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Maggio–giugno 2020

L’Araldo di Villa Campanile,n. 3

Maggio–giugno 2020versione testuale

Il testo del bollettino, pagina per pagina, da leggere con caratteri grandi o con il lettore di schermo.

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Testo estratto

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www.parrocchiadiorentano.it

Anno LVIII n° 03- maggio-giugno 2020

L’VillaAraldo Campanile

di

Bollettino della parrocchia san Pietro d’Alcàntara in Villa Campanile diocesi di s. Miniato (Pisa) don Sergio Occhipinti tel 348 3938436 - Don Roberto Agrumi 349 2181150 - Abb. annuo € 15,00 sul c.c.p. n° 11148566 - int. a Parrocchia s. Pietro d’Alcàntara - via Pini 2 - 56022 Villa Campanile (Pisa) aut. trib. Pisa n° 22 del 9-3-1972 -Direttore responsabile don Roberto Agrumi

roberto.agrumi@alice.it

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IT59O0623070961000040134370

Carissimi fedeli, come avete ben visto e sentito, grazie a Dio, dal 18 maggio, abbiamo potuto riaprire le chiese per le celebrazioni pubbliche e comunitarie, per i nostri cristiani. Basta quindi con le mese trasmesse alla tv o sul telefonino, anche se rimangono un valido aiuto per gli anziani o gli impossibilitati a recarsi in chiesa, per sentirsi in comunione e in preghiera col Signore. La santa messa, come pure tutte le altre celebrazioni liturgiche, comportano ed esigono una presenza fisica, dove si manifesta il vero senso della comunità che partecipa vivamente alla vita della chiesa. Prendete e mangiate, prendete e bevete questo è il mio corpo, il mio sangue, spezzato e versato per voi, fate questo in memoria di me, rimangono momenti salienti ed insostituibili della nostra fede, della nostra pratica religiosa. Durante la forzata permanenza nelle nostre case, specialmente la domenica, chissà quante volte abbiamo desiderato ritornare alle nostre chiese, di partecipare alle nostre messe, eppure invece, appena ci è stata data questa possibilità, non l’abbiamo accolta. Che tristezza, che delusione !! Appena hanno riaperto ristoranti, pizzerie, barbieri, parrucchieri e centri estetici, si sono subito riempite di clienti, tanto che ci sono volute le prenotazioni. Al contrario le nostre chiese sono rimaste più vuote del solito, quasi deserte, con pochissimi fedeli. Che questo virus abbia infettato anche la nostra fede, tanto da indebolirla ? Speriamo e preghiamo che, prossimamente, possa ritornare l’affluenza che c’era prima, magari anche di più, per riportare nuovi e convinti fedeli ad una fede sempre più pronta e generosa. Coraggio, il Signore è risorto, è veramente risorto, affidiamoci allora al cuore immacolato di Maria che ci aiuterà a riscoprire sempre più l’amore che Dio ha per ciascuno di noi.

L’emergenza Coronavirus ha fatto saltare le celebrazioni di Pasqua, il maggio nelle corti, slittare Comunioni e Cresime, non ci sarà neanche la processione per il Corpus Domini, lo ha annunciato la nostra Diocesi con una comunicazione ufficiale firmata dal nostro vescovo. L’amministrazione dei sacramenti (Confermazione e Prima Eucarestia) viene rimandata in autunno. «Sarà possibile farlo, nelle modalità che saranno comunicate, a partire dalle domeniche finali del mese di settembre e nel mese di novembre 2020, fino alla solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo» si legge nella nota. Tutto rinviato dunque a causa della situazione di criticità, motivo per cui restano confermate le disposizioni entrate in vi benedico tutti, vostro don Sergio vigore lo scorso 8 marzo con alcuni aggiornamenti.

