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Maggio–giugno 2021

L’Araldo di Villa Campanile,n. 3

Maggio–giugno 2021versione testuale

Il testo del bollettino, pagina per pagina, da leggere con caratteri grandi o con il lettore di schermo.

Testo estratto automaticamente dal PDF: può contenere piccoli errori. Fa fede l’edizione stampata.

Testo estratto

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Anno LIX n° 03 - Maggio - Giugno 2021

www.parrocchiadiorentano.it

L’VillaAraldo Campanile

di

Bollettino della parrocchia san Pietro d’Alcàntara in Villa Campanile diocesi di s. Miniato (Pisa) don Sergio Occhipinti tel 348 3938436 - Don Roberto Agrumi 349 2181150 - Abb. annuo € 15,00 sul c.c.p. n° 11148566 - int. a Parrocchia s. Pietro d’Alcàntara - via Pini 2 - 56022 Villa Campanile (Pisa) aut. trib. Pisa n° 22 del 9-3-1972 -Direttore responsabile don Roberto Agrumi

Credit Agricole IBAN IT59O0623070961000040134370 email parrocchia roberto.agrumi@alice.it arissimi Carissimi genitori, quella creatura meravigliosa che avete accolto con gioia diversi anni fa e che ha segnato la vostra vita, sta crescendo bene. fedeli, anche Guardandola, giorno dopo giorno, vi accorgete che inizia ad avere una sua autonomia, una sua identità: un po’ alla volta impara a compiere piccole e maggio, dedicato a grandi scelte. Con questo cammino, di preparazione alla Prima Maria santissima, è Comunione, intendiamo gioire con voi per le meraviglie che il Signore terminato, con le opera nella storia di vostro figlio e, in punta dei piedi, domandare il permesso di «entrare» in casa vostra per condividere la bella prime comunioni di responsabilità dell’educazione alla fede. «Entriamo» non a titolo Domenica 23 maggio, dei ragazzi della 5a personale, ma a nome di una comunità che cerca di crescere alla scuola del elementare (15) che avrebbero dovuto Vangelo di Gesù. Anni fa ci siamo incontrati nella casa di Dio, la Chiesa farla l’anno scorso, mentre quelli di 4a Parrocchiale, per far festa dopo la nascita di vostro figlio. In elementare la hanno fatta domenica 30 quell’occasione avete chiesto il dono del Battesimo perché desideravate, come Cristo ci ha insegnato, educare nella fede e nell’osservanza dei maggio, come da tradizione per la Comandamenti vostro figlio. Adesso siamo noi, discepoli di Gesù che solennità della Santissima Trinità. Le abitano in questa Parrocchia, a bussare alla vostra porta per dire: «Ci siamo, siamo qui per continuare e approfondire quella sequela di Gesù, commoventi e partecipate dai genitori, che ci rende fratelli tra di noi e figli di uno stesso Padre». La preparazione e parenti ed amici. Anche quest’anno il la celebrazione della Prima Comunione mese di maggio è passato un pò in riguarda tutta la sordina, non abbiamo potuto celebrare il famiglia. È tradizionale maggetto nelle corti, anche importante che i se il santo rosario è sempre stato recitato bambini sentano la in chiesa prima di ogni messa. Grazie a Dio vicinanza di persone adulte e significative però si nota una certa graduale ripresa come i genitori, i nella partecipazione alle sante messe da nonni, gli zii e le parte dei nostri fedeli. Non dubitiamo mai zie... non lasciamo soli i nostri figli nel sentiero che li conduce a diventare vi benedico tutti, vostro partecipi don Sergio dell’Eucaristia.

Nel riquadro

il mese di celebra zioni sono sta te molto dell’amore del Signore

C

Domenica 30 maggio - Noemi Buralli, Giada Circelli, Gabriele Fiscella, Alyssa Mazzei, Matilde Monti, Oliver Rosati, Ryan Tonfoni Domenica 23 maggio hanno ricevuto la prima comunione

Ginevra Andreotti, Saphira Banci, Kevin Bertini, Amelia Caggiano, Viola Cristiani, Marta Del Sarto, Sara Ferri, Irene Morini, Martina Mucci, Francesco Padula, Claudia Pagani, Diego Pellegrini, Martina Taglianetti, Gioele Pietro Urbani, Agnese Vannelli.

