasse ac illam cum predictis dictae parrochiali ecclesiae et eius futuro rectori assignasse et ad hoc ut rectores ipsius ecclesiae per tempora existentes commode vivere et se sustentare possent ac ad dictam parrochialem ecclesiam, quae nullos redditus aut fructus ut sciatur habeat, residere et continuam residentiam facere ac populum et parrochianos dictae ecclesiae loci admodum curare possint eidem parrochiali ecclesiae et eius futuro rectori pro dote assignasse seu donasse infrascripta bona stabilia et petias terrarum infrascriptas ..."

(18) - AALU - Libro Collazioni S+ c. 180 - "... Populo et parrochianis Ecclesiae parrochialis S. Laurentii de Orentano in Cerbariis ... de novo constructae et redificatae, dotatae per vos comunia et universitates ... (cum) nuperrime pro parte vestra fuerit nobis supplicatum quod cum vos populus et parrochiani prefati Ecclesiae S.Laurentii de Orentano debeatis ac soliti fueritis et sitis Sacramentum Sancti Baptismi recipere ab Ecclesia parrochiali prioria nuncupata Sanctae Crucis de S.Cruce predicta et ab Ecclesia etiam parrochiali prepositura nuncupata S.Petri de Castelfranco predictis. Et ... respective priore et proposito et propter distantiam loci et transitus torrentium et aquarum existentium in itinere inondationes a domibus vestris ad dictas parrochiales ecclesias respective prioriam et preposituram nuncupatas pericula occurrunt, ad evitandum dicta pericula ... ut in dicta parrochiali ecclesia S.Laurentii de Orentano retinere possitis aquam Sancti Baptismatis benedicendam in ea in die Vigiliae Pascatis Spiritus Sancti et cum ea baptizzari facere tempore congruo filios vestros in ipsa ecclesia per rectorem seu curatorem per tempora existentem in eadem maxime quia prior et prepositus moderni dictarum ecclesiarum prioriae et prepositurae ... consentire volunt et intendunt et suum consensum et assensum prestaverint ... licentiam et facultatem concedimus et impertimur ut in ipsa ecclesia Sancti Laurentii de Orentano aquam Sancti Baptismatis benedicendam in ea in die vigiliae Pascatis Spiritus Sancti iuxta ritum Sanctae Matris Ecclesiae ... in aliquo convenienti et sancto loco retinere etiam conclave (sic) et in eadem ecclesia per rectorem seu curatorem eiusdem pro tempore existentem filios vestros baptizari facere perpetuis futuris temporibus possitis cum declaratione tamen vos populus et parrochiani dictae Ecclesiae S.Laurentii de Orentano teneamini perpetuis futuris temporibus pro ut nobis promisit et promittit Reverendus dominus Bartholomeus alias Baccio olim Antonii de Puccinis de S.Cruce predicta canonicus dicti loci mandatarius vester tamen iure proprio et privato nomine quam vestro ... pro recognitione huiusmodi gratiae census nomine dare et solvere quolibet anno episcopatui nostro ... specialiter in festo Exaltationis Sanctae Crucis de mense septembris, libram unam cerae albae laboratae incipiendo primam solutionem de anno presenti 1580." Lucca, 15 maggio 1580. Firmato il cancelliere e attuario del Vescovo, ser Lazzaro Antognoli, notaio lucchese.

(19) - AALU - Visite Pastorali , n. 30 cc. 133 - 135

(20) - AVSM - Acta Beneficialia a.1806, n. 7

(21) - AVSM - Acta Beneficialia a. 1824

(22) - AVSM - Acta Beneficialia a. 1876, n. 41

(23) - AALU - Libro Collazioni T+ c.163

(24) - AALU - Libro Collazioni B2 c.8

(25) - AALU - Libro Collazioni B2 c. 8

(26) - AALU - Libro Collazioni D2 c. 55

(27) - AVSM - 1_ Libro dei Morti di Orentano (1578/1635)

(28) - AALU - Libro Collazioni D2 c. 55

(29) - AALU - Visite Pastorali n. 30 c. 189-190 v.

(30) - ASCF - Filza di scritture antiche, misura, e visite dei Livelli di Orentano dall'anno 1675, lett. C n.1513 c.212

(31) - AALU - Libro Collazioni X2 c. 64 v.

(32) - AVSM - 1_ Libro dei Battezzati di Orentano (1580/1617)

(33) - AALU - Libro Collazioni Z2 c. 225

(34) - AALU - Libro Collazioni Z2 c. 225

(35) - AVSM - 1_ libro dei Morti di Orentano

(36) - AALU - Libro Collazioni F3 c. 39

(37) - AALU - Libro Collazioni F3 c. 39

(38) - AVSM - 1_ Libro dei Battezzati di Orentano

(39) - AVSM - 1_ Libro dei Battezzati di Orentano c. 189v.

(40) - AVSM - 1_ libro dei Morti di Orentano

(41) - AALU - Libro Collazioni G3 c. 290

(42) - AALU - Libro Collazioni H3 c. 2v.