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Aprile 2020

Voce di Orentano,n. 4

Aprile 2020versione testuale

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Testo estratto

Pagina 1

www. parrocchiadiorentano.it

n°04 aprile 2020 - anno LXII

Voce di Orentano

Bollettino della parrocchia san Lorenzo Martire 56022 Orentano (Pisa) -- Diocesi di san Miniato Per corrispondenza rivolgersi a: don Sergio 348 3938436 - don Roberto 349 2181150 Abb. annuo € 25,00 su ccp. 10057560 intestato a Chiesa s. Lorenzo Martire 56022 Orentano (PI) oppure Credit Agricole IBAN IT34W0623070961000040126084 - aut. trib. Pisa n 13 del 08-11-77 direttore respons. Don Roberto Agrumi - e-mail parrocchia - roberto.agrumi@alice.it

Pasqua, cuore del mistero cristiano.

VISTO IL PROTRARSI Tutto, infatti, prende avvio da qui: Cristo risorto dai morti è DELL’ EMERGENZA il fondamento della nostra fede. Dalla Pasqua si irradia, SANITARIA TUTTO IL come da un centro luminoso, incandescente, tutta la liturgia PROGRAMMA DI della Chiesa, traendo da essa contenuto e significato. La celebrazione liturgica della morte e risurrezione di Cristo PASQUA E’ non una semplice commemorazione di questo evento, ma PROVVISORIO. OGNI E è la èsua attualizzazione nel mistero, per la vita di ogni QUALSIASI EVENTO cristiano e di ogni comunità ecclesiale, per la nostra vita.

PROGRAMMATO IN Infatti, la fede nel Cristo risorto trasforma l’esistenza, operando in noi una continua risurrezione. Come possiamo PRECEDENZA SARA’ EFFETTUATO SE CI far diventare «vita» la Pasqua? Come può assumere una SARANNO LE DISPOSIZIONI NECESSARIE. «forma» pasquale tutta la nostra esistenza interiore ed FINO AD ALLORA LE FUNZIONI DEL esteriore? Dobbiamo partire dalla comprensione autentica della risurrezione di Gesù: tale evento non è un semplice TEMPO PASQUALE SARANNO ritorno vita precedente, come lo fu per Lazzaro, per la CELEBRATE A PORTE CHIUSE. SARANNO figlia dialla Giairo o per il giovane di Nain, ma è qualcosa di TRASMESSE IN DIRETTA SULLA NOSTRA completamente nuovo e diverso. La risurrezione di Cristo è PAGINA FB PARROCCHIA SAN LORENZO l’approdo verso una vita non più sottomessa alla caducità MARTIRE ORENTANO. QUESTO MESE IL del tempo, una vita immersa nell’eternità di Dio. Nella risurrezione di Gesù inizia una nuova condizione dell’essere GIORNALINO PARROCCHIALE NON uomini, che illumina e trasforma il nostro cammino di ogni SARA’ STAMPATO SARA’ VISIBILE SUL giorno e apre un futuro qualitativamente diverso e nuovo SITO DELLA PARROCCHIA E SULLE per l’intera umanità.

PAGINE DEI VARI GRUPPI PAESANI vi benedico tutti, vostro don Sergio Settimana santa - orari delle celebrazioni 5 PA L M E Ore 11,00 - Benedizione dei rami di ulivo e delle palme davanti l’Asilo, processione, passando da via Giovanni XXIII e corte Piaggione.

Nel riquadro

aprile– DOMENICA DELLE

Celebrazione della santa messa e lettura della Passione. Tutti i ragazzi sono invitati a partecipare e ad imitare i bambini di Gerusalemme che andarono incontro a Gesù cantando e portando palme e rami di ulivo. 6 – 7 - 8 aprile – SANTE QUARANTORE Lunedì - Ore 17,00 esposizione del SS. Ore 18,00 santa Messa. Ore 21,00 celebrazione del sacramento della confessione per tutti i parrocchiani. Saranno presenti più sacerdoti. Martedì e mercoledì ore 16,30 esposizione del SS. Ore 18,00 santa messa. 9 aprile - GIOVEDI’ SANTO Ore 21,00 santa messa in ricordo della cena del Signore, lavanda dei piedi, benedizione del pane. 10 aprile -VENERDI’ SANTO Ore 9,00 recita dell’ufficio delle letture e delle lodi Ore 14,30 via crucis e confessioni per i ragazzi. Ore 20,30 Celebrazione della Passione del Signore, letture, preghiera dei fedeli, adorazione della croce, santa comunione.

