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Anno LXI n° 03 maggio-giugno 2023
L’Araldo Villa Campanile di
Bollettino della parrocchia san Pietro d’Alcàntara in Villa Campanile diocesi di s. Miniato (Pisa)
padre Ivan Clifford 333 49 16 789 - Don Roberto Agrumi 349 21 81 150 aut. trib. Pisa n° 22 del 9-3-1972 -Direttore responsabile don Roberto Agrumi
email parrocchia roberto.agrumi@alice.it - Abb. annuo € 15,00 sul c.c.p. n° 11148566 - int. a Parrocchia s. Pietro d’Alcàntara - via Pini 2 - 56022 Villa Campanile (Pisa)
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solennità del Corpus Domini
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Domenica 4 giugno
Questa festa nasce dal miracolo di Bolsena a cui dobbiamo il duomo di Orvieto. Un sacerdote 18 ragazzi riceveranno, per dubita della presenza reale di Cristo nel pane e nel la prima volta, il Corpo e vino. Durante una messa, quando spezza il pane, Sangue di Cristo un po’ di sangue scorre dalla piccola ostia. Dal 1264 questa festa viene estesa a tutta la chiesa. Ma nel primo millennio il Corpo del Signore non era l’eucarestia, ma l’assemblea: gli uomini e le donne.
Il retaggio di questo c’è rimasto quando noi nelle grandi feste incensiamo l’assemblea. Si incensa Dio presente nel vangelo, nel pane consacrato e nell’assemblea, nelle persone. Questo era il «verum corpus» di Cristo mentre l’eucarestia era detta il «corpus mysticum». Nei secoli le cose si sono poi scambiate. Allora il Corpo di Cristo è il pane consacrato, ma il Corpo di Cristo sono soprattutto le persone, gli uomini, le donne, io, il mio corpo. Alcuni anni fa per la maturità le tracce per l’esame d’italiano sono state sul tema «Siamo ciò che mangiamo.» Siamo ciò che mangiamo. Noi non soltanto mangiamo per togliere la fame, ma il mangiare ha tanti significati. Il primo significato è di conoscere, il secondo è di vivere, il terzo significato è di crescere. Il primo significato del mangiare è di conoscere. Una delle prime cose, che il bambino fa, quando è ancora molto piccolo è quella di prendere tutto ciò che trova e metterlo in bocca. Così il Davide Agrumi, Daniel Biundo bambino impara a conoscere le cose. Noi assaggiamo i cibi per conoscere se sono Gabriel Cicconi, Chiara Di Santi buoni o non buoni, se hanno buon gusto o non lo hanno, se manca il sale o se invece Tommaso Guadagnini, Rachele Leo sono abbastanza saporiti. Possiamo mangiare se conosciamo le cose. Il secondo Melissa Monti, Lavinia Olivier significato del mangiare è di vivere: noi mangiamo per vivere, ma è anche vero Erica Pepe, Greta Reino che alcuni vivono per mangiare. Senza mangiare non possiamo vivere. Nell’anno Greta Rigon, Gioele Rosati 1972, il 12 ottobre avvenne un disastro aereo sulle Ande. Un aereo che portava 45 Sofia Rovina, Brando Rotonda passeggeri si schiantò sulle Ande. Nell’incidente 16 persone sopravvissero e furono ritrovate alla vigilia di Natale dello stesso anno. Durante i primi giorni i Jacopo Rotonda, Viola Rotonda sopravvissuti consumarono gli snack che erano presenti a bordo dell’aereo.
Giulia Torre, Isabelle Valitutto Terminate le ultime razioni e dopo aver appreso da una radiolina a transistor, che avevano a bordo, che le ricerche erano state interrotte, i sopravvissuti furono La prima comunione è uno dei sette costretti dalle circostanze, senza dubbi, eccezioni e ripensamenti, a cibarsi dei sacramenti della religione cattolica e cadaveri dei loro compagni morti, che erano stati sepolti nella neve vicino rappresenta il primo momento in cui i all’aereo. Il terzo significato del mangiare è di crescere. Senza mangiare non si può bambini si apprestano a ricevere crescere. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di mangiare e di bere per crescere. L’Eucarestia.
