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N.3 - Marzo - 2009 - Anno LI
Voce di Orentano BOLLETTINO PARROCCHIALE
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Cari fedeli, continua la benedizione delle famiglie per 19 marzo : san Giuseppe l’acqua santa e devo dire che per me è un’occasione davvero importante Nella tradizione popolare, San Giuseppe, per entrare in contatto con tante situazioni difficili e problematiche che si sposo della Vergine Maria, è il santo incontrano di casa in casa. Vorrei essere più vicino ad ogni famiglia che protettore dei poveri e dei derelitti, poiché i soffre e sta male, ma vi prometto che non mancherà il sostegno della mia più indifesi hanno diritto al più potente dei preghiera. Invito, poi, i genitori a stimolare i propri figli perché siano Santi. Presenti al catechismo ed alla santa messa, come momento fondamentale In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di del loro incontro con il Signore e quindi della loro crescita umana e giovani sposi, in un paese straniero ed in spirituale. Non siate troppo pessimisti con i vostri figli, ma fatevi vedere attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata convinti e decisi, possibilmente testimoniando col vostro esempio di la richiesta di un riparo per il parto. Questo partecipazione alla messa domenicale. Anche la Via Crucis, che facciamo atto, che viola due sacri sentimenti: l’ospitalità nei venerdì di quaresima, alle ore 21,00 in chiesa è un’ occasione e l’amore familiare, viene ricordato in molte importante, sia per gli adulti, che per i ragazzi, per meditare sul mistero regioni con l’allestimento di un banchetto della passione e della morte di Gesù in croce, per la nostra salvezza. La speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il comunità parrocchiale, è una grande famiglia, cerchiamo davvero con 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i l’aiuto del Signore, di volerci sempre più bene, di estinguere ogni forma di poveri al banchetto di san Giuseppe. In questa odio e rancore e, nel perdono vicendevole, di accogliere nella nostra vita occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed colui che viene nel nome del Signore. A tutti auguro di cuore una santa i poveri erano serviti dal padrone di casa. quaresima. Vostro don Sergio In alcune città, il banchetto veniva allestito in chiesa, e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, TUTTI COLORO CHE tante quante le pietanze che venivano servite.
INTENDONO SPOSARSI San Giuseppe è anche il simbolo della castità, e quindi tutore delle ragazze da marito. Molti NELL’ANNO 2009 proverbi e poesie popolari contengono SONO TENUTI A PARTECIPARE raccomandazioni a San Giuseppe, per trovare marito. Questo santo è una delle figure più AL CORSO PREMATRIMONIALE care alle famiglie, ed è uno dei beati ritenuti CHE INIZIERA’ LUNEDI’ 2 più potenti per la concessione delle grazie.
MARZO ALLE ORE 21,00 Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è NELLA SALETTA anche il protettore dei falegnami, che da SOPRA LA CANONICA sempre sono i principali promotori della sua festa.
La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche, che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia: i falò e le zeppole. Poiché la celebrazione di san Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. In quest’occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni li scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa. A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di san Giuseppe, ha un fervore particolare. Nel passato, ad ogni angolo di strada era possibile trovare un banco di frittelle, e tutta la città era addobbata da decorazioni festive. E’ infatti con la festa di san Giuseppe che si saluta definitivamente l’inverno e si comincia a sentire il profumo della primavera, così le vicende stagionali e gli antichi riti si uniscono con la festosità e la devozione dei cristiani.
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Cronaca paesana
La Quaresima La Quaresima è il tempo forte per eccellenza della conversione e del ritorno a Dio. Nella liturgia emergono continui richiami al senso cristiano del peccato, all’umile preghiera con cui se ne domanda perdono, alla carità operosa (digiuno ed elemosina ) con cui si esprime la volontà di conversione.