Testo estratto

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2 La morte di una giovane operaia Nella tragedia di Luana D’Orazio, la ventiduenne morta in una fabbrica tessile in provincia di Prato, si intrecciano tante storie: quella di un’operaia che amava il suo lavoro («ne era contenta», ricorda la madre), ma anche quella d’una ragazza che sognava il cinema (fece la comparsa in un film di Pieraccioni) e di una studentessa che, a 17 anni, aveva lasciato la scuola per provvedere al suo piccolo Storie intense, toccanti, lontane dal modello della donna manager e milionaria con cui ci rompono i timpani, ma vicinissime a quello della vita vera, che ti saluta per strada ogni giorno. Ma, soprattutto, sono storie ora prematuramente finite: se le è prese tutte un macchinario industriale – uno di quegli aggeggi che sui social non si vedono e di cui gli stessi politici e sindacalisti ormai raramente parlano – risucchiandone la protagonista, Luana appunto. Che, per amara ironia della sorte, era occupata in un’azienda che porta il suo stesso nome. Come se la sua fosse una vicenda già scritta; come una fatale ripetizione per farci entrare ben in testa che, mentre la grancassa mediatica non fa che martellare sui diritti civili, ce ne sono altri, di diritti, tali solo sulla carta. Quali? Per esempio, quello di una giovane di poter essere assistita nella sua maternità, senza essere costretta, per tirare avanti, a mettere a repentaglio la vita. Oppure quello di vivere in una società che prima di rincitrullirti, promettendoti subito la Luna e poi il resto del sistema solare, sia in grado di assicurarti garanzie minime; perché sognare è bello, si sa, ma anche sopravvivere non è male. Sul suo profilo Instagram, costellato di foto estive e spensieratezza, in un post di esattamente di un anno fa Luana lanciava un monito: «Non mi sottovalutare mai». Tranquilla, nessuno lo farà. Ma, se puoi, non essere tu a sopravvalutare noi, sperando che la tua fine ci insegni qualcosa. Di Giuliano Guzzo Maggio, mese mariano per eccellenza, festa della mamma, ma anche la Madonna è la mamma di Gesù. Chi non ha mai pronunciato almeno una volta nella sua vita la parola mamma, quando eravamo un pochino meno vissuti, noi ragazzi degli anni sessanta settanta, la chiamavamo, anche piangendo e facendo la faccia imbronciata, mamma me lo compri il gelato, oppure qualche giocattolo come le palline di vetro, così potevamo giocare con gli amici, le finanze familiari erano assai minime per tutti, la precedenza era per il cibo e la merce necessaria al sostentamento della famiglia, allora le nostre richieste rimanevano vane e potevamo fare le bizze all’infinito, ma il gelato rimaneva al gelataio. Altri tempi, la mamma l’economa, quella che doveva far quadrare i conti insieme ai pochi denari che circolavano nelle loro tasche, oggigiorno le mamme vanno al parco giochi insieme ai bambini, lavorando allo stesso tempo, rispondendo al telefono, oppure collegandosi tramite computer alla propria sede di lavoro, concludendo affari, mediazioni, acquisendo nuovi contratti, senza dimenticare di seguire con affetto materno i loro figli. Il cuore di mamma non smette mai di battere per essi, quanti anni i figli abbiano. La festa della mamma viene festeggiata nel mese di maggio e vero però cerchiamo di festeggiarla ogni giorno della nostra vita, coloro che hanno la fortuna di averla sempre accanto a loro, magari di non darle dispiaceri, sennò qualche scapaccione volerebbe anche ora. Forse tutti non conoscono come mai la festa della mamma viene festeggiata in Italia: negli anni cinquanta ne fu promotore Don Otello Migliosi di Assisi , dove i vari bambini e non solo loro, regalano alla mamma pensierini ideati da loro stessi, oppure recapitati in negozi di varie tipologie, anche in altre parti del modo viene festeggiata la mamma, magari in altri periodi dell’anno, nella maggior parte dei casi nel mese di maggio come in Italia, la mamma è la mamma in qualsiasi latitudine del mondo, ciao dal vostro Attilio Boni il Ciaba.

Quando chiude la casa dei nonni Uno dei momenti più tristi della nostra vita arriva quando la porta della casa dei nonni si chiude per sempre, e cioè, quando quella porta è chiusa, finiamo gli incontri con tutti i membri della famiglia, che in occasioni speciali quando si ritrovano , esaltano i cognomi, come se fossero una famiglia reale, e sempre portati dall’amore dei nonni, come una bandiera.