Dal momento della prima A volte nelle nostre famiglie, quando ci si mette a tavola, si mangia, ma non ci si comunione ad ogni messa successiva, nutre. Il cibo viene ingerito senza gusto, di fretta, distrattamente. Si lascia la tavola i ragazzi potranno accedere all’ostia, insoddisfatti, senza essersi incontrati davvero, quasi come se si fosse assolto per quel pane e quel vino che verrà offerto l’ennesima volta un compito inevitabile e noioso. Eppure tutto è pronto, non manca con l’apposita formula. LI rito ha origine nessuno, il cibo è stato scelto e preparato con cura… Capita lo stesso, purtroppo, diretta dall’ultima cena di Gesù, quando insieme ascoltiamo la Parola di Dio e partecipiamo al Banchetto quando quest’ultimo offrì ai suoi Eucaristico. Ciascuno è preso dalle proprie cose, stanco della giornata avuta o discepoli il pane e il vino, distratto da altri pensieri. E quella «Parola e il Corpo da mangiare» che il Signore prepara con cura ed elargisce con generosità giorno dopo giorno, diventa cibo rappresentazione del proprio corpo e senza sapore, incapace di sfamare lo spirito, di risvegliare la fede, di risuscitare la del proprio sangue offerti in sacrificio gioia dell’incontro. per la salvezza dell’umanità.
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Il Ciaba dice.....
Scegliere bene il nome
Brava Paola !!!! Continua la serie di Estate-Romana.it dedicata alle cose migliori, le più buone, da provare a Roma. Se vi siete persi le precedenti puntate, date un’ occhiata ai migliori posti dove mangiare Sushi a Roma o ai supplì più buoni della Capitale.
Oggi passiamo al dolce. Ecco la top 6 delle migliori pasticcerie dalla Città Eterna. Oggi vi parliamo di pasticcerie. Sono molte quelle che si trovano nella nostra Capitale e noi ne abbiamo scelte 6 per voi. Quelle che secondo noi sono davvero le migliori. Pasticecria Signorini, Via di Torpignattara 16 Dal 1929 a Roma c’ è la Pasticceria Signorini. Nel colorato e popolare quartiere di Torpignattara.
Ormai è impossibile chiamarla periferia. E’ a pochi minuti dal pieno centro storico di Roma e, assieme al Pigneto, è una delle zone della nuova movida romana. Una delle più trendy e frequentate. Qui, la pasticceria, è poesia.
Consigliamo i bignè e le creme. Sempre fresche, sempre preparate in giornata. Una vera fabbrica dei sogni.
Certamente, ognuno di noi esseri umani, con il sacramento del battesimo ci viene conferito, dai genitori, un nome, che, in alcuni casi, risulta abbastanza singolare, così dovrà portarlo per tutta la durata della sua vita. Un esempio, Sandokan, da bambino potrà incutere terrore e rispetto dai propri simili, oppure in età avanzata dovrà recarsi in Malesia, per motivi di lavoro, altri nomi abbastanza caratteristici e buffi della Toscana: un certo Mori Remo, Domenica Agosto, Guido Piano, ma anche sfogliando un qualsiasi elenco telefonico, possiamo leggere una moltitudine di nomi e cognomi che fanno scaturire qualche battuta umoristica, altri esempi: Bianca Farina, magari coniugata con Luca Sacchetti, così Bianca Farina in Sacchetti, quante altre frasi e situazioni potrebbero nascere dai vari nomi, in alcune circostanze la realtà supera anche di gran lunga la fantasia, qualcuno con nomi omonimi come Giuseppe Garibaldi, Claudio Baglioni, un certo Giulio Cesare, che in tempi non molto lontani è stato residente in Villa Campanile.
Coloro che portano certi nomi e cognomi, ormai non fanno caso alle varie battute e battutine del proprio casato, in fine dei conti il proprio nome non l’abbiamo scelto noi.
Alcuni scelgono di cambiarlo, perché diventato molto degradante e sgradevole nel pronunciarlo. Gli attori del cinema cambiano il proprio nome e cognome per motivi di pubblicità, a causa del proprio mestiere, noi invece, comuni mortali, dobbiamo tenercelo, anche perché il nome che portiamo non sminuisce la persona, ma è proprio il contrario. Ciao a tutti dal vostro Attilio Boni, il Ciaba.