Popolo di Dio che mi sarà affidato ed al quale

Federico Cifelli novello sacerdote io stesso mi affido. “Ecco ora il momento

«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la favorevole, ecco ora il giorno della 8 , 3 4 ) salvezza!” (2 Cor 6,2). Adesso è giunto il Questo Vangelo è quello che mi ha accompagnato costantemente giorno in cui il Signore affida alle mie umili nel percorso di seminario, fin dal primo momento in cui il Signore mani questo straordinario ministero: essere ha scelto la mia umile e indegna persona per seguirlo e fare la sua portatore di Salvezza; ed è proprio questo il volontà. Forse non è un caso ma a risonanza di questo passo, (il cui mandato che Gesù dette ai suoi apostoli: «In parallelo di S. Giovanni lo ascoltiamo nel giorno di san Lorenzo), verità vi dico: tutto quello che legherete detti il mio primo annuncio a Voi del mio ingresso in seminario ed sopra la terra sarà legato anche in cielo e affidai la mia scelta nelle mani dell’allora vescovo Fausto Tardelli. Tutto quello che scioglierete sopra la terra Ancora non ho capito cosa significhi rinnegare me stesso, sarà sciolto anche in cielo.» (Mt18,18). Mi affido alle vostre prendere la mia croce, ma di una cosa sono sicuro: che nel preghiere affinché si realizzi in me la parola evangelica di Giovanni: seguirlo, sia nelle gioie che nei dolori ho trovato la serenità e la «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore pienezza di vita. In questi anni di formazione ho affrontato tanti conoscono me» (Gv 10,14). Voglio ringraziare tutti voi parrocchiani di avvenimenti segnanti della mia vita, ma il Signore è sempre stato Orentano e Villa Campanile, perché siete il vivaio nel quale sono nato, presente: nei fratelli di seminario, nei tanti volti della gente che ho cresciuto, e che ha visto maturare la mia vocazione al sacerdozio. Conosciuto nelle varie parrocchie e nei momenti di incontro e Ringrazio prima di tutti il nostro Vescovo Andrea, che ha permesso che condivisione con i tanti giovani e nelle realtà dei cori parrocchiali potessi proseguire e terminare i miei studi e compiere un vero e proprio della diocesi. Ringrazio il Signore per avermi dato una particolare percorso di discernimento; i miei parroci, don Giovanni Fiaschi, che sensibilità nei confronti della liturgia e della musica sacra, realtà mi ha seguito sin da quando ero un bambino e don Sergio Occhipinti tramite le quali ho potuto contemplare più da vicino e più che mi ha accompagnato nell’ingresso in seminario e tutt’ora mi nutre profondamente il Suo volto. Una particolare grazia è quella di della sua splendida fraternità. Vi aspetto per celebrare insieme a tutti poter seguire i miei fratelli delle comunità neocatecumenali, un voi, l’ordinazione presbiterale, Sabato 27 Giugno alle ore 10 in aiuto fondamentale per approfondire, riuscire a vivere, incarnare Cattedrale a S.Miniato e Domenica 28 Giugno ad Orentano e Villa la Parola di Dio. Liturgia e Parola, quindi, stanno alla base della Campanile, le mie prime messe. Mia formazione e del mio essere. Ora tutto questo lo offro al Di Cuore Vi benedico tutti, Don Federico.

Nel riquadro

sua croce emisegua»( Mt

Testo estratto

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L’équipe di Pastorale Giovanile si sta incontrando spesso Carissimo Federico, Cosa posso dirti mentre sei sulla soglia di questa vertiginosa avventura che io stesso confesso di non aver ancora compreso a fondo? Quali consigli darti, ammesso che tu voglia consigli da me? Hai bisogno solo di una cosa: la sincerità. Spietata, lucida, sincerità. È tutto ciò che ti serve in effetti. Sii sincero innanzitutto con Dio: per quel poco che Lo conosco ho imparato che non gli piacciono gli amici di Giobbe, quelli che pregano solo citando qualche grande autore, passato o presente, quasi che non abbiano una mente ed un cuore propri. Non c’è niente di male nei libri di orazione, purché tu ricordi che i banchi di una chiesa son diversi dalle panche di una biblioteca, purché non dimentichi che la preghiera è un corpo a corpo, una lotta per la vita, un inseguimento affannoso, una scalata, la demolizione di un muro… tutto, fuor che, una pacata conversazione al caminetto. Mi fanno sorridere quelli che dicono di «parlare con Dio come un amico»… no, Federico, se non sei Mosè, ed ammettilo sei troppo giovane per esserlo, non provarci nemmeno. Dio è fuoco divorante, torrente in piena, madre premurosa, medico e maestro… ma amico? Certamente non nel senso che di solito si dà a questa parola.

