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Novembre 2010

Voce di Orentano,n. 11

Novembre 2010versione testuale

Il testo del bollettino, pagina per pagina, da leggere con caratteri grandi o con il lettore di schermo.

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Testo estratto

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N° 11 Novembre 2010 - Anno LII

Voce di Orentano Bollettino della parrocchia san Lorenzo Martire

Orentano (Pisa) diocesi di san Miniato Per corrispondenza e abbonamenti rivolgersi a: don Sergio Occhipinti tel. 3483938435 -- Roberto 3492181150 Abb. annuo € 25,00 su ccp. 10057560 intestato a Chiesa arcipretura s. Lorenzo Martire 56020 Orentano (PI)

aut. trib. Pisa n 13 del 08-11-77-direttore responsabile Rev. diac. Roberto Agrumi - roberto.agrumi@alice.it - www. parrocchiadiorentano.it

C

La commemorazione dei fedeli defunti è l’occasione arissimi fedeli, anche quest’anno siamo arrivati alla per una riflessione esistenziale sulla morte. Nella Scrittura festa di tutti i santi ed alla commemorazione dei fedeli leggiamo questa solenne dichiarazione: «Dio non ha creato defunti. Santi, vuol dire separati, cioè separati dal la morte e non gode per la rovina dei viventi... Dio ha creato male e dal peccato. I santi che lunedì primo novembre l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del celebreremo, sono coloro che durante la loro vita terrena sono diavolo» .Comprendiamo da ciò perché la morte suscita in stati cristiani esemplari, che hanno fatto di Gesù Cristo il centro noi tanta repulsione. Il motivo è che essa non ci è «naturale»; promotore e vitale della loro esistenza terrena, i testimoni, i così come la sperimentiamo nel presente ordine delle cose, è fedeli del vangelo e della chiesa. Per questo sono stati scelti e qualcosa di estraneo alla nostra natura, frutto della «invidia posti sull’altare alla nostra venerazione, in quanto modelli ed del diavolo». Per questo lottiamo contro di essa con tutte le esempi da imitare. Non dobbiamo, però, dimenticarci l’altra forze. Questo nostro insopprimibile rifiuto della morte è la parte, di sicuro più numerosa, di santi e martiri, che nel segreto prova migliore che noi non siamo fatti per essa e che non può essere essa ad avere l’ultima parola. Proprio così ci della loro esistenza, hanno servito e dato la vita per Gesù Cristo assicurano le parole della scrittura: «Le anime dei giusti sono ed i fratelli, in obbedienza alla propria vocazione, alla propria nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà...» .Il timore famiglia. Vivere il vangelo, seguire Gesù non è un’utopia, una della morte è confitto nel più profondo di ogni essere umano. Cosa impossibile o irraggiungibile ma, per chi crede, tutto è C’è stato chi ha voluto ricondurre ogni attività umana possibile a Dio. Martedì 2 novembre commemorazione di tutti i all’istinto sessuale e spiegare tutto con esso, anche l’arte e la defunti celebreremo, alla luce della fede cristiana nella religione. Ma più potente dell’istinto sessuale è quello del risurrezione, i nostri cari morti, che non sono poi tanto defunti, rifiuto della morte, di cui la stessa sessualità non è che una ma viventi per l’eternità in Cristo Gesù, morto e risorto per la manifestazione. Se si potesse udire il grido silenzioso che sale dall’umanità intera, si ascolterebbe l’urlo tremendo: nostra salvezza.’’Chi crede in Lui non muore, ma vivrà per la vita «Non voglio morire!»Perché, dunque, invitare gli uomini a eterna’’ I defunti che noi ricordiamo sono coloro che speriamo pensare alla morte, se essa ci è già tanto presente? E’ abbiano raggiunto la ricompensa e la pace eterna. Per questo li semplice. Perché noi uomini abbiamo scelto di rimuovere il ricordiamo nelle nostre preghiere ed offriamo suffragi in loro pensiero della morte. Di far finta che non esista, o che esista solo per gli altri, non per noi. Progettiamo, corriamo, ci memoria nelle sante messe. Un particolare ricordo a coloro esasperiamo per cose da nulla, proprio come se a un certo che ci hanno lasciato in questo anno e ci aspettano alla casa del Dio vi benedica, vostro don Sergio punto non dovessimo lasciare tutto e partire. Ma il pensiero Padre. Della morte non si lascia accantonare o rimuovere con questi MARTEDI’ 2 NOVEMBRE - AL CIMITERO DI ORENTANO piccoli accorgimenti. Allora non resta che reprimerlo o ORE 14,30 ROSARIO - ORE 15,00 SANTA MESSA sfuggire alla sua serietà con dei palliativi. Gli uomini non AL TERMINE BENEDIZIONE DELLE TOMBE hanno mai cessato di cercare rimedi contro la morte. Uno di questi si chiama la prole: sopravvivere nei figli. Un altro è la AL CIMITERO DI VILLA CAMPANILE LUNEDI’ fama. Ai nostri giorni si va diffondendo un nuovo pseudo1° NOVEMBRE ORE 14,30 ROSARIO - 15,00 SANTA MESSA rimedio: la dottrina della reincarnazione. La dottrina della AL TERMINE BENEDIZIONE DELLE TOMBE reincarnazione è incompatibile con la fede cristiana, che al suo posto professa la risurrezione da morte. «È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio»