Ore 21,30 processione di Gesù morto, fino a piazza Roma. 11 aprile SABATO SANTO Ore 9,00 recita dell’ufficio delle letture e delle lodi.

Dalle 17,30 confessioni per adulti. Ore 22,30 Veglia Pasquale benedizione del fuoco e del cero, annuncio della risurrezione, liturgia della parola, benedizione dell’acqua battesimale, battesimi per immersione, liturgia eucaristica. Al termine agape. 12 aprile - SANTA PASQUA Ore 8,30 ed 11,30 sante messe della risurrezione 13 aprile LUNEDI’ DELL’ANGELO Ore 8,30 ed 11,30 sante messe

Testo estratto

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2 Il nostro sindaco Gabriele Toti, annuncia il suo prossimo matrimonio con Valentina Buongiorno a tutti…stamani sono andata a donare il plasma, e aimè c’era la più assoluta desolazione …le bimbe del CT di Fucecchio mi hanno detto che domenica scorsa erano aperti e hanno fatto solo 5 donazioni…ancora più desolazione…mi ricordo qualche anno fa, dovevamo fare quasi a pugni per donare sangue, plasma, piastrine, insomma tutto ciò di cui c’è bisogno…ovviamente i «vecchi» donatori come me, appunto, stanno invecchiando e quindi chi per problemi di salute chi per altro devono purtroppo «diradare» le donazioni Vorrei rivolgermi alle «nuove generazioni» andate a donare, sì, per gli altri, ma anche per Voi stessi, dopo aver fatto la donazione ci si sente bene, sia fisicamente che psicologicamente e poi un giorno potremmo tutti aver bisogno di una sacca di sangue o di plasma….CONDIVIDETE, affinchè tutti possano vedere questo messaggio, magari non serve a niente...ma non si sa mai.... Grazie a tutti Carla B.

Il dott. Enrico «Chissà quante volte sono entrato nell’ufficio anagrafe - ha scritto questa mattina il sindaco Casini, nel Gabriele Toti, annunciando le sue imminenti nozze con la sua compagna che vive a San giorno del suo Miniato, Valentina Pinori -. È diverso quando entri da utente. Se poi la pratica da svolgere è 94°compleanno, destinata a rimane scolpita nella mente... e magari nel cuore, lo è ancora di più. »Buongiorno.

27 febbraio, ci Dovrei lasciare questo foglio...« così mi sono rivolto all’impiegato dell’ufficio dello stato civile, ha inviato quando sono, o meglio siamo entrati con Valentina. E quel »foglio« non era proprio un »foglio« questa sua qualunque. Si tratta delle pubblicazioni del nostro matrimonio. Quegli atti li avevo sempre visti riflessione dal lato dell’ufficiale dello stato civile magari per qualche matrimonio che poi avrei celebrato».

«Stavolta la prospettiva è ben diversa - ha proseguito il primo cittadino -. Già a scriverlo fa un 2020 - Fugace riflessione certo effetto, e ti passano davanti agli occhi gli anni insieme, i momenti, i viaggi, le arrabbiature, Del lungo tempo che mi è stato dato magari procurate da qualche assenza per i tanti impegni. E poi...la »sopportazione« che ha messo Vorrei computare gioie e affanni in questi anni. Su fb mi ero dato una regola ferrea: non pubblico niente di personale. Ma stavolta Ma scorrendo il volgere degli anni una eccezione si può fare. Le pubblicazioni sono all’albo e ci prepariamo a quel giorno. Che non Rivedo il tutto molto equilibrato. Verrà celebrato in comune. Come? Sarà un momento semplice fra qualche mese con pochi amici e parenti. Quando? Vabbè: basta così! Già mi trema la mano a scrivere queste poche righe».