Se è un amico è il più esigente, determinato e misterioso che abbia mai conosciuto. Tra amici si parla alla pari e come potresti essere pari al tuo Signore e Maestro? L’amico è colui che si prende cura della tua umanità, ma il Signoreinvece la condurrà alla croce e al sacrificio. Ma sincero sì, sincero con Lui devi esserlo. Fino a gridargli, quando ti prenderà, (e ti prenderà, fidati) il disgusto per la tua missione, senza nascondere i tuoi dubbi e le tue paure e confessarglisenza timore tutti i movimenti del tuo cuore, anche i più impercettibili e segreti. Sii sincero con te stesso: i maggiori mali nella vita spirituale vengono dalla negazione della realtà, chiama con il loro nome i tuoi peccati e le tue tentazioni, solo così potrai guarirne e scendere fino in fondo alla tua anima per trovare in essa la luce che ti farà risorgere. Canta con tutta la voce, piangi forte e ridi ancor più forte, abbi il coraggio di rischiare sempre tutto, perché non verranno mai a mancarti le forze.

Sii sincero con gli uomini, specialmente con quelli che ti saranno affidati. Gli uomini di oggi hanno un estremo bisogno di verità, di essere orientati nelle loro scelte, di essere illuminati nella loro confusione, in una parola di un maestro, ma non ti accetteranno come RI-PARTIRE - il viandante di domani maestro, se non sapranno che possono fidarsi di te e non si fideranno se non raggiungerai la loro mente passando prima attraverso il cuore. Ed al cuore non si mente. Hai paura Federico di questo giorno? Fai bene ad averne. Mi fermo spesso a pensare allo sgomento di Pietro, quando per la prima volta i dodici gli avranno detto che toccava a lui presiedere e spezzare il pane, a lui che aveva tradito e rinnegato. Come si sarà sentito? Cosa avrà pensato quel giorno? Posso solo immaginarlo, ma non credo che sia molto lontano da ciò che anche io sento ogni Venerdì Santo facendo la mia prostrazione, da ciò che tu sentirai mettendo le tue mani in quelle del vescovo. Dio ti benedica Federico ed attraverso te benedica tutti gli uomini che amerai e servirai, poiché di te farà un grande popolo. (Roberto Agrumi)