Come viene proposta tra noi in occidente la reincarnazione è frutto, tra l’altro, di un madornale equivoco. All’origine la reincarnazione non significa un supplemento di vita, ma di sofferenza; non è motivo di consolazione, ma di spavento. Con essa si viene a dire all’uomo: «Bada, che sei fai il male, dovrai rinascere per espiarlo!». E’ come dire a un carcerato, alla fine della sua detenzione, che la sua pena è stata prolungata e tutto deve ricominciare da capo. Il cristianesimo ha ben altro da offrire sul problema della morte. Annuncia che «uno è morto per tutti», che la morte è stata vinta; non è più un baratro che tutto inghiotte, ma un ponte che porta all’altra riva, quella dell’eternità. E tuttavia riflettere sulla morte fa bene anche ai credenti. Aiuta soprattutto a vivere meglio. Sei angustiato da problemi, difficoltà, contrasti? Portati avanti, guarda queste cose come ti appariranno al momento della morte e vedrai come le cose si ridimensionano. Non si cade nella rassegnazione e nell’inattività; al contrario, si fanno più cose e si fanno meglio, perché si è più calmi e più distaccati. Contando i nostri giorni, dice un salmo, si giunge «alla sapienza del cuore»

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cronaca paesana «Grande successo della Marcia dell’Orcino»

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Orentano news...

Ancora un grande successo per la nostra di Manuela Fontana polisportiva. La sezione podismo ha Il 13 ottobre Orentano è stato organizzato domenica 17 ottobre la 15a totalmente coperto dal servizio Street edizione della marcia dell’Orcino. Una View, una nuova tecnologia applicata stupenda manifestazione, non competitiva, da Google Earth/Maps che permette a aperta a tutti, attraverso i boschi e le corti di chiunque si colleghi a internet, tramite Orentano e Villa Campanile. Nonostante i un computer o un telefonino di ultima nuvoloni minacciosi (che fortunatamente generazione di avere una vista panoramica a 360° della poi si sono dissolti) e soprattutto dopo il zona «fotografata»! In un paio d’ore una macchina tutta brutto temporale nella notte tra sabato e rossa e precisamente una Opel Astra con targa straniera, domenica che avrà scoraggiato qualcuno, con delle fotocamere collocate sul tetto ha percorso quasi 1200 persone hanno «pacificamente tutte le strade secondarie del nostro paesino, comprese invaso» il nostro paese cimentandosi nei alcune corti (Bisti e Nardi sicuramente ) facendo tante percorsi di 2,6,12 e i 21 chilometri della mezza maratona. La fotografie (una ogni 15 metri) e ha così offerto al nostro manifestazione si è svolta nel migliore dei modi. I percorsi, ben paese di avere la possibilità di esser «visitato distribuiti tra il verde della campagna ed il pochissimo asfalto hanno reso virtualmente» semplicemente con un clik del mouse del ancor più piacevole la mattinata orentanese. I punti di ristoro, numerosi computer ... in Italia, da fuori della nostra regione.... e ed abbondanti, il premio individuale e la premiazione per tutte le società, nel mondo: da un europeo, da un americano, da un sono stati premiati ben 73 gruppi, fanno sì che alla corsa di Orentano si asiatico,da un giapponese direttamente da casa loro! faccia sempre il pieno. I nostri complimenti al presidente Massimiliano Aprendo in questi giorni Google Earth si vede il Andreotti ed ai suoi collaboratori. Arrivederci all’edizione 2011 passaggio della macchina nel 2008 solamente nella nostra strada principale, da via della Chiesa, via Martiri Protesta di alcuni genitori verso la CLAP della Libertà, via Leone Lotti in direzione sia di