Valorizzare questo tempo significa prendere coscienza della continua chiamata a riscoprire insieme sia la memoria del proprio battesimo, sia la memoria del mistero della pasqua di Cristo e della nostra pasqua uniti a lui. In questo tempo di grazia l’attenzione è rivolta a Cristo e all’uomo e al mistero del Cristo che illumina la sorte dell’uomo. La fede e la riflessione teologica della Chiesa colgono nell’incarnazione, passione e risurrezione del Figlio di Dio la chiave per interpretare tutta la storia e il vissuto dell’umanità. Basti pensare alla domenica scorsa in cui la Chiesa ci ha condotti nel deserto con Cristo. Abbiamo visto il Cristo tentato in quelle che sono le tre tentazioni tipiche dell’umanità: il sesso, i soldi e il successo.
Silvia Pagliaro Dice Agostino che in Cristo tentato è stato tentato l’uomo e in Cristo vincitore della tentazione, l’uomo ha vinto il demonio. Una volta e per sempre Cristo ha salvato il mondo portando il creato alla completa liberazione, e l’uomo di fede può ora guardare il prima di Cristo in vista di lui e il tempo successivo alla sua morte e risurrezione come lo spazio per comprendere e approfondire la straordinaria ricchezza della Pasqua verso cui camminare e in cui sperare. La quaresima allora è il momento della introspezione, Oriano Guerri dell’esame di coscienza approfondito, per conoscere la nostra miseria e la misericordia di Dio, il nostro peccato e la sua grazia, la nostra povertà e la sua ricchezza, la nostra debolezza e la sua forza, la nostra stoltezza e la sua sapienza, la nostra tenebra e la sua luce, il nostro inferno e il suo regno. La quaresima è il tempo di analizzare alcuni principi spirituali forti come spranghe di ferro a cui i religiosi devono appigliarsi per rimanere ben radicati nel terreno buono dove devono fruttificare, ma anche che devono prendere in mano come randelli per colpire alle radici il male antico sempre pronto a rendere inutile e inefficace l’azione della grazia di Dio. Pregare e Digiunare. E’ essenziale che la preghiera sia autentica: cioè che ci sia una perfetta corrispondenza tra disposizioni intime e atti esterni con le affermazioni e gli atteggiamenti della preghiera.
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Molti uomini, pregando, non pregano, perché il loro cuore e la loro vita non sono in armonia con la preghiera.
Guai all’uomo che porta un nome più grande delle sue opere. La preghiera in altre parole deve sgorgare dal cuore prima di uscire dalle labbra, esige anima e corpo votati a Dio e non al mondo, impone opere conformi alla volontà di Dio; alcune volte non comporta nessun movimento delle labbra, ma esigerà sempre purezza e fervore di cuore. Essere autenticamente religiosi implica armonia tra vita e preghiera. L’opera del religioso è essere fuoco, un fuoco tale che dove penetra, consuma. Un tale, molto zelante nella preghiera, si era addormentato. Il diavolo, seduto accanto al suo letto, diceva che si guardava bene dallo svegliarlo perché quel monaco, una volta desto, si sarebbe messo subito a lodare Dio e l’avrebbe cacciato. Satana teme la preghiera dei cristiani ferventi, sa che può annullare la sua azione. Il digiuno, che può essere praticato in forme antiche o nuove, è segno di conversione, di pentimento e di mortificazione personale e, al tempo stesso, di unione con Cristo crocifisso e di solidarietà con gli affamati e i sofferenti.
Prima di intraprendere la sua missione nel mondo, il Signore stesso ha digiunato per quaranta giorni ed ha insegnato l’esercizio del digiuno. Per il Nuovo Testamento il digiuno è un mezzo di astinenza, di pentimento, di elevazione spirituale.
Già ai tempi degli Apostoli, la Chiesa ne ha proclamato l’importanza, senza però proporre una legge fissa, in quanto questa pratica spirituale è direttamente proporzionata alla capacità del penitente di sopportarla.
L’autentico digiuno è legato intimamente alla preghiera e al pentimento sincero. «Il digiuno, così come indica il termine, significa astenersi dal cibo; ma il cibo non ci ha mai resi né più giusti, né più ingiusti » diceva Clemente Alessandrino, sottolineando così che il vero valore del digiuno è essere capaci di non diventare schiavi delle passioni e del mondo. Il digiuno dal cibo è un consiglio ascetico, e l’ascesi è una proposta non una legge, ma digiunare dal peccato, questo sì che è legge che bisogna mettere in pratica.