Siamo fermi. Fermi con il turismo, fermi con le corse, con i cammini, il trekking e lo sport. Fermi con le nostre relazioni sociali, quelle fatte di abbracci, di baci, di cene, ma anche di palestre, riunioni o convegni. Quello che in questi giorni non si ferma mai, sono i pensieri. Mentre cresce il desiderio delle piccole cose, anche i sogni vengono messi a dura prova. È come se lo stare nelle nostre case, con il peso di quello che sta succedendo intorno a noi, con l’impotenza di non poter far niente se non essere ligi nel comportarci come ci dicono di dovere fare, limitasse la nostra «voglia di volare», di sognare, almeno la mia. Ma è dalle piccole cose, come lo scorrere dei mesi e il passare delle settimane o lo sbocciare dei fiori, che ci rendiamo conto che il mondo va avanti e che, prima o poi, ci sarà il tempo per RI-partire, di rimetterci in cammino. Torneremo ad uscire, lo faremo con accortezze e modi diversi, ma torneremo ad uscire. Avremo voglia di fare tutto ciò che fino a oggi non è stato possibile: cammineremo di più e lo faremo con la voglia di allontanarci da casa; correremo di più e con un senso di libertà maggiore perché, come criceti, lo abbiamo fatto nei tapis-roulant delle nostre case, in solitudine in piccolissimi cortili o nel parcheggio sotto casa. E allora ecco il senso (e la voglia) di libertà che ci regala il pensiero delle grandi distanze. Se dirottiamo i nostri pensieri verso futuri cammini, ritrovando o dando vita a un sogno, proveremo un senso di libertà anche stando a casa, un’energia positiva che ci sarà data dall’idea che la nostra mente può iniziare a percorrere chilometri e chilometri. Siamo fermi, ma possiamo reagire al pensiero della RI-partenza. Nella corsa o nel cammino, quando sei costretto a fermarti, per cause esterne che non dipendono da te, durante un allenamento, quando ti stai preparando per raggiungere un obiettivo, può capitare che anche quando tutto va bene «…puff», un attimo e STOP. Per cause esterne, indipendenti o meno da noi, ti devi fermare. Qui la differenza, oltre che una dose di «buona sorte», la fa la velocità in cui superi ciò che ti è capitato, il morale e la grinta con cui affronti ciò che ti ha portato allo stop. Puoi rassegnarti: piangere fino alla fine delle lacrime, disperarti. Ma non succederà niente. Oppure reagire nei limiti che il tuo corpo o il contesto che ti circonda, te lo consentiranno. Ricalibrare l’obiettivo, cambiare l’approccio alle cose e RI-partire. Il nostro nuovo cammino inizia dal momento in cui la nostra mente decide di RI-cominciare. Il viandante di domani avrà uno zaino ancora più leggero, perché tutti noi abbiamo capito, alcuni per la prima volta, che si può vivere davvero con poche cose. Il futile e l’inutile rimarranno nelle nostre case, viaggeremo con l’essenziale. Il nuovo viandante, più di prima, ha capito il valore delle relazioni reali e non virtuali. Le persone e le relazioni sociali troveranno un ruolo importante nello spazio nel cammino del nuovo viandante. Poche cose portate da casa nel piccolo zaino, ma con il desiderio di incontrare tante persone nella grande distanza dei cammini. Il nuovo viandante avrà sete di relazioni sociali. Continuerà a viaggiare solo, a ricercar sé stesso ecc., ma avrà voglia (e forse bisogno) di una socialità maggiore di quanto non accadeva in passato. (Sonia Pallai) in questo periodo con riunioni online. È un modo per stare insieme e per poter condividere idee che possano aiutarci a vivere questo momento nel migliori dei modi, facendoci vicini ai giovani della nostra diocesi e pregando per loro il Santo Rosario. Con dispiacere abbiamo dovuto annullare diversi incontri (il ritiro di Quaresima con fra Francesco Piloni, la ronda della Carità alla stazione Campo di Marte, la GMG diocesana, l’incontro con gli sportivi, la camminata con i 18enni). Incontri che erano già stati organizzati e pensati. All’inizio quarantena abbiamo realizzato un video-saluto per tutti i giovani con un messaggio finale del nostro Vescovo. Poi abbiamo vissuto insieme il triduo con delle riflessioni accompagnate dalle foto dei luoghi della Terra Santa fatte quando abbiamo fatto il pellegrinaggio giovanile. Le riflessioni sono state scritte da don Simone, don Marco, suor Laura e il Vescovo. È stato un modo sentirci più vicini a tutti. Da domenica scorsa abbiamo aperto la rubrica «Incontri con il Risorto» con #restiamoacasaconTe e #5minutiperte. Questa rubrica ha la scopo di poter regalare e donare video-testimonianze di 5 minuti in questo periodo di Pasqua fino a Pentecoste. Ci auguriamo che possa essere un cammino da fare insieme a persone che hanno incontrato il Risorto e che lo incontrano quotidianamente nel loro lavoro e nella loro missione. Le testimonianze hanno dei protagonisti della Diocesi e saranno visibili sulle nostre pagine social (facebook e instagram).

Desideriamo che ogni giovane si possa sentire parte di una grande famiglia che vuole testimoniare quanto è bello l’incontro con il Risorto. Desideriamo testimoniare così il nostro essere giovani vivi, anche in un periodo come questo. La rubrica è stata inaugurata con un video montaggio dell’équipe di Pastorale Giovanile con altri giovani di varie parrocchie, associazioni e movimenti. Un video che vuole essere una preghiera e un’esortazione a «trovare il tempo per incontrare il Risorto», col desiderio di tornare presto a pregare e a stare insieme. Quando lo faremo sicuramente sarà una grande festa!

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nella famiglia parrocchiale .......

«La normalità è il problema» di don Armando Zappolini, Direttore Caritas Diocesana In un murales in lingua catalana girato nei social in queste settimane di coronavirus ho letto una frase che ho condiviso con tanti amici e che riassume bene il mio pensiero su come sarà il dopo: «No podem tornar a la normalitat, perqué la normalitat era el problema».