«Gli orari del pullman della Clap di Lucca per il trasporto degli studenti Altopascio che del Galleno, ma nei prossimi mesi ci da Orentano a Pontedera è decisamente inadeguato e da rivedere quanto sarà sicuramente l’aggiornamento con il nuovo prima». E’ questo l’amaro sfogo di alcuni genitori. Infatti, nel tratto della passaggio nel 2010 con tutto il nostro bel paesino mattina, il pullman transita da Orentano intorno alle 7 e dovrebbe virtualmente a disposizione di tutto il mondo! Arrivare a Pontedera alle 7,30 circa. Sulla carta un orario adeguato poiché consentirebbe agli studenti di raggiungere in orario le scuole di Cresce il consenso per «L’Ippogrifo Il crescente consenso che ruota attorno all’associazione appartenenza. «Purtroppo non è così - commenta Giovanni Ferrera, uno culturale «L’Ippogrifo» di Orentano è sotto gli occhi di dei tanti genitori sul piede di guerra nei confronti della Clap - poiché il tutti, ma non tutti conoscono le origini di questo gruppo ritardo è pressoché quotidiano e i nostri ragazzi sono costretti ad arrivare che in poco tempo si è conquistato un ruolo importante a sempre in ritardo per l’inizio delle lezioni. Addirittura, prosegue, nei livello regionale. Infatti, l’associazione è stata fondata giorni scorsi è capitato che alla fermata di Bientina l’autista, tre anni fa dal noto ed affermato pittore-regista Patrizio giustamente, ha praticamente spento i motori per il sovraccarico di Botti, il quale con grande competenza e professionalità studenti e non ha ripreso la corsa fino a quando il numero dei passeggeri l’ha fatta decollare. Recentemente ha festeggiato non si fosse adeguato alle normative sui trasporti. Morale della favola: i l’ingresso nel sodalizio del quarantesimo socio. Un bel ragazzi hanno perso la prima ora di lezione». Ma, secondo i genitori, successo se si pensa che all’inizio l’iniziativa fu seguita problemi ancora più eclatanti accadono nella fase del ritorno ad solo da un ristretto gruppo di appassionati locali di Orentano. «A rotazione gli studenti escono dalla scuola in un orario che teatro. Oggi l’associazione si è imposta a livello assolutamente non coincide con la Clap che a quell’ora ha già intrapreso nazionale e tra i suoi aderenti figurano personalità come la strada del ritorno - riprende Giovanni Ferrera - e di conseguenza i Francesca Pellegrino, autrice di Chernobylove, ragazzi rimangono a piedi. Per alleviare il problema, si è mosso il Andreina Del Raso, di Venti Adversi Teatro di Cagliari, preside dell’Itis Marconi, il quale, in via del tutto eccezionale, ha o l’attrice Francesca Di Fede, di Fdf Project di Roma. concesso agli studenti di quella scuola un’uscita anticipata di mezz’ora».

Insomma un bel florilegio di personalità, che giorno Tutto risolto. «Nient’affatto - tuona Giovanni Ferrera, pur ringraziando dopo giorno hanno arricchito il patrimonio culturale il preside per la sua cortese disponibilità -. Ci chiediamo: andando avanti dell’associazione orentanese. Tra le tante iniziative così, quante ore di lezioni perdono i nostri ragazzi a fine anno? Noi prese in questi anni giova ricordare l’«Actor’s Factory settimanalmente paghiamo l’abbonamento e la Clap deve quindi erogare L’Ippogrifo», diretta dall’attrice Piera Malatesta, con un servizio adeguato». - Benito Martini l’organizzazione in varie parti d’Italia di stage e laboratori teatrali, e la rappresentazione dell’Ultimo INCONTRI DIOCESANI PER I GIOVANI Nastro di Krapp di Beckett, che, partita dalla Sala della Gesù dice: «Rimanete in me come io in voi». Rimanere in lui e non Pace di Castelfranco, sta riscuotendo un vasto successo abbandonarlo: ecco ciò che Cristo chiede al cuore di noi giovani, a volte in varie stagioni teatrali estive. Insomma, un exploit di incostanti, sempre portati all’agitazione e al cambiamento. «Io sono la rilievo per l’associazione di Orentano, che grazie al vite; voi siete i tralci. Chi rimane in me come io in lui porta molto frutto; perché fuori di me voi non potete fare nulla». Rimanere in Gesù significa lavoro instancabile del suo presidente sta portando il rimanere nel suo amore, lasciarsi penetrare dal suo affetto. Niente agisce nome di questa laboriosa frazione ai vertici della cultura sul cuore umano più efficacemente dell’amore. Ecco quindi la proposta nazionale. Che noi, giovani come te, vogliamo farti, in quest’anno che è cominciato, per far sì che non si spezzi quel tralcio fruttifero che ti tiene legato al Signore. INCONTRI PER I GIOVANISSIMI si terranno presso il santuario «La Madonna» di San Romano. Ecco le date: VENERDÌ 12 NOVEMBRE 2010 ore 21,15 VEN. 14 GEN.2011 ore 21,15 VEN. 11 MARZO 2011 ore 21,15 INCONTRI PER I GIOVANI Tutti i primi venerdì del mese Veglia di preghiera in collaborazione con il Centro Diocesano Vocazioni (CDV), a La Scala, presso la Chiesa di San Pietro alle Fonti, alle ore 21.30. A tutti gli incontri sarà presente il nostro Vescovo, S. E. Fausto Tardelli, pastore e guida paterna di tutti noi, giovani di San Miniato. Giornata Finale prima di Madrid 28 maggio: insieme a tutte le altre diocesi toscane vivremo insieme la Giornata Finale dei nostri cammini diocesani prima di partire per Madrid!!