Cresime 2009
Domenica 15 Febbraio alla S. Messa delle ore 11, nella nostra chiesa, addobbata a festa, occhi puntati su 22 ragazzi della parrocchia. Il nostro vescovo mons. Fausto Tardelli, ha amministrato loro il sacramento della Cresima, dopo sette anni di formazione, curata dai catechisti e continuata, poi, da Don Sergio. Assai felice il nostro parroco li ha presentati singolarmente al vescovo, chiamandoli per nome, a cui hanno risposto «eccomi». Ha parlato dei nostri ragazzi, dicendo « che questi giovani sono la speranza della nostra parrocchia». Ha tracciato, compiutamente, il percorso che ha preceduto la Cresima.
Oltre al normale corso di formazione, ha detto il parroco, i ragazzi hanno alternato altre attività come l’animazione della Messa e la partecipazione, di alcuni, ai gruppi scout. Altrettanto felice, anche per la calorosa accoglienza, il Vescovo, rivolgendosi ai cresimandi:
«Non potete deludere il vostro parroco, ha detto, siete stati foto Barsotti presi per mano dai vostri genitori e pertanto l’augurio che vi faccio è di continuare questo esaltante cammino accanto alla chiesa». Ai padrini e alle madrine, invece, l’ esortazione a seguirli per gli anni a venire. «La cresima, ha continuato Mons. Tardelli, non è un diploma di laurea, non è un pensionamento dalle attività ecclesiastiche ma è il sacramento del dono dello Spirito che deve illuminare il vostro cammino». Dunque una Messa assai partecipata, con la chiesa stracolma .
Al termine della cerimonia il vescovo ha consegnato un piccolo omaggio ed una pergamena a tutti i ragazzi, in ricordo del sacramento ricevuto.
Federico
THOMAS VALORI, DANIELE D’ANGELO, LORENZA LAMI, ASIA PARRINI, GIADA BENEDETTINI, IRENE GIUSTI, FRANCESCA SICHI, MOIRA FERRO, CARLO LEANZA, SEBASTIANO CILINDRO, BENEDETTA CAVALLINI, TOMMASO AGRUMI, MATTEO CAPONI, GIOVANNI CIRCELLI, SIMONE MARINARI, MATTEO AGRUMI, JONATHAN ARVINI, LEONARDO GORINI, THOMAS SANTOSUOSSO, CAMILLA MARASSA’, LAURA DAL CANTO
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Nella Famiglia Parrocchiale Buon compleanno
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Auguri «nonna» Giulietta… .....e sono 105!!!
Lo scorso 6 febbraio ha compiuto la bellezza di 105 anni Lazzerini Giulietta (Ruglioni Settima Maria Giulia). Settima di otto fratelli, Giulietta è infatti nata ad Orentano il 6 febbraio 1904 ed è di sicuro una delle poche persone che in Italia possono vantare il raggiungimento di un simile traguardo.
Voce di Orentano si unisce a tutte le persone che nell’occasione hanno festeggiato l’evento, 20 marzo 2009 Valeria Martinelli compie rinnovando gli auguri alla «nonna» più longeva quattro anni. sicuramente del nostro paese, ma probabilmente Tanti auguri dai genitori Giulio Ruglioni anche di tutta la regione.
Rita e Maurizio e dai nonni Valeria e Angiolino
CI HANNO PRECEDUTO Cari amici, alcuni mi scrivono lamentandosi che da tanto tempo chiedono delle grazie a ALLA CASA DEL PADRE Dio senza essere ascoltati. Sembra quasi che Dio sia sordo alle loro invocazioni. Ma Dio ascolta o non ascolta? Dio ascolta sempre. Anzi, sa già ciò di cui noi abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo. A volte ci dà le grazie senza che le domandiamo. Ma noi non ci facciamo caso. Dio ascolta sempre, ma non sempre interviene subito. «La Madonna ama farsi pregare» diceva la piccola Bernardette. Se intervenisse subito, smetteremmo di pregare. Dio ci ascolterebbe immediatamente, se non cessassimo di pregare. La preghiera è il nutrimento dell’anima. Conservandoci nella preghiera, Dio ci fortifica nel cammino di santità. Chiediamo a Dio con fiducia nella certezza che Lui provvederà secondo la sua sapienza e bontà. Non diamo ordini a Dio. Esponiamo i nostri bisogni e restiamo nella pace. Nessuna preghiera rimane inascoltata. In Cielo vedremo l’efficacia delle nostre preghiere che qui in terra sembravano inascoltate.