Questa emergenza ha infatti reso evidente una fragilità strutturale della nostra società che era conosciuta soltanto agli operatori sociali o alla parte più attenta e sensibile della politica e delle istituzioni: quanta povertà in progressivo aumento, quanta precarietà in lavori non tutelati e non sufficienti a garantire un tenore dignitoso di vita. I centri di ascolto e soprattutto quelli di distribuzione alimentare delle nostre Caritas hanno incrociato il bisogno di tante persone e famiglie che mai prima si erano presentate. Se la «normalità» che ha preceduto il coronavirus era questa dovremo davvero cambiare qualcosa, iniziando proprio dal contrasto alla povertà. In questi ultimi anni si sono attivate per la prima volta misure indirizzate a questo obbiettivo. Occorre rafforzarle, con una attenzione particolare alle possibilità di accesso al lavoro e ad un lavoro dignitoso e tutelato. Non è infatti solo questione di risorse economiche, ma di accompagnamento e sostegno alla dignità delle persone, di dare a ciascuno la possibilità di trovare una propria dimensione di vita. Il quadro si allarga perciò nella ricerca delle risorse necessarie e nella questione tutta politica di definire le priorità. Quali saranno dopo il coronavirus? Speriamo non le stesse di prima. Continueremo nella dimensione del lavoro e della economia a privilegiare il maggior guadagno possibile oppure ci faremo carico anche della busta paga di chi lavora? Continueremo a spendere cifre inimmaginabili nelle armi o apriremo spazi di economia sostenibile e indirizzata allo sviluppo? Sarebbe davvero assurdo e incomprensibile riprendere tutto come prima come se non fosse accaduto niente. Speriamo davvero che la memoria non ci tradisca, come purtroppo sta avvenendo da qualche tempo per altre tragedie del secolo passato.

Quali iniziative potremmo cercare di intraprendere? La prima potrebbe essere ricostruire una grande rete sociale fra tutti i soggetti: istituzioni, agenzia educative, realtà produttive, terzo settore. «Se ne esce insieme» ci ricordava papa Francesco prima di Pasqua: dobbiamo ripensare un mondo dove nessun settore fa a meno degli altri, dove economia e ambiente, istituzioni e organi intermedi rafforzano collaborazione e attenzione reciproca. L’economia non potrà più produrre ricchezza per pochi e povertà per molti. Questo porterà anche un diverso criterio di valutazione dello sviluppo, che non potrà essere più misurato soltanto sulla quantità di merce prodotta o consumata, ma sulla reale qualità della vita delle persone: gli spazi di vita, di riposo, i servizi, le relazioni, tutto quel mondo che non è quantificabile nel consumo o nel possesso dei beni.

In queste settimane nelle quali siamo stati privati di questi beni non materiali spero che ne abbiamo riscoperto il valore e l’importanza per la nostra vita. Questa crisi ci lascia però anche la consolazione di tanta generosità: nelle nostre Caritas riceviamo tanti contributi e la disponibilità di molti giovani al volontariato. Anche questo resterà dopo il Coronavirus e sarà un patrimonio di consapevolezza che ci aiuterà a non tornare a quella «normalità» che sta producendo in questo tempo tanta sofferenza.

ricordo dei defunti

Gianpiero Pieri 08 giugno 2009

Paolo C. Signorini 08 maggio 2014

Fiorenzo Ghimenti 25 maggio 2009

RICORDIAMO AL SIGNORE COLORO CHE SONO MORTI IN QUESTO PERIODO DI PANDEMIA E CHE NON HANNO POTUTO RICEVERE UN DEGNO FUNERALE 12 marzo Rosa Barghini di anni 89

26 marzo Carolina Moroni di anni 97

1° aprile Francesco Grasso di anni 68

25 marzo Amelia Nardi di anni 86

17 marzo Ginetta Mazzanti di anni 94

15 aprile Livio Bendinelli di anni 56

07 aprile Fosca (Giuseppina) Carlini di anni 95

Mercoledì 1° aprile Francesco ci ha lasciato La notizia della scomparsa del Diacono Francesco Grasso, nonostante fosse un dato prevedibile per lo stato di salute in continuo peggioramento, ha provocato in tutti noi l’esperienza del vuoto e del disagio interiore, per il distacco di una persona cara a cui tutti abbiamo voluto un gran bene, per la perdita di un amico con cui molti di noi hanno condiviso un tratto di strada della vita segnato dal dolore e dalla gioia e per la scomparsa di un diacono fedele nell’appartenenza alla sua chiesa, nella missione a lui affidata e nel servizio a lui chiesto in vari ambiti. Ma ogni forma di disagio, specie quello interiore, non chiede «accomodamento» ma «superamento».

