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Ottobre 2026

Voce di Orentano,n. 10

Ottobre 2026versione testuale

Il testo del bollettino, pagina per pagina, da leggere con caratteri grandi o con il lettore di schermo.

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Testo estratto

Pagina 1

Voce di Orentano

n° 10 ottobre 2026 anno LXVIII

padre Ivan Pinto 333 49 16 789 - don Roberto Agrumi 349 21 81 150

Abb. annuo € 25,00 su ccp. 10057560 Chiesa s. Lorenzo Mar re 56022 Orentano (PI) oppure Credit Agricole IBAN IT34W0623070961000040126084 aut. trib. Pisa n 13 del 08-11-77 dire ore responsabile don Roberto Agrumi

e-mail parrocchia roberto.agrumi@alice.it visita il sito della parrocchia - www. parrocchiadiorentano.it

Carissimi amici, abbiamo finito l’estate e le vacanze. Le scuole sono riaperte. Anche a noi inizia l’anno pastorale 2026–2027. Il mese di ottobre è il mese del Rosario e delle missioni. Il Rosario è preghiera contemplativa e cristocentrica, inseparabile dalla meditazione della Sacra Scrittura; è la preghiera del cristiano che avanza nel cammino della fede alla sequela di Gesù, preceduto da Maria. Il Rosario è un mezzo donato dalla vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. È la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni, in particolare in quella di Fatima. Ai tre pastorelli, presentandosi come «la Madonna del Rosario», raccomando con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra. Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della vergine, impegnandoci a recitare con fede il Rosario per la pace nelle famiglie e nel mondo intero. La Chiesa celebra ottobre come mese delle missioni per ricordare il dovere di ogni battezzato di collaborare alla missione universale della Chiesa con la preghiera, il sostegno e la testimonianza. Anzi, il mese di ottobre inizia con la memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino che visse soltanto 24 anni in clausura, con la sua preghiera e penitenza divenne la patrona delle missioni e dottore della Chiesa. Siamo tutti chiamati essere missionari. Anche le nostre parrocchie di Orentano e Villa Campanile sono invitati dal Signore essere missionari. Il 15 settembre nel giorno dell’Addolorata il consiglio pastorale unitario della parrocchia di Orentano e della parrocchia di Villa Campanile si è riunito per la prima seduta. Il 1 ottobre ci sarà la seconda convocazione. Cosi che il consiglio pastorale dia impeto al slancio missionario delle nostre comunità. Preghiamo finché tutti uomini e donne di buona volontà possono contribuire all’annuncio evangelico e testimoniare la loro fede ai fratelli e sorelle vostro Padre Ivan 1 ottobre alle ore 21:30 Consiglio Pastorale

10 ottobre matrimonio tra Andrea Nuti e Chiara Cesaretti alle ore 14:30

2 ottobre I° venerdì del mese. ore 17:00 adorazione Eucaristica e ore 18:00 S. Messa

11 ottobre alle ore 11:30 presentazione dei cresimandi alla comunità parrocchiale e l’iscrizione al catechismo

3 ottobre ritiro a La Verna per i ragazzi e le ragazze della cresima.

17 ottobre alle ore 18:00 Battesimo di Lara Antonucci.

4 ottobre il mandato dei Catechisti. Ore 11:30

23 ottobre alle ore 21:30 incontro con i genitori dei cresimandi

6, 7 e 8 ottobre dalle ore 09:00 alle ore 12:30 comunione e visita agli anziani e malati.

30 ottobre alle ore 21:00 S. Rosario e ore 21:30 S. Messa – Adorazione – preghiera per la guarigione e liberazione e benedizione.

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2 Montenero

Domenica 13 settembre le parrocchie di Orentano e Villa Campanile, con due pullman, si sono ritrovate a Montenero per l’ annuale pellegrinaggio.