Quando chiudiamo la casa dei nonni, finiamo pomeriggi gioiosi con zii, cugini, nipoti, nipoti, genitori, fratelli e persino fidanzati temporanei che si innamorano dell’atmosfera che si respira lì. Non devi nemmeno uscire, stare a casa dei tuoi nonni è ciò di cui tutta la famiglia aveva bisogno per essere felice. Le riunioni di Natale che ogni anno che vengono pensi se sarà l’ultima volta ... È difficile accettare che questa abbia una scadenza, che un giorno tutto sarà coperto di polvere e le risate saranno un ricordo lontano di tempi forse migliori. L’anno passa in attesa di questi momenti, e senza rendercene conto si passa dall’essere bambini che aprono regali, a sedersi accanto agli adulti allo stesso tavolo, giocando dal dolce a pranzo al caffè a cena, perché quando si è in famiglia , il tempo non passa e quel caffè è sacro. Le case dei nonni sono sempre piene di sedie, non si sa mai se un cugino porterà una fidanzata, o un amico o un vicino, perché qui tutti sono i benvenuti. Ci sarà sempre una tazza di caffè o qualcuno disposto a farlo. Saluti le persone che passano dalla porta, anche se sono estranei, perché le persone per strada dei tuoi nonni sono la tua gente, sono la tua città. Chiudere la casa dei nonni, cioè dire addio ai momenti più belli della vita!

Uno sguardo di speranza al futuro pensando ai giovani Siamo ancora nel pieno della pandemia, con tutte le fatiche che essa comporta, anche se si iniziano a intravedere i primi segnali di superamento della fase più critica. Dobbiamo in questo frangente essere capaci di sostenere la speranza e la fiducia delle nostre comunità e delle persone che stanno sopportando le maggiori sofferenze: penso ai giovani, agli adolescenti, ai ragazzi, che hanno subito le chiusure della scuola e dei centri di aggregazione e socializzazione. Per questo voglio già annunciare che anche quest’anno riproporremo il progetto «Le quattro del pomeriggio», nel quale i nostri ragazzi dai 16 anni in su potranno fare esperienze di significato in giro per l’Italia: da Scampia in Campania a Cinisi in Sicilia, da Isola Capo Rizzuto in Calabria a Borgo Mezzanone in Puglia, così come a Lecce e a Roma. Tutte queste mete offriranno ai nostri giovani tante occasioni per vivere esperienze che li porteranno a riscoprire la bellezza dello stare insieme, conoscendo persone che vivono storie molto belle di solidarietà e di vicinanza agli ultimi. Quindi prepariamoci, fra poco usciranno le date… e pronti a guardare di nuovo con fiducia al futuro.

Don Armando

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nella famiglia parrocchiale .......

«E ti vengo a cercare..» di Antonio Baroncini Franco Battiato ci ha lasciato! La sua figura fisica, viva e reale nel nostro tempo se n’è andata, ci resta però, il suo cuore, il suo pensiero presente nelle canzoni che sono lo specchio autentico della sua anima. Franco Battiato coniuga magistralmente parole e musica, creando un concerto di note melodiose tra incastri di tormenti, di gioie, di speranze e di amore. «E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare, perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza». Nella sua villa aveva una chiesetta, dove ha desiderato che si svolgessero le sue esequie, alla presenza di pochi intimi. Forse è in quella chiesetta che chiedeva, nel silenzio, la presenza di una forza «superiore», forse divina che lo proteggesse: «E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici. Questo secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità, mi spinge solo ad essere migliore con più volontà.

Essere un’immagine divina di questa realtà. E ti vengo a cercare perché sto bene con te, perché ho bisogno della tua presenza». Battiato, oltre alla sua profonda filosofia creativa, ci propone anche un tema più complesso, più forte e invadente per noi, il rapporto tra musica e pensiero, tra note e parole, offrendo un grande valore di carica 10° anniversario di nozze di Franco Zia e emotiva e sensibile a questo dualismo. Il pensiero di Franco Battiato comunica e, forse ancora di più, cerca, accompagnato quasi liturgicamente dalla sublimità della Maddalena Orabona, nell’occasione il figlio Lorenzo ha fatto una donazione alla musica, la forza, durante il cammino e nell’amore, nell’umiltà e nel silenzio della sua intimità, cerca Dio.. parrocchia.

