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Anno LX n° 03 maggio-giugno 2022
L’Araldo Villa Campanile
di
Bollettino della parrocchia san Pietro d’Alcàntara in Villa Campanile diocesi di s. Miniato (Pisa) aut. trib. Pisa n° 22 del 9-3-1972 -Direttore responsabile don Roberto Agrumi
don Sergio Occhipinti tel 348 3938436 - Don Roberto Agrumi 349 2181150
email parrocchia roberto.agrumi@alice.it - Abb. annuo€ 15,00 sul c.c.p. n° 11148566 - int. a Parrocchia s. Pietro d’Alcàntara - via Pini 2 - 56022 Villa Campanile (Pisa)
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Carissimi fedeli, con il mese di giugno Domenica 12 giugno terminano le nostre attività pastorali sia ad solennità della ss. Trinità Orentano che a Villa Campanile, non solo per la scuola, ma anche per le prime comunioni che si faranno, per la festa della Santissima Trinità, a Villa e la domenica dopo, per il Corpus Domini, ad Orentano. Due date importanti per i nostri ragazzi di quarta elementare. Ricordo però che le sante messe feriali e festive proseguono sempre al solito orario ed è quindi opportuno e necessario che tutti possiamo e dobbiamo partecipare almeno al precetto festivo partecipando alle sante messe sia al sabato sera o alla domenica mattina. Non permettiamo che i nostri bimbi, specialmente quelli della prima comunione, si allontanino dal nostro Signore Gesù Cristo, sarebbe un grande peccato! Vi aspetto e vi benedico tutti, vostro don Sergio
Matteo Carbone Azzurra Carbone Lorenzo Zia Dylan Tonfoni Alina Banci Nikoll Mercaldo Sofia Nardi Lorenzo Degl’Innocenti Viviana Catania
La Prima Comunione ha poco a che fare con le bomboniere, i confetti, gli abiti eleganti e i pranzi al ristorante che abitualmente accompagnano l’evento, rischiando di oscurarne il vero significato. La Prima Comunione infatti è innanzitutto uno dei sette Sacramenti: quello con il quale si ricevono il corpo e il sangue di Gesù, e si entra a pieno titolo nella comunità cattolica A istituirlo è stato proprio Cristo durante l’Ultima Cena, quando distribuì ai discepoli riuniti a tavola il pane e il vino come il suo corpo e il suo sangue, offerti per la salvezza di tutti gli uomini. Ed è questo che accade ogni volta durante la Santa Messa: il pane e il vino, per opera dello Spirito Santo, diventano realmente il corpo e il sangue di Cristo. Per Papa Francesco, «il gesto di Gesù compiuto nell’Ultima Cena è l’estremo ringraziamento al Padre per il suo amore, per la sua misericordia». Il Sacramento si chiama Eucaristia: è il supremo ringraziamento al Padre, che ci ha amato tanto da darci il suo Figlio per amore. Ecco perché il termine Eucaristia riassume tutto quel gesto, che è gesto di Dio e dell’uomo insieme, gesto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo». Dunque, «la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza. L’Eucaristia costituisce il vertice dell’azione di salvezza di Dio: il Signore Gesù facendosi pane spezzato per noi, riversa infatti su di noi tutta la sua misericordia e il suo amore, così da rinnovare il nostro cuore, la nostra esistenza e il nostro modo di relazionarci con Lui e con i fratelli». Tutto questo nella vita di un bambino accade per la prima volta nella Prima Comunione. Per Papa Francesco, «è importante che i bambini si preparino bene alla Prima Comunione e che ogni bambino la faccia, perché è il primo passo di questa appartenenza forte a Gesù Cristo, dopo il Battesimo». Ecco, dunque, che si capisce perché sia così importante il catechismo, dove si devono insegnare ai bambini la dottrina di Gesù e anche le formule della celebrazione della Messa e gli atteggiamenti che la partecipazione alla celebrazione eucaristica esige. E, allo stesso modo, si capisce l’importanza della Prima Confessione, il primo momento in cui i bambini chiedono (e imparano a chiedere) perdono per i peccati commessi, in vista del loro incontro con Gesù. Quindi prima della Comunione c’è la confessione Ma che cosa è la Confessione? È uno dei sette sacramenti (la Riconciliazione) e serve al credente per ottenere dal sacerdote la remissione dei peccati.
Papa Francesco ha ricordato di non considerare il confessionale «come una tintoria» che smacchia dai peccati: la confessione «è un incontro con Gesù che ci aspetta per perdonarci». Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, gli atti del penitente sono quattro: l’esame di coscienza, la contrizione (che include il proposito di non peccare più), la confessione e la soddisfazione.