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Nella Famiglia Parrocchiale

SI SONO UNITI IN MATRIMONIO

BATTESIMI 31 ottobre

10 settembre Barry Kolenaar e Annerike Carolina Meulenkamp 25 settembre Alessandro Brotini e Francesca Massi 02 ottobre Marius Chergu e Anna Maria Chergu

LARA VALLEGGI di Marco e Katiuscia Biagi Mad. Erika della Rosa Pad. Paolo Valleggi

10 ottobre Vincenzo Viola e Ilaria Cai

3 ottobre

CI HANNO PRECEDUTO ALLA CASA DEL PADRE

8-ottobre PIERINA BUONCRISTIANI ved. Galligani di anni 89 15-ottobre GIUSEPPE DELL’ANTICO di anni 85 15-ottobre ARMANDO TOGNETTI di anni 89 21-ottobre ILIO RUGIATI di anni 80

IGINO SILLEONI 21-11-2007

MARTINA MARCHI di Luca e Silvia Mattei 2 ottobre

ELISA CAPONI di Alessandro e Beata Celinska 25 settembre

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Festa di Halloween o festa dei santi?

La domanda potrebbe sembrare provocatoria, o comunque fastidiosa: eppure non posso fare a meno di pensarci, in quest’ultima sera di ottobre. Festa di Halloween o festa dei santi? L’antica leggenda di Halloween narra che la notte del 31 ottobre le anime dei morti tornano sulla terra e cercano di entrare nei corpi dei vivi. È dunque per difendersi da queste anime che i vivi si mascherano da fantasmi, e vagano nella notte con dolcetti e scherzetti. Fin qui, troviamo semplicemente conferma di quello che ripetono spesso le nonne: e cioè che ogni occasione oggi è buona per far festa. C’è però un risvolto inquietante in questa ultima moda dalle radici antiche: un risvolto che forse sottovalutiamo, ma che dovrebbe metterci in guardia. Mi riferisco a quel sentimento di goliardica diffidenza che la festa di Halloween nutre nei confronti dei morti: come se il ricordo dei defunti - ma soprattutto il pensiero della morte - dovesse in qualche modo essere «alleggerito». Perché troppo pesante ci appare oggi questo pensiero: al punto che spesso noi soltanto alludiamo alla morte, senza più avere il coraggio di chiamarla per nome! Certo, la morte non è discorso che rallegra. Eppure, pensiamo alla nostra tradizione cristiana che in questi primi giorni di novembre ci fa pellegrinare da un cimitero all’altro, sulle tombe dei nostri cari: in tale circostanza la morte non fa più paura. Infatti, il ricordo dei morti si impone sulla minaccia della morte: al punto che noi ripensiamo volentieri alle persone che ci hanno lasciato, e ricordiamo con affetto il loro volto, il loro sorriso, la loro generosità, le loro fatiche! Nella festa cristiana dei santi la morte non fa più paura, perché il ricordo della vita è più forte, nonostante tutto.

ANNA BOTRINI L’Angelo di Abramo (Leggenda popolare) di Alessandro e Francesca Massi Abramo, ormai vecchissimo, era seduto su una

stuoia nella sua tenda di capo tribù, quando vide sulla pista del deserto un angelo venirgli incontro.