Questo anno abbiamo avuto la presenza dei bambini che hanno ricevuto la prima comunione, abbiamo recitato il rosario, dal parcheggio dei pullman fino al santuario. C’è un momento, salendo il colle di Montenero, in cui il paesaggio cambia respiro. Le case di Livorno si fanno lontane, i rumori si stemperano nel vento salmastro che arriva dal mare, e il cielo, spalancandosi sopra le ginestre e i lecci, sembra volersi inginocchiare. È qui che la bellezza si fa preghiera. Il Santuario non appare subito. Si lascia desiderare, come fanno le cose sacre. Lo si intravede tra i cipressi, con le sue forme austere e morbide, e quel bianco che riflette la luce del giorno come una promessa. Quando finalmente si varca il portico, non si entra soltanto in un luogo: si attraversa una soglia. Quella che separa il mondo visibile da quello che pulsa sotto la pelle delle cose. Le sale si susseguono come stanze dell’anima: la penombra accarezza le volte, l’incenso fluttua lento, e ogni affresco sussurra una storia di fede e di lotta, di miracoli attesi o già accaduti. Qui il dolore si fa offerta. E la speranza, materia viva. La Galleria degli ex voto è una cattedrale nella cattedrale. Centinaia di piccole tele, appese come battiti del cuore, raccontano di naufragi evitati, bambini Padre Ivan, don Roberto, Giovannino, Milo, Marco Manzi, Marco Frullini ed i ragazzi che hanno fatto la prima risorti, malati guariti, vite salvate da un filo invisibile che porta dritto al cuore di Maria. Alcuni dipinti sono ingenui, altri firmati da grandi nomi, comunione: Benedetta, Sofia, Damiano, Aurora, Fatima e Chloe ma tutti hanno la stessa potenza: quella della gratitudine. (Roberto)

Domenica 13 settembre, le nostre comunità parrocchiali di Orentano e Villa Campanile, si sono recate in pellegrinaggio a Montenero. Eravamo due pullman composti da: Padre Ivan e il diacono Roberto, le suore, il coro, i vari parrocchiani e i bambini della prima comunione con i loro genitori.

Il pellegrinaggio non è una semplice «gita», ma è un cammino di conversione, affidamento e incontro con Dio attraverso l’intercessione di Maria nostra Madre. Per questo motivo il «motore» principale del pellegrinaggio è la preghiera. Non appena arrivati infatti, siamo saliti verso il santuario recitando il rosario, così abbiamo potuto meditare i momenti centrali della vita di Gesù attraverso il ALL’ISOLA D’ELBA CON IL GRUPPO GIOVANI Dal 4 al 6 settembre scorso, 25 giovani del dopo Cresima hanno potuto godere di 3 giorni di mare cuore di Maria. Momento culminante davvero blu, scoprendo lo «spirito di gruppo». Insieme agli animatori e al nostro Padre Ivan sono del pellegrinaggio, è stata l’Eucarestia partiti con il traghetto da Piombino per alloggiare presso la Casa per ferie San Giuseppe a Cavo. presieduta da Padre Ivan e animata dal Condividere insieme gli spazi e le azioni quotidiane è stata forse una scoperta per qualcuno e i nostro coro dove qui abbiamo potuto commenti di un paio di loro (che rispecchiano la soddisfazione del gruppo espressa a voce) pregare e affidare a Maria tutte le parlano da soli: la vacanza di tre giorni all’Isola d’Elba è stata un’esperienza bellissima, che rifarei nostre famiglie, i nostri cari e mettere altre centomila volte. Siamo andati al mare, abbiamo giocato a pallone, scherzato e soprattutto sotto la sua Benedizione questo nuovo siamo stati sempre insieme, tra amici e con il nostro prete. La cosa più bella è stata proprio anno. Con gioia e riconoscenza siamo condividere questi momenti tutti insieme, lontano dalla solita quotidianità. Da questa vacanza mi è tornati a casa. rimasta un’esperienza davvero speciale, che mi ha fatto capire quanto siano importanti le persone sabato 3 ottobre che abbiamo accanto e quanto siano belli i momenti semplici vissuti insieme. E’ stata pellegrinaggio a un’esperienza davvero bellissima e divertente. È vero che il gruppo vero e proprio si è formato un po’ all’ultimo momento, ma alla fine siamo stati benissimo insieme. Un momento che mi ha colpito tantissimo è stato quando una mattina ci siamo svegliati presto per vedere l’alba: è stato davvero ritiro con i ragazzi che molto bello. Sono davvero grato ai responsabili perché hanno fatto un bel lavoro e hanno organizzato tutto benissimo per noi. Spero tanto che faremo presto un’altra gita simile, magari riceveranno la CRESIMA anche un po’ più lunga, così da avere più tempo per formare ancora meglio il gruppo. E’ stata di Orentano e un’esperienza davvero stupenda! Un ringraziamento alla Fondazione che ha messo a disposizione la struttura e alla parrocchia che ha offerto a tutti il pullman A/R per Piombino. (Franco .Howard.)