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2 Dal 1° maggio il dott. Goliardo Paroli si godrà la meritata pensione
Classe 1952, Paroli lavora come medico di medicina generale nelle frazioni di Castelfranco di Sotto dal 1984. In 38 anni ha visitato generazioni di orentanesi e villesi, mettendo sempre al primo posto il lato umano della professione. Ancora adesso, arrivato sgoccioli della sua attività professionale, ha moltissimi pazienti, oltre mille. Persone impegnate in questi giorni con il cambio di medico: dal primo maggio, infatti, Paroli si godrà la meritata pensione e i pazienti dovranno affidarsi ad altri professionisti. Unito alla gratitudine per il dottor Paroli, c’è anche un senso di preoccupazione diffusa per quanto riguarda la disponibilità di medici di famiglia nel comune di Castelfranco. Con questo pensionamento e con quello di Giosafat Scaduto nel 2020, il Comune perde due punti di riferimento per la distribuzione territoriale dei servizi sanitari. Questo stato di cose ha spinto il sindaco Gabriele Toti a scrivere alle autorità competenti in materia.
Festa della mamma 2022
Lunedì 2 maggio l’ ECO TRAIL 2022 ha fatto tappa a Villa Campanile
L’eco trail contro l’abbandono dei rifiuti (littering), giunto all’ottava edizione, è partito il 29 aprile dall’Isola d’Elba per arrivare il 5 maggio alla spiaggia di Stintino in Sardegna. L’obiettivo è quello di raccogliere i rifiuti trovati lungo il percorso e sensibilizzare sul tema del marine littering. I nostri mari ormai sono pieni di rifiuti e il modo migliore per combattere questo inquinamento è evitare che vengano abbandonati. Lunedì 2 maggio l’iniziativa ha attraversato il pisano, partendo dalla Revet di Pontedera, passando per Calcinaia, Bientina, Castelfranco di Sotto, Altopascio, Montecarlo, Porcari, per arrivare a Capannori, in provincia di Lucca. Il sindaco di Castelfranco, Gabriele Toti, si è unito alla corsa insieme al divulgatore ambientale Roberto Cavallo, amministratore delegato della Società Cooperativa Erica (da oltre 25 anni leader della comunicazione ambientale) e alla campionessa di corsa Giulia Vinco, raggiungendoli a Orentano. Arrivati a Villa Campanile, gli organizzatori di Keep Clean and Run hanno incontrato gli assessori Ilaria Duranti (alla Scuola) e Federico Grossi (all’Ambiente), insieme ad una classe terza della scuola secondaria di primo Grado di Orentano. Il luogo dell’appuntamento non è stato scelto a caso: in piazza Pertini a Villa Campanile dove è presente un’area giochi fatta in plastica riciclata Plasmix proveniente da raccolta differenziata della plastica in Toscana e lavorata da Revet Pontedera, un esempio importante dell’importanza di fare corretta raccolta rifiuti e di come dei rifiuti possano diventare un nuovo prodotto. L’incontro, oltre a far conoscere questa interessante iniziativa e scoprire che cos’è il plogging, ha coinvolto i ragazzi in prima persona: sono stati dotati di guanti e sacchi per fare sul luogo una mini raccolta di rifiuti abbandonati. «È davvero una bellissima iniziativa che unisce l’amore per l’ambiente, lo sport e la cura dei luoghi che ci ospitano – commentano il sindaco e l’assessore Grossi -. Grazie a questa corsa a tappe molte persone, più e meno giovani, possono capire come ognuno di noi può impegnarsi con due gesti semplici e allo stesso tempo rivoluzionari per combattere l’abbandono dei rifiuti e l’inquinamento ambientale. Un problema che purtroppo nel comune di Castelfranco conosciamo fin troppo bene». «L’energia e la voglia di rimboccarsi le maniche dei giovani non deve stupirci. Le nuove generazioni sentono molto vicine le tematiche ambientali ed è attraverso loro che dobbiamo alzare il volume della battaglia per difendere il pianeta – ha aggiunto Ilaria Duranti – . Un grazie all’istituto, alle insegnanti e alla classe che hanno partecipato con entusiasmo».