Paolo C. Signorini 8 maggio 2014

24 marzo Bruna Governatori ved. Cicconi Luigi di anni 86

Ci hanno preceduto alla casa del Padre

Bruna Governatori ved. Cicconi 24 marzo 2021

E’ deceduta Bruna, con sorte dell’incomparabile e indimenticabile Luigi 28 marzo Cicconi. Bruna una donna Giovanni Garofalo 18 aprile umile, gentile, silenziosa, di anni 86 Angiolino Regoli una buona cristiana è rimasta sempre al suo di anni 91 4 aprile posto, collaboratrice nel Giovannina Toto volontariato villese, ved. Ragazzo 29 aprile quando ce n’era bisogno il di anni 86 Bruno Vettori suo apporto lo dava di anni 70 sempre, lei era sempre 11 aprile presente insieme al 2 maggio Giuseppe marito. Finchè la salute Marisa Michelotti glielo ha permesso non ha Bernardeschi ved. Vannelli di anni 71 mai perso una messa, di anni 91 purtroppo non godremo più della sua presenza, chi 18 maggio 12 aprile l’ha conosciuta non può Silvana Giannotti Graziella Cecchini dimenticare la sua bontà di anni 76 ved. Emilio Lazzeri d’animo ed invidiare le sue qualità umane. Un caro (deceduta ad di anni 92 ciao dai tuoi amici villesi Altopascio) (deceduta a Roma)

Giampiero Pieri 8 giugno 2009

28 marzo 2021 Giovanni Garofalo Giovanni purtroppo ci ha lasciato, un ’altra tessera del puzzle del panorama folkloristico villese, se ne è andata. Sin dagli albori delle prime avveniristiche manifestazioni villesi, insieme al compianto Aldo dal Canto, conosciuto con il nomignolo di «Fiacca» e alla sua compagnia teatrale di attori guitti, produttori, sceneggiatori, di tutto un po’. Si esibivano, nelle varie macchiette comiche, negli scenari delle feste paesane e nei paesi limitrofi.

Collaboratore della caratteristica «settimana del villeggiante» negli anni sessanta-settanta, anch’essa manifestazione villese, in seguito trasformatasi in festa del contadino, neanche a dirlo collaboratore culinario e altro, dando una mano anche alle varie feste dei fratres, donatori di sangue locali, nelle manifestazioni da essi organizzate al quercione, altro spazio festaiolo gestito dalla neonata pro loco, volontario della Misericordia di Villa Campanile, ha ricoperto, per essa, la mansione di custode del camposanto, rispondeva sempre presente quando occorreva di muovere le mani per Villa Campanile. Un altro immortale che rimarrà negli albori e ricordi, mancherai a tutti noi.che abbiamo avuto il piacere di collaborare insieme a te. Ciao Giovanni, i tuoi amici villesi.

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Tendi la tua mano al povero

Venticinque aprile festa della liberazione, dovrebbero liberarci da questo maledetto virus che stravolge le nostre vite e da certi pregiudizi delle persone, liberarci dalle cose brutte della vita. Una rappresentanza del nostro Comune composta dal sindaco e da alcuni consiglieri con il gonfalone, insieme alle associazioni di Villa Campanile, hanno reso omaggio al monumento ai caduti, per l’occasione imbandierato a festa, non molta gente presente, forse a causa virus, ma anche in tempi non molto lontani dal virus, tale ricorrenza non è mai stata molto partecipata. Speriamo che in un futuro meno difficoltoso di questi tempi, qualcuno torni a festeggiare tale ricorrenza come dovuto. Perchè questi caduti si meritano un pochino di riconoscenza. Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. L’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in un solo giorno, ma si considera il 25 aprile come data simbolo perché nel 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città. La decisione di scegliere il 25 aprile come «festa della Liberazione» (o come «anniversario della Liberazione d’Italia») fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere «festa nazionale». La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora, il 25 aprile è un giorno festivo, come tutte le domeniche, il primo maggio, il giorno di Natale e la festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno.

La guerra in Italia non finì il 25 aprile 1945, comunque: continuò ancora per qualche giorno, fino agli inizi di maggio.

Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, ma in date diverse: Paesi Bassi e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, la Norvegia l’8 maggio, la Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la festa della Liberazione, ma in quel caso per ricordare la fine dell’occupazione italiana, avvenuta nel 1941. Ciao dal vostro Attilio Boni, il Ciaba.

Donare il sangue è una attività solidaristica che permette di aiutare concretamente un altro individuo che manifesta carenze a livello di sistema immunitario e cardiocircolatorio.