Il vuoto esige di essere colmato. Di fronte alla morte chi può allora venirci in soccorso? E’ un dato di fatto che gli elementi umani, l’affetto per quanto intenso, il ricordo per quanto vivido, la consapevolezza di aver fatto quanto a noi era possibile ed altro ancora, non sono sufficienti, anzi dimostrano tutta la propria fragilità. Di fronte alla morte di una persona cara e allo scompenso da essa prodotto, si può essere sostenuti solo ed unicamente dalla fede nel Signore Risorto. Noi credenti in forza di questa fede siamo dei privilegiati perché abbiamo una certezza inscalfibile: oltre la morte c’è la vita. Tale certezza non è utopia, ma profezia. Il Cristo è Signore della vita e della morte e lo ha dimostrato. Il libro della Sapienza (3, 1-9) così si esprime: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici».

Queste parole non solo ci confortano ma ci danno quella certezza desiderata dal cuore umano. Anche dal cuore di Francesco. A nome delle parrocchie di Orentano, Villa Campanile, Ponte a Egola e Stibbio dove faceva servizio, ringrazio tutti coloro che hanno voluto bene a Francesco e lo hanno anche gratificato con i sentimenti dell’amicizia e con quelli della stima. Un ringraziamento particolare lo rivolgo a tutte quelle persone che lo hanno seguito e confortato nella sua malattia. Un ringraziamento sentito lo esprimo a tutti i suoi familiari che si sono presi cura e premura di Francesco sofferente. Chiudo con una raccomandazione: preghiamo il Padrone della messe perché mandi nuovi operai per la sua messe. Ma aggiungiamo anche la preghiera a Maria Santissima perché interceda presso il Signore affinchè doni la giusta ricompensa al suo servo fedele. (Roberto Agrumi)

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Gioventù villese.... di Attilio Boni

Parliamo ancora volentieri dei tempi passati, praticamente le nostre origini contadinesche, dove ognuno collaborava insieme a tutti allegramente, come vediamo dall’immagine. Il lavoro del contadino non è che fosse tutto rose e fiori, soprattutto la lavorazione veniva svolta nei vari poderi dei possidenti terrieri in Villa Campanile, oppure nel cosiddetto padule. Dove le coltivazioni svariavano dalla saggina, al grano, al mais, il cosiddetto «grano turco», la barbabietola da zucchero, le arachidi ed altre coltivazioni, compatibili col terreno, dove era raccomandato l’apporto delle braccia, la semina, la raccolta e tutto il da farsi, lavori rigorosamente eseguiti a mano, qualche fortunato possedeva buoi o mucche e risparmiava un pochino di fatica, tempi passati dove il detto più comune era, che i braccianti avevamo il letto sulle ruote, praticamente andavano da un podere all’altro, prestando la loro manodopera, veniamo alla foto in questione, che dopo varie indagini, degne del miglior Sherlok Holmes, noto investigare londinese, anche perché purtroppo alcuni di essi sono deceduti da qualche anno, la prima da sinistra Caterina Lazzeri, la seconda sconosciuta, il terzo Giuseppe Lazzeri, il quarto un abitante di corte Brogi di nome Saturno, la quinta sconosciuta anch’essa, il sesto Martino Lazzeri, gli ultimi due molto probabilmente marito e moglie forse abitanti del paese di Staffoli, il casato più ricorrente è quello dei Lazzeri di Villa Campanile, quando allora diversi poderi erano di proprietà delle varie famiglie Lazzeri, siamo riusciti a reperire queste informazioni grazie alla gentilezza ed alla memoria neanche a dirlo di Omero Lazzeri e Anna sua consorte, rievocare le nostre tradizioni è sempre nostalgico, anche perché in alcune corti di Villa Campanile, sopravvivono alcuni attrezzi adoperati tempi orsono, come il barroccio, mezzo agricolo di legno dove venivano trasportate diverse culture alimentari e non solo, soprattutto fieno da mangiare per gli animali, attrezzi da lavoro che in certe occasioni vengono utilizzati anche oggi, oppure vengono mostrati alle generazioni attuali, affinché capiscano come era la vita, qualche tempo passato. Ciao a tutti dal vostro Attilio il Ciaba.

