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L’Araldo
Anno LXII n°02 marzo-aprile 2024
di Villa Campanile
Bollettino della parrocchia san Pietro d’Alcàntara in Villa Campanile diocesi di s. Miniato (Pisa)
padre Ivan Clifford 333 49 16 789 - Don Roberto Agrumi 349 21 81 150 aut. trib. Pisa n° 22 del 9-3-1972 -Direttore responsabile don Roberto Agrumi
email parrocchia roberto.agrumi@alice.it - Abb. annuo € 15,00 sul c.c.p. n° 11148566 - int. a Parrocchia s. Pietro d’Alcàntara - via Pini 2 - 56022 Villa Campanile (Pisa)
oppure Credit Agricole IBAN IT59O0623070961000040134370
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Maria Maddalena esce quando Entrano, prima Pietro e poi Giovanni, e ancora è notte: esce sfidando il ciò che appare ai loro occhi rende subito buio dello smarrimento, della leggibile il mistero che si è compiuto nel delusione, dello sconcerto; esce silenzio della notte: di fatto, il sepolcro è dalla logica del buon senso che le vuoto, ma le parole udite dal Maestro lo sussurra nel cuore l’inutilità del suo illuminano (cf. Mc 8,31; 9,9-10) e andare al sepolcro a quell’ora. Esce rendono già percepibile, nella fede, la mossa da una logica diversa, quella grazia di una Presenza nuova. Cosa può ha soltanto una logica altra, quella della fede e della voler dire allora per noi seguire i speranza. E sono la fede e la speranza a guidare i suoi discepoli? Vuol dire sfidare il buio delle passi nel buio, verso il dono di Pasqua. Dono che ha nostre notti con la forza della fede e della l’aspetto sconcertante di un sepolcro spalancato e speranza, sapendo che nel silenzio si sta vuoto, di fronte a cui la reazione è quella umanissima compiendo un mistero di grazia, perché di pensare ad un furto e quella altrettanto umana di nessun sepolcro può imprigionare la Vita, darsi subito da fare per recuperare quel Corpo amato, e quella vita che noi attendiamo, una vita con la fretta appunto di chi ama. E’ sempre la logica nuova, diversa, definitiva, prima o poi si dell’amore che domina la scena. E Maria Maddalena manifesterà. Buona Pasqua Tutti voi. Il corre. Corre da Pietro e Giovanni, e questi ultimi a Signore Risorto conceda tutti voi la pace, loro volta corrono insieme al sepolcro. Il discepolo la gioia e la salute. Vi ringrazio per la che Gesù amava corre più svelto - non stupisce, visto vostra calorosa accoglienza quando che è l’amore il motore della corsa - e arriva prima, siamo stati nelle vostre case per la ma sa fermarsi e cedere il passo, perché l’amore vero benedizione annuale. Vostro padre Ivan è pieno di rispetto e di sapienza e riconosce le priorità.
Buona Pasqua !!!!
Venerdì 26 aprile ore 21,15 preghiera e santa messa per la guarigione e 8 Aprile ore 21.15 (ad liberazione.
Orentano) CONOSCIAMO LA Ore 21,15 rosario BIBBIA (a partire dal mese di Aprile, ogni secondo lunedì del ore 21,30 s. messa adorazione e mese), lettura e spiegazione della Bibbia. Partiamo con benedizione l’ultimo libro della Bibbia nella chiesa di Apocalisse di San Giovanni .