Festa della Mamma… a differenza della Festa del Papà, che cade ogni anno il 19 marzo, nel giorno di san Giuseppe, per la ricorrenza che celebra la mamma non esiste una data fissa, venendo essa celebrata nella seconda domenica di maggio. La festa nacque agli inizi del ’900 negli Stati Uniti e solo nel 1956 venne istituita anche in Italia. Pur legandosi a motivi commerciali, ciò nondimeno la festa è celebrata nel mese di maggio, mese consacrato alla Mamma per eccellenza, ossia alla Madonna. Piccoli segni di ripresa nel variegato e intersecato mondo del volontariato di Villa Campanile, in occasione della festa della mamma, che dovremmo omaggiarla tutti i giorni dell ’anno, in questo 2022 l’ otto maggio ricorreva proprio di domenica, giorno ufficiale di tale ricorrenza. I Fratres, donatori di sangue locali, hanno allestito, nel piazzale davanti la chiesa, dopo due anni di non manifestazioni, il loro caratteristico gazebo, per la festa della mamma, sono state vendute delle piantine floreali, acquistandole per poter omaggiare le proprie madri, oppure donarla a vostro piacere, anche adagiarla in loro memoria al cimitero, dove riposa tenendo vivo, in fondo al proprio cuore, il loro ricordo. Abbiamo iniziato sabato sette maggio alla messa delle ore diciassette e domenica otto alla messa mattutina delle ore dieci. Molte persone hanno assistito alle funzioni religiose, e compiaciute per la ripresa di certe tradizioni, pro volontariato, hanno acquistato l’omaggio floreale da donare. Faticosamente stiamo cercando di tornare ad una certa normalità quotidiana, rinnoviamo l’appello a chiunque voglia unirsi ai Fratres donatori di sangue, magari mettendo a disposizione un poco del vostro tempo libero, aiutandoci nelle varie manifestazioni paesane. Specialmente voi giovani, il futuro più imminente, contattateci senza impegno al 3276603330 Attilio, oppure al 3926230421 Massimo. Un grazie dell’interessamento e grazie ad tutti coloro che hanno acquistato un omaggio floreale in occasione della festa della mamma.
Ciao dal consiglio dei Fratres di Villa Campanile.
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Ci ha preceduto alla casa del Padre
nella famiglia parrocchiale ....... ricordo dei defunti
5 aprile Giulia Gentili ved. Marraccini di anni 84
Felice Boni
Salvatore D’ Andrea 17-06-2018
Era mio padre, Felice Boni di Nardoni, oppure ’cice’, come noi toscanacci siamo usi dare un soprannome a quasi tutti. Secondo Artigiano del mestiere di calzolaio, oggigiorno un lavoro quasi estinto, colui che riusciva a farti le scarpe su misura, nel proprio vero senso della parola, stivaletti da donna, sandali da uomo e donna, scarponcelli, scarpe della domenica, di quelle bone, per andare alla messa, oppure in qualche occasione speciale, come matrimoni, comunioni, perché solo un paio potevano permettersi allora, qualsiasi tipo di calzatura necessitava al cliente in questione. Riparazione delle suddette calzature, come cucitura di qualche tomaia della scarpa, rifacimento e sostituzione del tacco in gomma, per non scivolare per la strada, oppure sulle superfici abbastanza lisce, sostituzione della suola della scarpa, il sotto della calzatura, tutto rigorosamente e faticosamente eseguito con maestria a mano, odori inconfondibili ed inebrianti, caratteristici, quando arrivavi in prossimità della bottega di Nardoni, come il cuoio messo ad ammorbidirsi in una bacinella piena di acqua, rendendolo lavorabile, oppure della pelle della tomaia, che diveniva, dopo essere lavorata, il modello della scarpa finita, la pece materiale adoperato insieme allo spago per la cucitura della suddetta tomaia alla suola della calzatura, all’insieme dei vari attrezzi del calzolaio, sopra al banchino di lavoro, in legno, con gli scompartimenti occupati da chiodi di vario tipo, trincetti per tagliare e rifinire il materiale suddetto, lesine per forare e dopo cucire la pelle, un martello da un lato con la ’testa’ tonda e piatta per battere e inchiodare e dall’altra un pochino più larga e abbastanza piatta anche lì, la bottega di calzoleria fungeva anche come ritrovo di corte e anche di coloro che recandosi a ritirare la calzatura ultimata, alcune chiacchiere le scambiavano volentieri. Chiunque poteva trovare alla calzoleria, una specie di centro informazioni, dove reperire pareri sopra ogni cosa, mentre noi ragazzi giocavamo al pallone in corte, assistevamo a tutto questo via vai, incuranti del pericolo per il traffico, quasi inesistente, perché i clienti per lo più venivano in bicicletta oppure in Vespa, l’automobile era un lusso allora. Felice, il mestiere del calzolaio l’aveva appreso nella calzoleria di Armando Carrara in Altopascio, si recava anch’esso in bicicletta al lavoro, in seguito, dopo una gavetta di qualche anno, riuscì a mettersi in proprio ad Orentano, in corte Nardoni dove abitava. Felice Boni, venuto alla luce a San Francisco in America nel 1919, dato che il padre Attilio è sua madre Amelia Pinelli, in quel periodo si erano trasferiti nel nuovo continente in cerca di un futuro migliore per loro stessi ad i propri figli, un fratello maggiore Aldo ed uno minore Giovanni conosciuto anch’esso con il nomignolo di Gollo in Orentano e dintorni. In precedenza, suo padre, dalla prima moglie, deceduta poco prima della grande guerra, ebbe altri due figli, fratelli anche loro di Felice:
Lorenzo e Joi, che ricordo non abbia mai alzato un dito contro di me e mia sorella, sempre con parole educate e semplici, facendoci capire quando sbagliavamo e riportandoci alla ragione, allo stesso tempo infondendoci fiducia in noi stessi e serenità. Conosciutissimo ed apprezzato, non solo per il lavoro, ma anche per le doti umane. Trasferitosi a Villa Campanile, dove risiedevano i miei nonni materni, a causa di un tumore, cercando e sperando in un cambiamento di vita e abitudini, giovasse alla salute. Dopo appena un anno sei deceduto ed ora riposi nel cimitero della locale Misericordia. Purtroppo ho goduto troppo poco della tua presenza terrena, per soli sedici anni, abbastanza però per mettere in pratica i tuoi insegnamenti di vita. Felice, il calzolaio, era mio padre. Dal vostro Attilio
21 maggio battesimo di Gemma Guagliardito di Dario ed Emanuela Briganti padrino Lorenzo Briganti, madrina Dorella Ferrito
22 maggio battesimo di Pierfrancesco Di Bene di Valerio e Claudia Ilaria Davini, padrino Stefano Di Bene, madrina Giulia Davini
21 aprile Daniele Nelli e Denise Ravasio si sono uniti in matrimonio ed hanno battezzato il piccolo Gioele. Ha celebrato il rito don Massimo Maffioletti, della parrocchia di Bergamo di cui Denise è originaria.
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4 L’OFFERTA DELL’OLIO E DELLA LAMPADA VOTIVA ALLA MADONNA DI MONTENERO
Domenica 15 maggio, in occasione della Festa della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana, la nostra diocesi si è recata in pellegrinaggio al santuario livornese per offrire l’olio che arde nella lampada votiva sotto l’immagine della Madonna. Il vescovo Andrea nel pomeriggio ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica nella piazza antistante il santuario. Numerosi i fedeli venuti da tutte le parrocchie della nostra diocesi, presenti anche i movimenti e le aggregazioni laicali, che hanno riempito il piazzale e il santuario, dove era possibile seguire la celebrazione in audio-diffusione. Nella sua omelia il vescovo Andrea ha detto: «La diocesi di San Miniato, a nome di tutte le diocesi toscane, oggi, qui al santuario della Madonna di Montenero presenta l’offerta dell’olio che brucia davanti alla immagine della Madre di Gesù. Quella fiamma, alimentata dall’olio, è il segno della devozione, dell’affidamento e della preghiera che tutti vogliamo presentare a Maria perché Lei, come alla festa di nozze a Cana di Galilea, ancora oggi dica al Figlio, Gesù: «Non hanno più vino» e la preghiera affidata a Lei, la Madre, sia portata al cospetto di Dio perché da Lui sia accolta nella sua misericordia. Quante cose vorremmo affidare a Maria, al suo sguardo, alla sua protezione e alla sua intercessione. C’è la preghiera della nostra gente che vive la fatica della vita: è talvolta la solitudine e per alcuni la vecchiaia, oppure la malattia o la povertà di mezzi, l’incertezza sul futuro e la precarietà del lavoro, storie di famiglie ferite e divise e relazioni interrotte da anni che paiono insanabili, c’è la preoccupazione dei nonni per i loro nipoti e le tante domande che talvolta i giovani hanno riguardo alla fede e alla vita. Ci siamo noi amici, con le nostre attese, preoccupazioni, preghiere, orizzonti. E tutto vorremmo che qui diventasse preghiera posta davanti a Lei, la Madre. Qui siamo chiamati anche ad un compito di intercessione, il popolo di Dio che intercede: e così preghiamo per la pandemia e le sofferenze che lascia, per il dramma e l’atrocità della guerra, in particolare in Ucraina e l’appello perché si faccia spazio la strada della pace e si alzino in piedi i costruttori di pace, e ancora preghiera per una Italia migliore, più solidale, capace di generare la vita, attenta ai più poveri e agli emarginati, solidale con tutti. Quante preghiere… Ma siamo venuti qui proprio per questo. E non pensiate che presentare la preghiera di intercessione sia segno di una fede meno pura, quasi che chiedendo potremmo sembrare opportunisti, quasi che si venga qui solo perché dobbiamo chiedere. No, la preghiera di intercessione, presentare qui le nostre attese e domande è qui l’espressione più bella della nostra fede, del cuore di chi si affida e si fida dello sguardo materno di Maria e matura nella fede che vede il Dio della vita, della misericordia, della pace». Monsignor Migliavacca ha poi concluso la sua omelia con una supplica alla Madonna: «Guardaci Maria con lo sguardo di amore e di misericordia del Padre e parlaci dell’amarci di Gesù, tuo Figlio. E come Madre aiuta noi, tuoi figli, ad amarci a vicenda. Madonna di Montenero prega per la diocesi di San Miniato, prega per la Toscana, prega per il mondo intero».