Ogni tanto ricordiamoci dei poveri In questo tempo siamo tutti invitati a praticare più intensamente la preghiera personale e comunitaria, riscoprire il digiuno e la sobrietà, distaccandoci da ciò che imprigiona la nostra vita e che non è indispensabile, e ovviamente anche a ricordarci dei più poveri. Quando facciamo la spesa per le necessità della nostra famiglia, ricordiamoci anche di chi non la può fare perché povero e acquistiamo perciò qualche alimento da depositare nella capiente cesta, dove tutti coloro che lo desiderano possono depositare pacchetti di pasta, scatolame e alimenti a lunga conservazione da destinare a coloro che sono assistiti dalla nostra parrocchia. Questa cesta, che si trova all’ingresso, accanto alla porta di destra, vuole infatti accogliere tutte le nostre piccole o grandi offerte, in modo particolare pasta, biscotti, scatolame, latte e altri generi alimentari a lunga conservazione, che saranno destinate alle persone più povere della nostra comunità. Acquistiamo anche noi qualche prodotto a lunga conservazione e depositiamolo nella cesta!!!

Il tempo del corona virus purtroppo è arrivato, sconvolgendo le nostre abitudini quotidiane, come recarsi al bar a gustare un buon caffè scambiando chiacchiere insieme ad altri compaesani, giocare e frequentare la scuola, per i pargoli non recarsi insieme ai genitori al parco giochi correndo ed abbracciarsi e spintonarsi con qualche capitombolo agli amichetti. Questi sono quelli che, secondo me, soffrono maggiormente questa situazione, questa esigenza sanitaria. Abbiamo approfondito le nostre familiarità con il vicinato, visto che non dovevamo allontanarci dalla propria dimora, solo che in determinate circostanze. Noi a Villa Campanile, siamo stati fortunati poiché abitiamo in campagna, non in appartamento di città abbastanza limitato, questo virus maledetto è arrivato insediandosi nelle nostre vite, ha evidenziato alcune fragilità ed insicurezze in ognuno, un grande sforzo umanitario dei vari operatori sanitari, il mondo del volontariato, sempre pronto all’azione qualsiasi essa sia, le forze dell’ordine hanno vigilato, perchè qualche furbone e malintenzionato c’è sempre. Purtroppo questa emergenza ha impoverito assai le famiglie. Però gli italiani hanno riposto molto bene mettendosi a disposizione dei più bisognosi, ripeto noi villesi possiamo considerarci fortunati, quasi tutti coltiviamo un piccolo orticello oppure il giardino davanti casa e le giornate sono abbastanza impegnate e scorrono agevolmente, senza annoiarsi, girando per casa od oziando sopra al divano. Ci siamo improvvisati imbianchini, muratori, architetti e tutto un po’ nella manutenzione della propria abitazione, anche nelle pulizie domestiche, risparmiando qualche fatica alle casalinghe, oppure per farle arrabbiare ancora di più, cimentandosi nell’arte culinaria, riscoprendo ricette apprese dalle nonne, perchè bisogna anche nutrirci. Anche la messa è venuta a mancarci, la moderna tecnologia ci ha aiutato ad assistere ad alcune funzioni religiose, sul computer o al telefonino, la Pasqua, la Domenica delle Palme, non è stato come assisterle in chiesa, anche gli studenti, le loro lezioni hanno dovuto apprenderle tramite computer e qualcuno si è anche laureato. Non è certamente come seguirle in aula a scuola. Abbiamo sentito molti telegiornali e notiziari annunciare molto, troppo e niente, tutto questo dovrebbe farci riflettere sull’armonia della vita cercando di essere un pochino altruisti e meno egoisti.

Certo la vita continuerà, pensando purtroppo alle persone che sono decedute a causa del virus, certamente la vita è trascorsa ugualmente, in questo frangente di tempo qualcuno è venuto al mondo, anche con qualche difficoltà, altri si sono uniti in matrimonio, ovviamente in comune, alcuni non hanno sospeso la loro occupazione, vedi dipendenti dei generi alimentari, oppure negozi di prima necessità, qualche furbone ha trasgredito alle regole messe in atto e allora le forze dell’ordine sono dovute intervenire, tutte queste situazioni dovrebbero farci riflettere nel proseguo del nostro futuro. Ai posteri la sentenza, io sono fiducioso nel genere umano, che riesce sempre ad stupirci ed emozionarci. La vita, ogni giorno ci mette alla prova, noi siamo nati per combattere tali avversità, non ci scoraggiamo !!

Ciao dal vostro Attilio alias il ciaba.