Anche questo venticinque aprile duemilaventitre, anniversario della liberazione, è stato festeggiato anche a Villa Campanile. Purtroppo i reduci di tale evento sono quasi tutti estinti, allora le varie associazioni con i loro stendardi, accompagnati dai pronipoti di coloro che hanno combattuto in guerra, airappresentanti del comune, dalla filarmonica Lotti di Orentano ed alcuni studenti della scuola media, hanno letto alcuni pensieri, pensati e scritti da loro stessi sulle atrocità della guerra. Una manifestazione per non dimenticare il passato, che però insieme a qualche conflitto, purtroppo anche in tempi moderni, ancora oggi continua. Che serva di lezione per le generazioni future ! La manifestazione è stata abbastanza partecipata a Villa Campanile, un grazie a tutti gli intervenuti.
Tredici e quattordici maggio, festa della mamma, mi sono chiesto: come mai viene festeggiata la seconda domenica del mese di maggio?
Tale festa ha origini molto antiche, addirittura fino ai tempi degli antichi romani, ma pure nella patria degli dei in Grecia, legata al culto della fertilità femminile, segnando il passaggio dal gelido inverno alla più colorita e calda estate. Anche se è trascorso molto tempo da allora la voglia di festeggiare la mamma è rimasta inalterata negli anni, sembrerebbe che la prima festa, come la conosciamo noi, fu proposta da una signora, convinta femminista e pacifista americana, tale Julia Ward Howe nel lontano 1870, ripresa in seguito da un altra donna, Anna Javis, che ripropose la stessa idea di festeggiare la propria mamma, legatissima alla propria madre, propose anche il simbolo di tale ricordo, il garofano bianco, fiore di compiacimento della propria mamma, era il 10 maggio a Grafton negli Stati Uniti. In Italia, per la prima volta, venne celebrata nel 1956 dal sacerdote Don Otello Migliosi in Assisi, sempre la seconda domenica del mese di maggio, in altri paesi europei e non solo, viene festeggiata la mamma, magari in altre date di collocazione del calendario, in Egitto il 22 marzo, in Argentina nel mese di ottobre, in Norvegia nel mese di Agosto, ogni nazione ha le sue tradizioni e costumi, però la mamma è mamma in tutto il mondo ed è doveroso festeggiarla. Le mamme degli anni cinquanta, nelle fotografie in bianco e nero, magari un pochino sbiadite, bellissime anche allora, alcune casalinghe, altre contadine, pochissime laureate. Oggigiorno lo scenario è completamente diverso, mamme astronaute, che passeggiano tranquillamente nella stazione spaziale intorno al nostro pianeta, mamme ingegneri, scienziate, però sempre mamme, con il cuore rivolto ai propri figli, la mamma è sempre la mamma, in qualsiasi epoca del tempo che stiamo vivendo, un bene insostituibile, purtroppo quando la perdiamo per sempre, ci accorgiamo della loro assenza, che nessuno potrà mai sostituirla, allora, a chi ha la fortuna di averla sempre accanto, abbracciatela e tenetevela stretta, cercate di non farla arrabbiare. Anche i Fratres, donatori di sangue di Villa Campanile, hanno festeggiato la mamma, sabato 13 e domenica 14 maggio, allestendo un punto vendita, con le piantine floreali, in prossimità della chiesa, il tempo non ci ha assistito, era abbastanza bruttino. Un invito rivolto a tutti, cercate di unirvi ai Fratres, magari divenendo donatori di sangue, potrete migliorare l’esistenza di qualche mamma, bisognosa di trasfusioni, che non troviamo tanto facilmente in commercio, fatevi avanti. Non siate timorosi ! Per ulteriori informazioni, contattateci telefonicamente, oppure inviandoci un messaggio Wattsapp, ai numeri 3926230421 Massimo oppure al 3276603330 Attilio, potrete anche aiutarci economicamente, quando farete la denuncia dei redditi, versando il 5 per 1000 ai Fratres, il numero del codice fiscale e 91004450507. Grazie dell’interessamento, un grazie anche a coloro che, sfidando le intemperie della natura, hanno portato a termine la nostra iniziativa per la festa della mamma.
Ciao a tutti dal vostro Attilio Boni, il Ciaba.
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nella famiglia parrocchiale .......