L’atto donativo è una gesto totalmente gratuito ed è questo che deve tendere a stimolare maggiormente l’individuo che si presta all’atto di generosità. Non si dona per ottenere una remunerazione e non si dona con il solo scopo di aiutare il beneficiario solo perché lo si conosce: il proprio sangue andrà ad aiutare un soggetto terzo, di cui non si conosce il nome, la provenienza, il sesso o la religione. Proprio questa è la parte più affascinante della donazione in sé, si compie un gesto di grande magnanimità senza sapere chi ne sarà il fruitore finale, senza conoscere la sua storia, il suo pregresso esperienziale, la sua vita: donare solo per voler fare del bene, indistintamente da chi ne possa trarre vantaggio.

Con le parole dell’antico libro del Siracide - Tendi la tua mano al povero (Sir 7,32) - papa Francesco propone la sua riflessione per la V Giornata Mondiale dei Poveri. Queste parole trovano riscontro nell’immagine che caratterizza questa giornata e nella sua dimensione di reciprocità. C’è una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone. Ambedue tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo. È difficile comprendere chi, tra i due, sia il vero povero perché, chi tende la mano per entrare, chiede condivisione, mentre chi la tende per aiutare è invitato a uscire per condividere; le mani si incontrano dove ognuno offre qualcosa. Il povero può entrare in casa, una volta che dalla casa si è compreso che l’aiuto è la condivisione.

Diventano quanto mai espressive in questo contesto le parole che Papa Francesco scrive nel suo messaggio per la Giornata dei Poveri:

“Benedette le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza «se», senza «però» e senza «forse»: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio”. È un Messaggio che entra direttamente nel drammatico momento che il mondo intero sta vivendo a causa del Covid-19, ed in cui molti Paesi stanno combattendo nella fatica di portare soccorso a quanti sono vittime innocenti. È un messaggio che possiamo far entrare nelle nostre case accettandone la provocazione: condividiamo le nostre fragilità e le nostre povertà ed accogliamo l’invito ad allontanarci dalle nostre sicurezze, seppur in questo periodo vacillanti, tendendo la mano a chi ha bisogno. In un clima segnato da paure e disorientamento, abbiamo bisogno di ritrovare la forza della comunità e di relazioni generative di bene. Il distanziamento fisico è un modo per volere il bene dell’altro, ma non implica come conseguenza quel distanziamento comunitario che è l’indifferenza. Come Gesù ci ha insegnato e testimoniato, ai discepoli che cercavano in altri o nei soldi un modo per sfamare la folla Lui disse:

«Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37). È la comunità stessa che ha la mano da tendere al povero. Quante risorse stanno in noi, nelle nostre comunità, nel nostro territorio! Sono risorse mescolate con tutte le povertà; sono risorse che abbiamo tutti, anche coloro che vivono nella povertà più assoluta. Sono risorse non solo e non tanto economiche, ma soprattutto idee, sogni, sostegno, affetto, incoraggiamento, educazione a stili di vita nuovi. In questo tempo di rapporti a distanza, possiamo riscoprire ad esempio un nuovo stile di buon vicinato: possiamo fare da antenne nel nostro condominio o isolato per scorgere e segnalare situazioni di difficoltà, possiamo offrire la nostra disponibilità per portare la spesa a persone anziane o malate che abitano vicino a noi, possiamo telefonare o intrattenerci a chiacchierare dai balconi o nei pianerottoli con persone che sappiamo essere sole, possiamo offrire le nostre capacità a chi ha difficoltà ad utilizzare i «nuovi» strumenti di comunicazione sociale, e sempre e comunque, possiamo pregare e chiedere l’intercessione di Gesù, della Madonna e dei Santi per tutte le persone bisognose. Quando facciamo la spesa per le necessità della nostra famiglia, ricordiamoci anche di chi non la può fare perché povero e acquistiamo perciò qualche alimento da depositare nella capiente cesta, dove tutti coloro che lo desiderano possono depositare pacchetti di pasta, scatolame e alimenti a lunga conservazione da destinare a coloro che sono assistiti dalla nostra parrocchia. Questa cesta, che si trova all’ingresso, accanto alla porta di destra, vuole infatti accogliere tutte le nostre piccole o grandi offerte, in modo particolare pasta, biscotti, scatolame, latte e altri generi alimentari a lunga conservazione, che saranno destinate alle persone più povere della nostra comunità.

Acquistiamo anche noi qualche prodotto a lunga conservazione e depositiamolo nella cesta!!! I beni ricevuti serviranno a tendere la mano a quei nuclei familiari, numero che si stima possa nuovamente aumentare, attualmente supportati dalla nostra parrocchia.

Ricordiamoci: la mano da tendere al povero è la comunità: ne siamo tutti parte!