Anche nel pieno della giovinezza (Gabriele Toti)

Quando potevo coglier molti frutti (il Tirreno LI)

Che fragranza e sapore avevan tutti, La celebrazione di prime comunioni e cresime, previste generalmente nelle parrocchie nel periodo pure avvertivo anche la gravezza di maggio e giugno, sono rinviate all’autunno, «per consentire la giusta preparazione di bambini e dell’agire maldestro e deludente ragazzi» al momento non possibile data l’emergenza da Coronavirus. È quanto deciso dalla Cet, la Conferenza episcopale Toscana, nel corso della riunione in teleconferenza di lunedì 23 marzo. Che accompagna ogni adolescente.

Ugualmente è stato deciso che «ogni manifestazione esterna di pietà popolare solite compiersi Molti momenti ho ormai dimenticato durante la settimana santa, siano soppresse o rinviate». Inoltre, i vescovi toscani doneranno un Lungo un percorso assai movimentato mese del loro stipendio per contribuire ad attrezzare alcune ambulanze con i dispositivi e le Che con passo spedito ho superato. Strumentazioni necessari per intervenire sui pazienti affetti da Coronavirus. Il fondo di solidarietà, V’è gente che vorrebbe ripartire costituito dalla Cet, sarà in particolare devoluto alla Confederazione delle Misericordie della Con il senno di poi per più gioire.

Toscana, per sostenere il servizio che le Misericordie svolgono a favore di tutti i cittadini Io son contento, debbo confessare, nell’ambito del Sistema sanitario regionale. Il progetto prevede, in particolare, l’allestimento in ciascun mezzo di un letto mobile di rianimazione dotato di ventilatori polmonari, pompe ad del tempo che l’Eterno mi ha donato, infusione e defibrillatore, predisposto per il bio-contenimento ad alta intensità, come lo sono i letti per le tante esperienze che ho provato di rianimazione presenti negli ospedali. E spero in altre ancora da provare. Di Mariano Boschi O uomo mio, figlio dell’uomo, come ti sei ridotto? È triste vederti «armato» di guanti e mascherine per difenderti da un nemico invisibile che nemmeno si manifesta. È triste vederti in fila fuori dai supermercati, il cui accesso è sempre più contingentato. È triste vederti compilare dei moduli per poter uscire e fare una camminata. È triste vederti con quegli occhi angosciati che spuntano dalla mascherina. È ancor più triste vederti continuare a lavorare, rischiando, all’interno delle fabbriche perché la catena produttiva non si può interrompere nel nome del vile dio denaro. Eppure i tuoi padri costituenti – grandi uomini illuminati, forse gli ultimi ad esserlo stati – erano stati previdenti. L’articolo 32 della Costituzione individua la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e interesse della collettività tutelato dallo Stato, mentre l’articolo 41, pur sancendo che l’iniziativa economica privata è libera, ed è dunque diritto costituzionalmente protetto, dispone che ciò avvenga in un quadro di limiti e controlli. Infatti l’iniziativa economica – prosegue – non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. I tuoi Padri Costituenti l’avevano inteso: preminenza assoluta al diritto alla salute di cui all’articolo 32. Caro uomo mio, figlio dell’uomo, prima di questo inciampo, è stato altresì doloroso vederti sperperare e abusare del «ben di Dio» che ti era stato concesso. Un Paradiso Terrestre ti era stato affidato in dono. Ma in quell’Orto del Getsemani ti sei addormentato e solamente ora ti sei risvegliato. È stata la Storia a fare rumore: è stata lei a scendere repentina in mezzo alla tua umanità addormentata dal benessere e a svegliarti. Un risveglio brusco: hai aperto gli occhi e non ti sei accorto della presenza del Padre, e così ti è parso di essere di nuovo abbandonato e solo. Da solo ad affrontare tutte le tue paure più vere e profonde: paura della parola «fine», paura per i tuoi cari, paura per una vita concepita che non sa quale mondo la accoglierà. Allora caro uomo mio, figlio dell’uomo, ti prego: fa’ che tutto questo lasci un segno indelebile nel tuo cuore, nella tua anima e nel cuore e nell’anima di tutte le generazioni che ti seguiranno. Ti scongiuro: non comportarti come il marmo sotto la pioggia battente. In questo momento buio, osserva bene il mondo che ti circonda: sono sicuro, non è il mondo che vorresti. Freddo, distante, sospettoso, angosciato, alla ricerca di una via d’uscita. Quando tutto questo sarà passato, ti prego: rallenta le falcate di un mondo che stava correndo troppo, tante volte interessato dal superfluo, noncurante dell’essenziale, indifferente alla condivisione di ciò che davvero conta e che ora ti sta maledettamente mancando. Quando questo incubo sarà terminato, ti prego ancora: recupera il valore dell’attesa, non riprendere a soddisfare compulsivamente ogni tuo capriccio, cura in maniera autentica il rapporto con le persone, dedicati a tutti quei «contatti» che, in questo momento, purtroppo, ti sono vietati e che solamente ora ti accorgi che invece sono vitali. Concediti il tempo per riflettere, per pensare, per capire che non ti è chiesto di essere un eroe. Impara che, grazie al cielo, non tutto dipende da te!