Sabato 13 maggio si sono uniti in matrimonio, nella chiesa di Orentano, Marco Regoli e Sara Orsi
Purtroppo, ancora un paesano è venuto a mancare, in questo caso un villese D.O.C., trattandosi di Giulio Ausili. Collaboratore, in tempi passati, del carnevale di Villa, con la pentolaccia, che personalmente costruiva, costruendo e progettando il lancio delle lanterne in aria, come le conosciamo oggi, continuando nel tempo ad adoperarsi per le varie associazioni di volontariato, come Fratres donatori di sangue, oppure la Pro-loco, in occasione della Festa del Contadino e la locale Misericordia, era stato un membro del consiglio direttivo della confraternita, un villese intraprendente e sempre pronto a scambiare qualche parola con il prossimo, un uomo gioviale. La sua passione per i motori e per le mercanzie di ogni genere del passato, insieme al tiro al piattello,(era arrivato anche a gareggiare nella nazionale italiana). Giulio mancherai a tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerti. Gli amici di Villa Campanile
Gianpiero Pieri 08-06-2009
Paolo Signorini 08-05-2014
Sabato 13 maggio battesimo di Jamie Brachini di Valerio e Simona Di Fidi
Domenica 14 maggio battesimo di Tecla Nelli di Daniele e Denise Ravasio Ai piccoli auguriamo di crescere come Ci ha Gesù, in età, sapienza e grazia. Ai preceduto genitori le nostre più vive alla casa congratulazioni. Del Padre La parrocchia ringrazia la 19 maggio locale Pro-loco per il Giulio Ausili generoso contributo di anni 87
Francesco Grasso 01-04-2020
Fiorenzo Ghimenti 25-05-2009
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15 maggio - festa della Madonna di Montenero Il Santuario della Madonna delle Grazie, famoso come Santuario di Montenero, si trova sul colle di Monte Nero a Livorno, in un punto panoramico da cui si può ammirare il mare e il porto. Le origini del Santuario risalgono alla Pentecoste del 1345 quando, secondo la tradizione, un pastore storpio trovò un’immagine miracolosa della Vergine Maria e seguendo un’intuizione interiore la portò sul colle di Montenero, luogo allora conosciuto come rifugio di briganti e per questo considerato oscuro: un «monte del diavolo». Al di là delle diverse leggende circa il ritrovamento dell’immagine della Madonna – che la critica attribuisce a Iacopo di Michele, detto Gera – sembra che tale icona sia comparsa a Montenero in seguito a una fama dell’immagine miracolosa si diffuse presto per via delle numerose grazie operate dalla Beata Vergine. Cominciano i pellegrinaggi e con essi aumentarono le offerte per il piccolo oratorio che ospita la Madonna. Già nel 1380 furono iniziati i lavori per ampliare la Cappella e i locali che servivano al riparo dei pellegrini. Ai primi custodi del santuario, quasi sicuramente i frati terziari, seguirono le custodie dei Gesuati (dal 1442 al 1668) e dei Teatini (dal 1668 al 1792) indicati allora come i più qualificati a espletare il servizio presso il Santuario.