vostro Padre Livio
Ricordo dei defunti
Emilia Urbani 25-04-1999
Alfredo Cristiani 24-03-1997
8 febbraio Innocenti Lea ved. Andreotti di anni 91 18 febbraio Bruna Cavallini ved. Ponziani di anni 84
Panattoni Carla (RM) Carlini Moreno(FI)
Regoli Rita, Duranti Daniele, Guerri Pietro(RM) Masini Cecchi Lina (Vicopisano PI)
Biasutti Meucci Giovanna (TO) ,Valle Marcella (RM) De Romanis Paola (RM) Cerichelli Maurizio (RM) Riccomi Costantino (RM)
Duranti Sauro (RM) Caputo Riccomi Adelina (TO) Riccomi Siliana (TO)Panattoni Lida (RM)
Parenti Silvano (RM) Luperini Ines (RM) in memoria di Gaetano e Cesarina, Ruglioni Silvana (Forte dei marmi)Mori Viana(Viareggio) Duranti Graziella (PR)in memoria dei genitori,
O Cristo che piangesti per la morte di Lazzaro, e vivo lo rendesti a Marta ed a Maria tu implorasti il perdono per i tuoi uccisori, ed al ladrone pentito promettesti il tuo regno.
Tu che in croce affidasti a Giovanni la Madre, fa che ella ci assista nell’ora della morte.
Concedi, o buon pastore, ai fratelli defunti di vedere il tuo volto nella gloria dei cieli.
Bernardoni Delfino 31-03-2008 Martinelli Carlo 08-03-1998
Questa foto vuole essere un omaggio a due persone che nella mia vita sono state molto importanti, mio padre e mio zio Carlo. E’ una vecchia foto che li ritrae insieme, felici, sorridenti e magari un pò più giovani di come ve li ricorderete... ma nella mia mente è così che li voglio immaginare, felici e sorridenti e con la speranza che siano di nuovo insieme.
Carla
PER LA CHIESA E VOCE DIORENTANO
Bernardini Loriano Buoncristiani Renato 10-03-2008 05-03-2005
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Ci vorrebbe una carezza del Nazareno “
«La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio» non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover «staccare una spina»: sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me». Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza? «Cercherei di
convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si «Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno sua voce non c’è nemmeno un filo dell’ironia che da a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: cinquanta anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di conosco decide di ragazzi meravigliosi che fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni «persone riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche vive solo in apparenza, ma vive » Enzo Jannacci, «ateo se devono invecchiare su un letto o una laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come carrozzina». Quaranta anni fa la pensava allo medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non stesso modo? «Alla fine degli anni Sessanta andai staccherei mai una spina e mai sospenderei a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati l’alimentazione a un paziente: interrompere una vita è Uniti. In reparto mi rimproveravano: «Lei si allucinante e bestiale». È un discorso che vale anche nei innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato frequente e si interessa di cose che non c’entrano vegetativo? «Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in resto ci sono gli psicologi e i preti». Decisero di coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno mandarmi a lavorare in rianimazione, «così può misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto attaccarsi a loro finché vuole»... ecco, stare dove misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però». non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa Che cosa? «In questi ultimi anni la figura del meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e Cristo è diventata per me fondamentale: è il inattesi». Ma una volta che il cervello non reagisce più, pensiero della sua fine in croce a rendermi l’attesa non rischia di essere inutile? «Piano, piano... impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non avremmo così tanto bisogno di una sua carezza». sopporterei l’idea di non potergli più stare accanto».
Sono considerazioni di un genitore o di un medico? «Io da
Fabio Cutri (C.d.S. venerdì 6 febbraio 2009)
medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...» Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre». Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte?
L’L’Arrivo suore arrivo delle delle suore L’ arrivo delle suore