Ma quando l’angelo gli si fu avvicinato, Abramo GIULIO CRISTIANI ebbe un sussulto: non era l’angelo della vita, era e BIANCA CRISTIANI l’angelo della morte. Appena gli fu di fronte Abramo si fece coraggio e gli disse: «Angelo della morte, ho di Moreno e Elena Galligani una domanda da farti: io sono amico di Dio, hai mai visto un amico desiderare la morte dell’amico?».

«Ai piccoli l’augurio di crescere L’angelo rispose: »Sono io a farti una domanda: hai come Gesù, in età sapienza e mai visto un innamorato rifiutare l’incontro con la grazia. Ai genitori le nostre più persona amata?«. Allora Abramo disse: »Angelo vive felicitazioni” della morte, prendimi".

25 settembre

RICORDO DEI NOSTRI DEFUNTI

OSCAR CRISTIANI 30-11-1979

ROSINA VITI 07-05-98

RINA RUGLIONI 08-11-2001

LORIS MARTINELLI 15-11-2001

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Un pò di storia Orentanese - La Torbiera Quale sarebbe il volto moderno di Orentano e del territorio circostante se la torbiera nel padule di Bientina avesse continuato l’attività? Muove da questa domanda il consigliere comunale Giulio Ruglioni, che smessi i panni del politico veste quelli dello storico locale. A far memoria dell’impianto, rimasto in funzione fino al 1923, è una rovina di muri ormai conquistati dalla vegetazione. «Se dal centro del paese ci dirigiamo in fondo a via della Repubblica, imboccando sulla destra una stradina sterrata che prosegue verso il padule di Bientina, è possibile imbattersi nelle rovine della vecchia torbiera. Un ottimo esempio di archeologia industriale, testimonianza di un’attività e di un processo produttivo che interessò il territorio al confine tra Castelfranco e Santa Croce, tra la metà del XIX secolo e gli inizi del XX». Ma partiamo dall’inizio. «Nel 1859 era avvenuto, su iniziativa del Granduca Leopoldo II, il prosciugamento del lago di Bientina, all’epoca il più grande della Toscana. L’opera avrebbe dovuto permettere la creazione di una vasta area da sfruttare a fini agricoli; tuttavia, buona parte dell’alveo dell’ex lago continuava a rimanere allagato per molti mesi all’anno, specie nei periodi invernali, per cui l’utilizzo dei terreni a fine agricolo si rivelò da subito molto problematico». Come sfruttare allora questo grande territorio in buona parte paludoso? «Dopo l’unità d’Italia si prospettò la possibilità di utilizzare l’area a fini estrattivi, per ricavarne torba, erba fossile che si era accumulata sul fondo del lago nel corso dei secoli. Siamo nella seconda metà dell’800, la carenza di combustibile come fonte di energia per le industrie è un problema annoso che turba i pensieri degli imprenditori e dei governanti dell’epoca; da qui nasce l’ idea di provare a sfruttare questo combustibile «povero», presente in grandi quantità nell’Italia settentrionale e centrale». E nel padule di Bientina la torba non mancava. «Nel 1889 il terreno fu esaminato da studiosi e geologi. E dopo circa dieci anni dalla bonifica, un gruppo di imprenditori decise di sfruttare proprio questi terreni a fini industriali». Così una volta ottenute le autorizzazioni cominciò l’attività estrattiva nel padule di Orentano. «Erano presenti diverse aziende, ma la principale fu la società Tinelli & Guerrazzi, cui subentrò più tardi la Società Utilizzazione Combustibili Italiani. Orentano alla fine del XIX secolo era un paese quasi esclusivamente agricolo. Con l’arrivo di questa nuova attività molti orentanesi cominciarono a intravedere una prospettiva di «Cosa fare quando in cambiamento, non a caso un gran numero di persone trovarono una stanza adibita a impiego presso la torbiera, che nel periodo di massima attività cantina adiacente la nei primi anni del 1900, arrivò a contare centinaia di Filippo e Alba propria abitazione dipendenti». Le poche rovine testimoniano di un impianto di Colombini trovi un esemplare di estrazione imponente. «Comprendeva magazzini, uffici, il riccio femmina a cantiere per la produzione del solfato ammonico, una grande proteggere il suo officina elettrica per l’illuminazione, che forniva corrente piccolo? Ci siamo elettrica alle nascenti industrie di Pontedera, anche una rivolti ad alcune ciminiera alta diverse decine di metri, oggi però non più associazioni del