Te ndilatuamanoalpo vero
Quando andiamo a fare la spesa, ricordiamoci anche di chi è in condizioni meno fortunate di noi. C’è una cesta all’ingresso della chiesa in cui siamo invitati a mettere una scatola di fagioli, un pacco di pasta, una confezione di zucchero, una bottiglia d’olio, generi alimentari di vario genere, che poi verranno distribuiti ai più bisognosi della nostra parrocchia. Un piccolo-grande impero della carità, costruito a partire dallo sguardo d’amore che ognuno di noi è capace di dare. Lo stesso sguardo che duemila anni fa Gesù rivolgeva a chiunque lo incontrava. Di quello sguardo, abbiamo tutti bisogno.
Accade sulle nostre strade Transitando per le strade di grandi arterie, urbane, oppure stradine di campagna, strade comunali, provinciali, regionali, purtroppo ogni tanto vediamo, ai margini della carreggiata, dei fiori, croci, oppure alcune piccole lapidi con fotografie di persone che, purtroppo, hanno perso la vita su questi percorsi.
Forse in macchina, vittime di incidenti stradali, scontrandosi con un altro veicolo, oppure uno sbandamento o un guasto meccanico, ma anche qualche ciclista vittima dei cosiddetto «pirata» della strada. In molte occasioni, la colpa è del manto stradale sconnesso, per cui si può perdere facilmente il controllo del proprio mezzo, qualunque esso sia, le ipotesi sono molteplici, però il risultato è che un essere umano viene strappato alla propria esistenza, agli affetti della famiglia. In alcuni casi, il destino, è sempre in bilico per contrastare la nostra esistenza, però in altre circostanze il problema è dei vari organi competenti che se si impegnassero maggiormente, certe stragi sulle strade potrebbero diminuire. Per esempio educando civilmente le nuove generazioni, fin dalla scuola elementare, cercando di assomigliare ad un paese civile, come meritiamo tutti. Soltanto quando, qualche manifestazione sportiva importante, percorre tali strade, allora si riescono a reperire le risorse per la disponibilità del manto stradale, bisogna essere prima di tutto campioni di civiltà, dopo, anche campioni nello sport. Ciao a tutti dal vostro Attilio, il Ciaba.
Questo venticinque aprile duemilaventidue, festa della liberazione, purtroppo una guerra è tuttora in fase di svolgimento proprio in Europa, fra esseri umani dove alcuni perderanno la vita, altri dovranno fuggire da tali orrori che succederanno, allora per la manifestazione commemorativa del venticinque aprile, vengono spese fiumi di parole sopra l’orrore della guerra e sperando che non accada mai più. Purtroppo al presente è proprio il contrario, bisogna insegnare alle nuove generazioni che le guerre sono orribili, ripugnanti. Ho notato, però che sempre meno persone, intervengono a tali manifestazioni, forse perché così lontane nel tempo, in mancanza di vari reduci, che tramandavano racconti di quei periodi. Il nostro comune sempre presente con il primo cittadino ed assessori vari, dimostrando di non dimenticare certi eccidi, anche quest’anno con l’accompagnamento della banda musicale. Arrivederci dal vostro Attilio Boni , il Ciaba.