ultimo aggiornamento

Lettera all’uomo

Testo estratto

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nella famiglia parrocchiale... confessione dei nostri ragazzi Ricordo di Augusto “Augusto è stato per molti anni un commerciante Prima che si preparano alla comunione

Mi ha sempre colpito di Augusto Andreotti il suo comportamento schivo in apparenza, quanto poi franco e cordiale a distanza ravvicinata. Fin da ragazzo lo vedevo spesso in padule osservare il terreno nelle zone arate di recente, alla ricerca di reperti archeologici; la sua figura pareva confondersi con lo stesso paesaggio naturale solitario e suggestivo. Poi quando si costituì ad Altopascio, insieme anche con Attilio Tongiorgi, il nostro Gruppo archeologico, nato come sezione archeologica di Italia Nostra, lui non mancò mai di offrirci supporto e consiglio, fino ad arrivare all’intervento diretto in alcuni dei più importanti scavi, quasi sempre con l’amico Franco Castellacci, sotto la direzione della Soprintendenza archeologica per la Toscana (dott., Giulio Ciampoltrini). Fu così che sotto il pavimento della sacrestia si salvò e mise in luce l’unico resto delle fondamenta) dell’angolo absidale destro dell’originaria chiesetta dell’antico ospedale (poi sostituita da quella del XII secolo). Nel progetto che si organizzò con il Liceo scientifico Majorana e le scuole medie ed elementari della piana di Lucca illustrò i materiali archeologici a decine di classi e le accompagnò alla visita dei musei di Orentano e Bientina. Esprimo rimpianto e condoglianze ai suoi familiari. (Giuseppe Dal Canto)

Florio Buoncristiani 14 marzo 1995 nel 25° anniversario della morte

di Orentano, ma il suo nome è legato indissolubilmente alla passione per l’archeologia. Era facile trovarlo immerso negli scavi della nostra zona, a cercare reperti che documentassero il passato ricco di storia che ha contraddistinto il nostro territorio”. Così il sindaco di Castelfranco di Sotto Gabriele Toti ricorda Augusto Andreotti, morto oggi 17 marzo.

«È proprio – ricorda Toti – grazie alla sua irrefrenabile voglia di scoprire che è nata la mostra archeologica di Orentano. Il suo lavoro di ricerca è un prezioso dono che ci ha lasciato in eredità. Per questo desidero ricordarlo con un ringraziamento. Grazie Augusto per il tuo attaccamento alla nostra terra. Grazie per la conoscenza che ci hai trasmesso. Grazie per il lavoro intenso col quale ci hai ricordato la bellezza storica dell’ambiente che ci circonda. Un abbraccio ai familiari». Un saluto e un ricordo, oggi, ad Augusto lo dedicano anche i commercianti del Centro commerciale naturale delle frazioni di Castelfranco. Per le misure per il contenimento del coronavirus, non si potrà celebrare il funerale. E allora l’ultimo saluto è quello degli amici di sempre e di chi lo ha conosciuto, che diventa l’impegno di farlo conoscere a chi non potrà più farlo. Le condizioni di Andreotti si erano aggravate dopo un incidente avuto lo scorso gennaio.