Orentano
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Il Vescovo racconta il suo incontro con papa Francesco Sono due le cose che mi hanno segnato di più in questa Visita ad Limina: prima di tutto la coscienza della cattolicità, universalità, e dell’unità della Chiesa. Trovandoci come vescovi toscani con il Papa e poi con i dicasteri che sostengono la sua missione, è proprio il respiro universale, l’essere chiamati a servire la missione verso tutta l’umanità, ciò che mi è risultato più evidente, più concreto. I vescovi insieme, attorno al Papa, nel grande corpo della Chiesa, fatto di ma che la Chiesa sia sempre più limpida per lasciar passare la luce di Gesù, che vuole la sogni battezzato, nell’unità della stessa chiamata e della stessa missione, siamo nel mondo per rendere concreta la voce, lo sguardo, l’abbraccio di Gesù verso ogni persona umana. Ma proprio questa universalità ridona senso e valore all’impegno quotidiano, nella comunità diocesana, nelle parrocchie, nelle realtà ecclesiali, per far giungere questo abbraccio di Gesù a ogni persona che Egli mette sulla nostra strada, soprattutto oggi in cui senza qualcuno che lo annunci, che ne sia testimone, Gesù può rimanere uno sconosciuto per tanti giovani, per tante persone che vengono da altri paesi, da altre tradizioni, in questa nostra società che sempre più vive come se Dio non esistesse. La seconda grande esperienza di questa visita pastorale è proprio la persona del Papa Francesco. Nel dialogo di più di due ore che abbiamo avuto con lui, mi ha colpito la sua capacità di ascolto attento di ognuno di noi, la consapevolezza delle sfide a cui siamo chiamati a rispondere, e l’entusiasmo per comunicare Cristo, nella passione verso ogni persona concreta. Sia affrontando tematiche specifiche del nostro essere vescovi, dalla diminuzione del clero, alla necessità di ripensare la nostra presenza nel territorio, fino ai problemi amministrativi, sia nelle cose più essenziali dei nostri compiti pastorali, si vedeva che il suo sguardo è unificato dalla coscienza di Cristo come avvenimento presente, guardando il quale nasce un giudizio nuovo su tutte le circostanze. Un giudizio pieno di concretezza, che non nasconde i problemi, ma che è colmo di speranza, perché il Signore è il vero protagonista della storia. Il Papa non ha la preoccupazione di risolvere tutto,alvezza di ogni uomo. Anche noi, come comunità diocesana, dobbiamo tornare a guardare ciò che il Signore fa in mezzo a noi e attorno a noi, e scoprire questo sguardo di speranza che rinnova il desiderio di dare noi stessi perché Lui sia conosciuto, per il bene vero di ogni persona, della nostra società, del nostro mondo inquieto che solo in Dio può trovare le ragioni adeguate di una vera fraternità e della ricerca incessante della pace. Andare alla tomba di Pietro, andare dal Papa, non è commemorazione di un passato, e neanche una riunione di «quadri ecclesiastici», ma il ritrovarci alla radice di un grande albero, che nonostante la sua vita secolare, continua a fiorire in germogli sempre nuovi di speranza per l’umanità intera.
Caro Donatore, il principale compito di noi FRATRES è sensibilizzare i cittadini sull’argomento donazione di sangue, piastrine e plasma, elementi fondamentali. Il sangue è un’esigenza quotidiana che diventa tragica ogni volta che manca, non solo in caso di eventi eccezionali quali terremoti, disastri o incidenti, ma anche e soprattutto nella gestione ordinaria dell’attività sanitaria: nell’esecuzione di trapianti e di vari interventi chirurgici, nei servizi di primo soccorso, nelle terapie oncologiche contro tumori e leucemie. In campo medico, il plasma (90% acqua e 10% proteine) è un componente del sangue sempre più richiesto e necessario. Oltre all’impiego che se ne fa in medicina generale, viene infatti largamente utilizzato per la composizione farmaceutica dei plasmaderivati (albumina, globuline, fattori della coagulazione, ecc.), veri e propri «farmaci salvavita» necessari alla cura delle malattie del sangue. Il sangue e i suoi componenti sono quindi presidi terapeutici indispensabili per la vita e purtroppo non sono riproducibili in laboratorio. Ciò significa che non esistono ad oggi alternative possibili alla donazione e se vogliamo una Sanità capace di prendersi cura di noi, non possiamo far appello solo sulla scienza e sulla medicina ma dobbiamo dare il nostro contributo. E’ molto probabile che tu fossi già in possesso di queste informazioni, ciò che invece è importante che tu sappia è che le donazioni sono in NETTO CALO! Hai il potere di contribuire ad invertire questa tendenza divulgando questo messaggio tra i tuoi conoscenti.