esistente». «L’estrazione avveniva con pale meccaniche a settore ma tra quelle vapore che scavavano la torba, la impastavano e sfornavano mattonelle che erano poste ad essiccare al sole. abbiamo avuto Successivamente, con un sistema ferroviario che si snodava su risposte esaurienti». E’ questa la domanda che si sono posti i tutto il padule, la torba veniva caricata sui vagoncini e portata ai componenti della famiglia del dr. Claudio Colombini al magazzini». L’impianto, che attraversò momenti di grande ritrovamento dell’animale e dopo essersi resi conto che tre attività e altri di crisi, è rimasto in funzione fino al 1923, anno in piccoli ricci erano già stati uccisi da altri animale. Il dr. cui anche l’officina elettrica chiuse i battenti. «La produzione di Colombini (medico di famiglia) vive con la moglie Silvia solfato ammonico era cessata qualche anno prima .Negli anni Benvenuti (consigliera comunale Udc) con i figli Alba (18 anni) 20 del ’900 ormai l’uso della torba era superato, soprattutto e Filippo (8) nella cintura della campagna orentanese e grazie alle nuove tecnologie per la produzione dei fertilizzanti precisamente a Corte Brogi. Si presume che il riccio sia chimici. C’è da considerare ovviamente la crisi economica e penetrato attraverso il recinto dell’abitazione dal bosco sociale che colpì l’Italia e che fece sentire in suoi effetti anche adiacente la casa probabilmente spaventato dagli spari dei nel nostro territorio, soprattutto portando continui scioperi e cacciatori e dai cani da caccia in occasione della recente tensioni tra operai della torbiera e dirigenti». Per gli orentanesi apertura. Lungo l’attraversamento del giardino per nascondere i la chiusura dello stabilimento fu un duro colpo. «I macchinari suoi «riccini», è evidente che dei quattro esemplari partoriti, furono smantellati e trasferiti altrove, lo stesso per la piccola mamma riccio, ne è riuscita a salvarne soltanto uno. «In giardino ferrovia che trasportava i carrelli di torba. Le poche rovine abbiamo cinque gatti e un yorschair, dice Silvia Colombini, che rimaste, circondate da piante e rampicanti, sono la sono amorevolmente accuditi da Alba e Filippo, e quando testimonianza di un periodo di splendore economico per abbiamo trovato i piccoli ricci morti ci siamo molto dispiaciuti e Orentano e il territorio che circonda il padule di Bientina. A nello stesso tempo preoccupati di trovare dove si era rifugiata la cavallo tra i due secoli la popolazione raggiunse le 4mila unità, mamma. Tra lo stupore generale abbiamo trovato il riccio nella furono costruite nuove abitazioni per i lavoratori, garantita cantina, prosegue, e con grande amore materno aveva l’illuminazione elettrica con anni di anticipo rispetto ad altri completamente avvolto il piccolo con degli stracci trovati qua e paesi vicini, e costruita una piccola scuola probabilmente per i là per proteggerlo da probabili aggressioni da parte di altri figli degli operai, scuola la cui struttura, successivamente animali». Del riccio mamma e del piccolo se ne sono presi cura riconvertita in civile abitazione, è ancora oggi presente».

Nel riquadro

con tattate non

Alba e Filippo recintando e rendendo inviolabile la loro «Visitando il luogo è possibile scorgere lo scheletro di quella provvisoria tana. Appena qualcuno si avvicina il riccio si che era l’officina per la produzione di energia elettrica, i vecchi allontana (ma non troppo) mentre il piccolo si lascia uffici ormai colonizzati da piante di ogni specie, una casa «coccolare» da Alba e Filippo (nella foto) almeno fino a quando colonica in buono stato e alcuni magazzini tuttora utilizzati gli aculei non saranno pungenti. «Tanto amore e tante coccole dagli agricoltori della zona. Purtroppo, lo stato di verso gli animali in casa nostra è all’ordine del giorno, conclude conservazione non è ottimale, il tempo e la situazione di il dr. Colombini, ma per quanto riguarda mamma riccio e il suo abbandono totale del luogo hanno impedito una preservazione 1923delle allasuore chiusura piccolo la domanda che ci poniamo è quella iniziale e cioè come dell’area così come fu lasciata L’nel arrivo dell’attività». (Giulio Ruglioni) possiamo proteggerli e nutrirli?». (Benito Martini)

A casa del dottore