Apprendiamo della scomparsa di Augusto Andreotti, scomparso a seguito di complicazioni seguite ad una caduta avvenuta nel mese di Gennaio. Non potrà esserci funerale come da disposizioni di legge, ma lo vogliamo ricordare con ancora più forza perchè è stato un uomo importante per il territorio delle Frazioni, un uomo che forse non tutti conoscono, specialmente i nuovi residenti o le nuove generazioni, ma che ha lasciato un segno indelebile nella memoria degli Orentanesi e non solo. Un uomo che ha speso la sua vita per la ricerca archeologica nel nostro territorio e non solo, scavi prevalentemente di epoca preistorica, romana ed etrusca, sotto la direzione del Dott.

Giulio Ciampoltrini. Ne e’ testimonianza la mostra archeologica permanente di Orentano fortemente voluta da lui e dal gruppo archeologico che aveva formato, per preservare il patrimonio ritrovato e donato per sempre al nostro territorio. Queste foto che vi alleghiamo sono di Agosto 2016 quando alla presenza del Presidente del Consiglio Regionale mostra con orgoglio i suoi ritrovamenti. Ti ricorderemo sempre! RIP (Stefano Barghini CCN frazioni)

Maria Assunta (Mery) Pinelli 16-02-1954 06-03-2016

Ivano Pinelli 31-12-- 2005

Che cos’è la Confessione? E’ un sacramento, cioè un segno con il quale Gesù continua ad essere presente tra noi e a volerci bene. Che significa che è un segno? Quando da qualche parte vediamo il fumo vuol dire che c’è qualcosa che sta bruciando. Noi il fuoco non lo vediamo, ma vediamo il fumo. Allora il fumo che vediamo è il segno del fuoco che non vediamo, ma c’è. Come il sacerdote è il segno che vediamo di Gesù che non vediamo, ma c’è. Chi ha istituito il sacramento della Confessione?

L’ha istituito Gesù quando, apparendo agli undici dopo che era risorto dice a loro:

“...ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…“ (Giovanni 20, 2223). Gesù affida agli apostoli e ai loro successori il suo potere di rimettere, cioè di perdonare, i peccati. La Confessione è solo il perdono dei peccati? No, la Confessione è innanzitutto un incontro con Gesù nel quale Lui mi accoglie, mi abbraccia e perdona i miei peccati se io sono sinceramente pentito. E’ un incontro in cui posso sperimentare il suo amore e la sua misericordia verso di me. Che cos’è il peccato? Il peccato è un pensiero, una parola, un’azione che io compio senza Gesù. Se la mamma vi fa un regalo, il più bello che c’è e voi lo distruggete, avete fatto un peccato perché avete distrutto non il regalo ma l’amore della mamma verso di voi. La stessa cosa avviene con Gesù: lui ci regala se stesso e noi con le nostre azioni spesso distruggiamo il suo regalo. Che cos’è il perdono? Gesù capisce che i nostri peccati ci farebbero morire. Lui però non vuole che moriamo. Ci perdona perché vuole che continuiamo a vivere e gustare la bellezza di essere in sua compagnia. Il perdono è l’abbraccio di Gesù a noi, è il gesto di amore più bello e più grande che dimostra per noi. offerte per la parrocchia e per Voce di Orentano

dott. Felice Baschieri (Calcinaia), Augusto Buonaguidi (Livorno), Paola Cristiani (Milano), Enrico Panattoni (Roma), Costantino Riccomi (Roma), Anna Cristiani (Velletri Roma), Patrizia Martinelli, Caterina Cristiani (Ardea Roma), Grazia Del Bontà (Montecatini )

Ci hanno preceduto alla casa del Padre 12 marzo Rosa Barghini ved. Gianfaldoni di anni 89 6 marzo 17 marzo Bartolo Raffaelli Augusto Andreotti di anni 74 di anni 79

Giovacchino Pinelli 15-04-1992

Orfelia Tori in Pinelli 23-04-1991

Testo estratto

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Secondo Luperini

(Taschini)

Era della famiglia «de’ Ghiacinti», si chiamava Secondo Luperini, figlio di Giulio (il Biondino de’