Domenica ventuno gennaio e domenica quattro febbraio, nei due corsi mascherati del carnevale dei bambini di Orentano i donatori di sangue di Villa Campanile, erano presenti con il loro caratteristico gazebo, cercando di coinvolgere le persone nella donazione del sangue e dei suoi derivati cioè il plasma le piastrine il sangue midollare, visto che ognuno di noi possiede tutti questi salvavita nel nostro organismo per coloro che necessitano di tali sostanze benefiche, avvicinatevi non temete nessuno vuole farvi provare brutte esperienze anzi dopo una donazione sarete proprio voi stessi ad essere soddisfatti ad avere aiutato e assicurato speranza ad i meno fortunati, correte ad informarvi presso i Fratres villesi, oppure alla struttura per la donazione del sangue più vicina a voi, per ulteriori informazioni potreste rivolgervi ad Attilio al 3276603330 inviando un messaggio watsapp oppure a Massimo al 3926230421 sempre un messaggio watsapp. Ritornando ai corsi del carnevale, abbastanza visitata la nostra postazione, ci chiedevano informazioni assai interessanti, il futuro darà il responso, se abbiamo seminato bene, raccoglieremo. Un grazie agli organizzatori dell’Ente Carnevale dei Bambini di Orentano che, amichevolmente, ci hanno ospitato e grazie anche a coloro che hanno contribuito all’ operazione gazebo con il loro tempo messo ad disposizione, magari se vorreste omaggiarci gentilmente di statuine centrini e oggettistica varia, per la nostra pesca di beneficenza, contattateci, verremo noi a recuperarla a casa vostra. Grazie per la vostra disponibilità, un ciao dai Fratres di Villa Campanile.
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nella famiglia parrocchiale ....... Domenica 18 febbraio - prima confessione per i ragazzi che si preparano a ricevere la prima comunione il 26 maggio
L’emozione di avvicinarsi per la prima volta al sacramento della Riconciliazione. Il momento che precede di qualche mese la prima comunione, non è un semplice atto «formale» del percorso di catechesi del fanciullo, come se fosse un lasciapassare per l’Eucaristia. È qualcosa in più.. La Prima confessione un momento certamente vissuto con grande trepidazione e attesa in particolare dal bambino, ma anche dai genitori che, insieme ai catechisti, hanno un importante compito: accompagnare il proprio figlio in quel cammino di fede che lo porterà all’incontro con la misericordia del Signore. Entusiasmo, gioia e consapevolezza di star percorrendo un cammino che li avvicinerà sempre più a conoscere l’amore del Signore. Sono i sentimenti con cui i piccoli si stanno avvicinando al sacramento della prima confessione. Quell’atto in cui, subito dopo il battesimo, «ci si spoglia dei propri peccati con Dio chiedendo il suo perdono per poter mangiare del suo corpo, come fatto da Gesù spezzando il pane nell’ultima cena». I figli chiedono ai genitori e i genitori rispondo ai figli, sforzandosi a utilizzare un linguaggio semplice, come amava fare il Messia. E proprio grazie alla semplicità delle parole e dei gesti utilizzati anche durante il catechismo che comincia a rimanere qualcosa di significativo, impresso nel cuore dei bambini. Il valore e il significato non solo della parola «perdono», ma di cosa questo termine comporti nella vita di ogni giorno. È anche questo un momento di crescita non solo spirituale, ma personale attraverso la fede. Una tappa fondamentale nel cammino verso l’acquisizione di quella consapevolezza e maturità che, una volta cresciuti, accompagnerà ogni giorno nella propria vita gli attuali bambini. Celebrare i sacramenti significa contemplare la bellezza della grazia di Dio che raggiunge l’uomo per sostenerlo nella vita presente e donargli la salvezza per l’eternità. Come tutti sappiamo essi agiscono e sono efficaci al di là delle disposizioni personali di grazia e dunque anche se i ragazzi non dovessero pienamente comprendere ciò che andranno a vivere e celebrare nella liturgia basta a mio modesto parere spiegare loro con semplicità che l’amore di Dio padre ci raggiunge e ci perdona sempre. Anche quando commettiamo qualche errore nella nostra vita. Essere perdonati da Dio e riconciliati con i fratelli ci fa riprendere vigore e ci fa rialzare dalle nostre cadute quotidiane. Ci hanno preceduto alla casa del Padre
Francesco Grasso 01-04-2020
Felice Grieco 19-02-2024 Felice purtroppo è venuto ad mancare ai propri cari e alla comunità villese, uomo semplice e tranquillo, accudendo alla propria famiglia con amore e devozione finchè ha potuto, mancherai a tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerti
Bilancio parrocchiale anno 2023
Felice Grieco 19-02-2024
Entrate € 14.465,00 Uscite € 12.765,16
Luciano Todde 11-02-2024
Questo è il riepilogo generale, chiunque volesse vedere nel dettaglio le voci, una per una, basta chiedere.