Infatti, nel 1720, i Teatini iniziarono i lavori di ampliamento che terminarono nel 1774. In questo lasso di tempo la Madonna di Montenero operò alcuni miracoli a favore di tutta la città, tra i quali quello del 1742 quando Livorno fu sconvolta da un violento terremoto e soccorsa, ancora una volta, dall’immagine della sua protettrice, che fu trasportata in città e posta davanti alla Collegiata. Quel miracolo non fu mai dimeatontic dai livornesi, tanto che ogni anno si rinnova il voto che essi fecero alla Madonna «di digiunare in perpetuo il 27 gennaio, di non far balli, né maschere, di assistere nella Collegiata stessa all’annua funzione di ringraziamento». Nel 1792 il Santuario fu affidato ai Monaci benedettini Vallombrosani che ne sono attualmente i custodi Per vari secoli nessuno dovette porsi il problema di conoscere il nome dell’autore della sacra immagine di Montenero. Il significato spirituale travalicava ogni anacronistica indagine storico artistica per avanzare una plausibile attribuzione, trattandosi di opera né firmata né datata. Inoltre gli antichi predicatori pieni di mistico ardore ci misero tutto il loro impegno per scoraggiare eventuali ricerche, preferendo da un lato propagandare, almeno a partire dal XVI secolo, la leggenda dell’apparizione al pastore e della traslazione angelica da Negroponte, dall’altro avvolgere di mistero la sacra tavola inserendola nel novero delle pitture acheropite, cioè non dipinte da mano umana, ma realizzata direttamente dagli angeli o, cambierebbe ben poco, dall’evangelista San Luca, a cui si attribuivano per pura devozione varie antiche icone della Vergine col Bambino. Il primo ad affrontare in modo razionale la paternità di questa pittura fu nel XVIII secolo il teatino Giorgio Oberhausen, autore di un ricco volume sulla stroia della Madonna di Montenero pubblicato a Lucca nel 1745 ed è proprio la novità dell’approccio più che il risultato effettivamente raggiuntoe a rnderlo interessante per gli studiosi moderni. Costatando che il dipinto era stato realizzato su tela applicata su una tavola di legno e avendo nozione del fatto che il pittore (fig.1) Margaritone d’Arezzo (1250?-1290?) si serviva di questo tipo di supporto, di cui secondo il Vasari sarebbe stato anche l’inventore, gli fu così attribuito, ammettendo però ritocchi di epoca successiva dovuti ad altri artisti, come al cortonese Luca Signorelli (1445–1523). In realtà il supporto costituito da tela applicata su tavola fu usato ben prima dell’epoca di Margaritone così come per tutti i secoli successivi. Il nome di questo artista dovette essere stato suggerito anche dalla credenza che il dipinto sarebbe stato donato dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati, morto a Montenero nel 1327 sulla via del ritorno alla propria città dopo l’incontro a Pisa con Ludovico il Bavaro. Peccato che l’illustre prelato fosse passato a miglior vita non sul nostro colle, ma a Montenero di Val d’Orcia. Quanto ai ritocchi di Luca Signorelli (1445 c.-1523) non si capisce da dove possa essere derivata la supposizione, che è del tutto priva di fondamento ALCUNI AVVISI La sapienza antica ha posto queste parole L’ultimo venerdì di ogni mese (partire dal mese di come un codice sacro da seguire nella Giugno) alle ore 18,00 nella chiesa di San Lorenzo vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro . carica di significato per aiutare anche noi Martire – Orentano ci celebrerà la messa di a concentrare lo sguardo sull’essenziale e guarigione e liberazione. Alle ore 21.15 la recita superare le barriere dell’indifferenza. La del Santo Rosario e la Santa Messa. Povertà assume sempre volti diversi, che Padre Ivan è disponibile, ogni Sabato, richiedono attenzione ad ogni per le confessioni, dalle 10,00 alle 12,00 condizione particolare: in ognuna di nella chiesa di Orentano queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli. Quando andiamo a fare la spesa, ricordiamoci anche di chi è Vorrei ringraziare tutte le famiglie di Orentano e in condizioni meno fortunate di noi. C’è una cesta all’ingresso della chiesa in cui Villa Campanile, che hanno accolto e ricevuto la siamo invitati a mettere una scatola di fagioli, un pacco di pasta, una confezione di benedizione delle famiglie quando siamo stati a zucchero, una bottiglia d’olio, generi alimentari di vario genere, che poi verranno casa vostra. Vorrei ringraziare in modo particolare distribuiti ai più bisognosi della nostra parrocchia. «Tendi la mano al povero» fa Don Roberto Agrumi, che mi ha accompagnato risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si casa per casa. Vorrei ringraziare tutti coloro che lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. Hanno partecipato e hanno preparato il rosario e la L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle Santa Messa nelle Corti. Auguro ogni bene a tutti i mani generose! Tendere la mano è un segno: un segno che richiama ragazzi e le ragazze che riceveranno per la prima immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore Un piccolo-grande volta il Corpo e il Sangue di Gesù. Auspico a loro impero della carità, costruito a partire dallo sguardo d’amore che ognuno di noi è e alle loro famiglie abbondanza della grazia del capace di dare. Lo stesso sguardo che duemila anni fa Gesù rivolgeva a chiunque lo Signore Gesù. Ringrazio i loro catechisti/e che li hanno preparati ad incontrare Gesù. incontrava. Di quello sguardo, abbiamo tutti bisogno
Tendi la tua mano al povero