Ghiacinti) e di Assunta. Erano cugini di mia madre. Abitavano a Colombai, nella casa di famiglia, a sinistra di quella di Sabatino, separate da una strada tutt’ora utilizzata. Anche con lui andavo a scuola. Dalla maestra Elena e da Danilo. «Secondino», poiché in un primo momento si chiamava così, era stato ammalato da piccolo. Aveva avuto la poliomielite ed una gamba gli era rimasta paralizzata e per questo motivo adoperava una stampella di legno, per poter camminare. Non solo per camminare, ma anche per correre e giocare a pallone. Infatti con le stampelle correva e giocava, in porta, ma giocava. Quando gli arrivava il pallone, o meglio, la palla di cencio, lasciava andare la stampella e si tuffava per parare il tiro. Ed era anche bravo. Si giocava davanti la scuola, sull’aia, per la strada, od in qualsiasi altro posto ci trovassimo con un pallone in mano. Anche lui faceva parte della combriccola de’ Colombai. Quella composta dai ragazzi della corte. E quando anch’io andavo a trovare i miei nonni, entravo automaticamente in questa combriccola. «Quando vai da nonno Placido e da nonna Giulia a Colombai, ti imbranchi e ne combinate di certo qualcuna delle vostre» diceva mia madre. Ed era vero. I miei nonni Placido e Giulia, con zio Averardo, zia Tina ed i cugini Giuliana, Giustino e Leonello abitavano proprio nella casa al centro della corte.

Siccome la casa di Secondino aveva, lateralmente una stradina che si congiungeva alla strada provinciale e poi si inoltrava verso «Bonsi», spesso spesso, andavamo in quel posto. Era simile alla «Selva». Alle «querce di Rocco» Erano uguali a quelle della Selva, forse un po’ più piccole. A «Bonsi» c’era anche un ciliegio, sempre di Rocco, che ci aspettava ogni anno. In tempo di maturazione, quando uscivamo da scuola passavamo da Bonsi, rubavamo un po’ di ciliegie e poi, per una strada vicinale che si inoltrava fra i campi, andavamo fino alla via del Grugno e poi a casa,

in paese. Intorno al prato de’ Bonsi c’era un bosco molto fitto di pini, cerri, castagni, ed ogni estate si riempiva di nidi e di uccellini. Anche questo bosco era meta delle nostre scorribande. Ho già scritto in un altro raccontino di quella volta che Secondino si tagliò la lingua quasi in due pezzi, giocando con noi sul lastrico di Sabatino. Che paura! Ma un’altra avventura che ci costò tanta paura fu quella che ci capitò un pomeriggio d’estate. Avevo trovato, non mi ricordo di chi fosse, una bicicletta da uomo con il portabagagli sul parafango posteriore. Non so come ci trovassimo insieme, quel primo pomeriggio, fatto sta che eravamo, io e Secondino. Ci venne voglia di prendere quella bicicletta e di andare a fare una giratina da qualche parte. Io salii alla guida e lui lo feci mettere sul portabagagli e partimmo. Decidemmo di andare in padule passando dalla strada del cimitero. Quella strada era, ed è ancora, sterrata, molto sconnessa e piena di buche e di pietre.

In fondo, prima di arrivare ai campi del padule, era in costruzione un fosso per lo scolo delle acque, di circa due metri di profondità, che, essendo estate, era asciutto. Prima del fosso, la strada, con una curva a destra, proseguiva longitudinalmente lungo questo canale. Siccome da ragazzi abbiamo anche la voglia della velocità, io pedalando come un matto e sempre con Secondino abbracciato e seduto sul portabagagli, presi quella strada a tutta velocità. I ragazzi hanno dalla loro parte un Santo che li protegge in ogni occasione. Infatti noi, andando a tutta velocità su quella strada verso il padule, rischiando ad ogni momento di cadere, lo avevamo e lo avemmo davvero un Santo protettore. Prendemmo quella strada, per andare dove non lo so. Comunque prima di arrivare alla curva del fosso, cominciai a cercar di frenare, per diminuire la velocità, che era davvero eccessiva. I freni non funzionavano. Non riuscii a fare la curva e andammo dritti, anzi a capofitto nel fosso. Andai giù lasciando andare la bicicletta. Arrivai in fondo, picchiai la testa e rimasi rintronato. Sopra di me arrivò la bicicletta, che mi infilò il manubrio ed un pedale fra le costole. Dopo un secolo arrivò Secondino, sopra di me e sopra la bicicletta. Era rimasto per aria ed arrivò dopo un po’. Io mi ripresi e cominciai a rendermi conto dell’ accaduto e, impaurito ma in grado di parlare , mi mossi e incominciai a urlare: «Secondino, sei morto, io t’ho ammazzato, t’ho ammazzato». Mentre le lacrime cominciavano a colarmi giù dagli occhi udii la voce di Secondino: «Chetati, un mi son fatto nulla. Moviti e aiutami a tirammi fuori». Rinfrancato e contento smisi di piangere e fecispostare Secondino e dopo aver dato una spinta alla bicicletta, che mi premeva sempre sullo stomaco, mi rialzai, mi