13-01-2024 Lelio Baldasseroni di anni 87
ricordo
di
Padre Ivan è disponibile, ogni Sabato, per le confessioni, dalle 10,00 alle 12,00 nella chiesa di Orentano
«Gigetto»
«Con rispetto miei cari signori che ricordo Gigetto, risvegliandovi i cuori con le poche parole, tutto ligio nel cappotto, richiedeva il calore al passante distratto. All’inizio erano 100 lire, in un tempo sincero, cambia il modo di dire, che con l’arrivo dell’euro, quando andava di fretta, domandava una sigaretta, la chiedeva in più, perchè la sua Luigi Bernardi fissa era l’espresso, non parlo di (Gigetto) un treno, ma di un succo Luciano Todde supremo dal fumante sapore. Partito da solo, con un silenzio 11-02-2024 assordante, verso il cielo, ha preso il volo e il dolore è Luciano, originario della bella straripante e battendoci il petto per la sua lontananza ne Sardegna, trasferitosi in Villa nutriamo rispetto. Se c’è scappata una mancanza, quando Campanile, dopo la pensione, si prendi il berretto pensa al grande Gigetto. Che tu sia sempre ambientò subito al carattere nel cuore, ciao Gigetto». Complimenti a chiunque abbia folcloristico e caratteristico scritto queste righe ricordando Gigetto, che per gli abitanti paesano. In virtù del carattere con qualche primavera sulle loro spalle ricorderanno gioioso e simpatico, sempre sicuramente a Villa Campanile. Si chiamava Luigi Bernardi pronto ad rivolgere un saluto e (soprannominato Gigetto). La poesiola in rima, racchiude scambiare qualche impressione tutte le caratteristiche bonarie di Gigetto, domandava, con sulla vita quotidiana e futura. Una certa particolarità, se potevi dargli una sigaretta, oppure Purtroppo un male incurabile e pagargli un bollente caffè, senza invadere la cortesia del maligno se lo è portato via, dalla passante occasionale, anche al villese conosciuto, come non negare un piccolo dono al compaesano. Conosciutissimo e popolazione villese. Ciao caro caratteristico Gigetto, purtroppo scomparso il 17 aprile nell’ amico Luciano. Anno 2007. Ciao caro Gigetto, gli amici di Villa Campanile
Nel riquadro
propria famiglia e alla
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4 La vera storia di questo quadro Chi di voi non ha mai visto questo quadro? È famosissimo e si trova in quasi tutte le case.
Avanti al letto della nonna o sopra il caminetto in cucina. È la «Madonnina» più riprodotta di tutti i tempi. Voglio raccontarvi la sua origine In realtà, il quadro ritrae una fanciulla di undici anni, Angela Cian, con il fratellino più piccolo Giovanni in braccio. Il pittore Roberto Ferruzzi (Dalmazia 1853 - Luvigliano, Colli Euganei, 1934) era figlio di un noto avvocato, e, dopo gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova. Molto dotato nel disegno, pur continuando i corsi universitari, studiò disegno e pittura e si dedicò anche alla musica. Nel 1879 si stabilì a Luvigliano (Colli Euganei) dove si dedicò esclusivamente alla pittura creando attorno a sé un cenacolo culturale che divenne meta dei
La storia delle nostre «Corti»
Bacarino
Corte di Villa Campanile in via degli Ulivi all’ angolo con via Signorini, nell’ uso locale il luogo è detto «Baarino» dovuto al dileguo della «e» della parlata toscana occidentale.