Secondo Luperini (carnevale 1970)

tirai su fino alla sponda del fosso e poi aiutai Secondino a venir fuori. Recuperata anche la bicicletta, ritornammo a casa mogi mogi, senza dire nulla. E’ rimasto sempre il nostro segreto. Però qualche volta ne abbiamo parlato ricordando il fatto e commentando di quanto siano scervellati, imprudenti e senza giudizio, i ragazzi d’oggi. Secondino andò, poi, ad Altopascio ad imparare il mestiere di sarto dal Duranti (il Sartino, di origine Orentanese anche lui). Era bravissimo. Il più bravo sarto della zona. Ed anche Secondino diventò un bravissimo sarto. Mi cucì, fra le altre cose, anche il vestito del matrimonio. Un sarto che cuciva anche i vestiti per i matrimoni era ritenuto bravissimo e con capacità eccezionali. Fu da allora che cominciammo a chiamarlo «Taschini». Divenne Taschini e tale è rimasto per sempre. Aprì una sartoria in paese nella quale lavorò tanti anni. Si sottopose a diverse operazioni alla gamba atrofizzata, a Bologna mi pare, per cercare la possibilità di recuperarne l’uso, almeno parziale. Non ci riuscì del tutto. Si comprò anche una Lambretta per spostarsi più velocemente e senza fatica. Ci scorrazzammo tutti. Faceva parte anche lui della compagnia di paese, non soltanto di quella di Colombai. Tutte le sere ci trovavamo al bar Da Perso a fare la partita a tresette, in compagnia del Frati, Danilo, Luciano (il dottore), Lido; a và e vieni con Beppe di Geremia, il Giando, Rigolo, Pietrino, Carlo, Roberto, Beppe; al biliardo con Marcello, Pietro Lotti, Mauro Casini, Enrico, Rigolo, lo Zei (Leonetto), a ramino con il dottor Guidi, il dottor Rossetti (veterinario),con il maestro Puppo, con Taricco. Poi, insieme, a mangiare gli spaghetti di mezzanotte che Nerina, la moglie di Perso ci preparava a conclusione di ogni sera. Ma che belle serate passate in compagnia degli amici d’infanzia più cari. Era bello ritrovarsi ogni sera. Anche se non giocavamo, parlavamo delle nostre cose, degli avvenimenti di paese, di Bartali e Coppi… fino alle ore piccole….del mattino dopo. Ci conoscevamo fino in fondo. Ci volevamo tutti bene.

Eravamo una famiglia unica. Tutto il paese. Che nostalgia ! Ora tutti fuggono, tutti corrono, tutti hanno fretta. Siccome l’uomo da solo non può arrivare, cerca di procurarsi mezzi sempre più veloci.

Ma correndo correndo penso che abbia perduto e che perda tante cose! Peccato che fra queste cose ci sia anche tanto amore , tanta amicizia, tanta fraternità, tanta solidarietà, tanta partecipazione.

Molti degli amici menzionati ci hanno lasciato. Ma hanno lasciato tanto affetto. Questo ce li fa ricordare spesso…. Anche nelle nostre preghiere. Anche Taschini ci ha lasciato molto presto. Si sarebbe meritato molto di più dalla vita. Un pensiero affettuoso, una preghiera, un ricordo.

Tratto da Paese Mio di Manrico Mazzoni (edizioni Marinari 2006)