Questa corte viene considerata l’ insediamento storico della famiglia Barbieri in Orentano ed il toponimo deriva dal soprannome dei suoi antichi abitatori giunti ad Orentano dalla vicina Montecarlo portandosi dietro questo curioso nomignolo. Il primo ad arrivare fu Giovanni di Matteo di Menico Barbieri (1570–1616) che nell’ anno 1600 prende a livello un podere in Orentano in luogo allora detto «alle Sughere» e «in cima a Valle a Greppi» dove negli anni seguenti costruirà la sua casa venendovi ad abitare stabilmente. Difatti suo figlio Matteo (1596–1629) si sposa ad Orentano nel 1617, e qui nascono i suoi figli, tra cui Giovanni, l’ ultimogenito, anche lui detto «Bacarino» (1630–1678). Le prime notizie della famiglia Barbieri risalgono alla seconda metà del quattrocento con Giovanni di Piero, citato testualmente «Iohannem barbitonsorem» che a Montecarlo lavorava nella bottega di Niccolao di Benedetto barbiere, suo patrigno. A quei tempi il barbiere eseguiva non solo rasature, ma praticava anche salassi ed eseguiva piccoli interventi chirurgici.
Corte di Villa Campanile sulla via Romana. Il toponimo deriva Montanelli dal cognome dei proprietari del podere ed è di formazione piuttosto recente. La famiglia Montanelli proveniente da Villa Saletta nel comune di Palaia, è attestata ad Altopascio alla fine del settecento con Alfonso di Giuliano, bracciante. Il figlio Vincenzo (1802–1882) assieme al nipote Lodovico, figlio di Alessandro di Alfonso (1840–1922) intorno al 1870 si trasferisce ad Orentano e si insedia in questo podere, subentrando ai signori Franciosini di Castelfranco che lo tenevano in precedenza. Tratto dal Dizionario della toponomastica dell’ arch. Savino Ruglioni
maggiori artisti dell’epoca. Un giorno vide una ragazzina, Angelina Cian, seconda di quindici figli, che teneva in braccio il fratellino Giovanni addormentato.
L’immagine dei fratellini colpì il pittore per la sua tenera dolcezza, e la riprodusse in un dipinto che intitolò ’Maternità’. Il dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia nel 1897 e venne premiato; il successo popolare suggerì un cambiò di titolo in ’Madonnina’.
Il quadro fu acquistato per tremila lire, cifra astronomica per l’epoca, e più volte rivenduto. Infine fu acquistato dai fratelli Alinari, noti fotografi di Firenze che lo misero in esposizione nei loro studi. Fu ancora rivenduto, ma i fratelli Alinari si riservarono i diritti di riproduzione. La «Madonnina», detta «delle vie», o «del riposo», fu riprodotta in migliaia di copie, biglietti, «santini», oggetti di devozione.
Durante la Seconda Guerra mondiale, l’ambasciatore americano in Francia, John G.A. Leishman, acquistò il quadro, ma durante il viaggio verso gli Stati Uniti la nave venne silurata e la bella Madonnina finì in fondo al mare. Alcuni sostengono che non sia perduta, ma in una collezione privata in Pennsylvania. La ragazza del ritratto, Angelina, che ispirò la Madonnina, si era nel frattempo trasferita a Venezia. Si sposò e seguì, nel 1906, il marito in California, a Oakland. Ebbe dieci figli, ma la sua felicità svanì per l’improvvisa morte del marito; vedova, non fu in grado di affrontare le avversità della vita; i suoi figli furono ospitati in orfanatrofio e lei, in preda alla disperazione, fu internata in manicomio. Morì nel 1972. Non sapeva che il suo viso avrebbe ispirato milioni di preghiere in tutto il mondo
Tendi la tua mano al povero
La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli. Quando andiamo a fare la spesa, ricordiamoci anche di chi è in condizioni meno fortunate di noi C’è una cesta all’ingresso della chiesa, sulla destra, in cui siamo invitati a mettere: una scatola di fagioli, un pacco Domenica delle Palmecon i ragazzi del catechismo di pasta, una confezione di zucchero, una bottiglia d’olio, generi alimentari di vario genere, che poi verranno distribuiti ai più bisognosi della nostra parrocchia. «Tendi la mano al povero» fa risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle mani generose! Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. Un piccolo-grande impero della carità, costruito a partire dallo sguardo d’amore che ognuno di noi è capace di dare. Lo stesso sguardo che duemila anni fa Gesù rivolgeva a chiunque lo incontrava. Di quello sguardo, abbiamo tutti bisogno