Villa Campanile

LA VERNA

Testo estratto

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domenica 30 agosto matrimonio di Filippo Biondi Ludovica Chimenti

e

giovedì 3 settembre 60° di matrimonio di Ferdinando Valori e Lia Turini

Un nuovo incarico di rilievo nazionale per monsignor padre Ivan Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, chiamato a far parte della è disponibile Commissione episcopale per la tutti i sabati 22 settembre cultura e le comunicazioni sociali dalle 10,00 alle 12,00 Lorenzo Carmignani della Conferenza episcopale nella chiesa di anni 88 italiana. La nomina è stata decisa di Orentano dal Consiglio permanente della (deceduto a Roma)

Cei, che ha definito la composizione delle Commissioni episcopali e di alcuni organismi Perché il sacerdote mette una collegati alla Conferenza piccola goccia d’acqua nel vino episcopale italiana. Per la diocesi di durante la Messa? È un gesto San Miniato si tratta di un incarico . piccolissimo, che forse abbiamo visto centinaia di della Cei che porta la voce del territorio all’interno di uno degli volte senza domandarci che organismi nazionali dedicati ai temi della cultura e della cosa significhi. Durante la comunicazione, ambiti sempre più centrali anche nella vita della preparazione dei doni, il Chiesa. Paccosi non è l’unico esponente della Chiesa toscana coinvolto sacerdote versa nel calice il nelle nuove nomine. Simone Giusti, vescovo di Livorno, e Andrea vino e aggiunge un po’ d’acqua. Migliavacca, vescovo di Arezzo e Cortona, entrano nella Commissione per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. Migliavacca assume inoltre la presidenza del Consiglio per gli Affari :«L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita giuridici. Tra gli altri incarichi, Mario Meini, vescovo emerito di divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana». Fiesole, è stato nominato nella Commissione per la liturgia, mentre Un gesto semplice, ma bellissimo: l’acqua rappresenta la nostra Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovanaumanità che viene unita a Cristo. Una piccola goccia quasi Orbetello, ne assume la presidenza della Commissione per la famiglia, scompare nel vino… eppure ne diventa inseparabile. Forse i giovani e la vita. Il nuovo arcivescovo di Firenze Gherardo possiamo vedere anche noi stessi in quella goccia: piccoli, Gambelli entra nella Commissione per l’evangelizzazione dei popoli e fragili, ma chiamati a unirci sempre più profondamente a Gesù. la cooperazione tra le Chiese. L’arcivescovo di Pisa Saverio La prossima volta che vedrai il sacerdote compiere questo gesto, Cannistrà farà invece parte della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo. Nella Commissione per l’educazione cattolica, la scuola e l’università è stato nominato Roberto Campiotti, vescovo di Volterra.

Nel riquadro

LO SAPEVI? Mentre lo fa, pronuncia sotto voce una preghiera forse lo guarderaiconocchidiversi.

Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, entra invece nel Collegio dei revisori dei conti della Cei.Per San Miniato, dunque, il nuovo incarico affidato a monsignor Paccosi segna l’ingresso del vescovo in un organismo nazionale chiamato a occuparsi di cultura e comunicazione, insieme agli altri rappresentanti della Chiesa toscana scelti per i nuovi incarichi

CONFESSIONI:

Angiolo Billi 26-06-2000

Sono torna alla casa del Padre

Olga Pancelli 13-01-2008

Emilia Cristiani 16-10-2021

Duilia Pellegrini 16-10-2018

Mara Cardelli 19-9-2019

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4 Quando Orentano ballava da «MIRO»

foto Barsotti Intorno agli anni Sessanta e Settanta andavano di gran moda i dancing, locali pubblici attrezzati per il ballo e la socializzazione, spesso identificati anche come sale da ballo. Nei dancing si suonava musica dal vivo e si ballava in coppia o scatenandosi con i primi balli di gruppo. Anche a Orentano, in quegli anni, sorgeva un locale molto famoso che era diventato una vera e propria istituzione: il dancing «Da Miro» di Casimirro Buoncristiani (bisnonno di Erika e Claudio), conosciuto anche come sala da ballo «La Botte». Era un locale capace di attirare innumerevoli ballerini amatoriali e una vastissima clientela proveniente da tutti i paesi limitrofi. Il dancing si trovava nel pieno centro del paese: imboccando la stradina che da Via della Chiesa conduce in corte Bisti. Sorgeva sulla sinistra, nell’area che oggi corrisponde alla struttura in lamiera dietro l’attuale sede del Carnevale dei Bambini.

Vi si accedeva percorrendo la via e svoltando subito a sinistra lungo una piccola salita dove si trovava la biglietteria. All’interno lo spazio era organizzato alla perfezione per le calde serate estive.

Lungo tutto il perimetro, i cannicci recintavano l’intera area del dancing dando al locale un’atmosfera tipicamente estiva e vacanziera; allo stesso tempo, impedivano a chi stava fuori di guardare lo spettacolo e il ballo senza pagare il biglietto d’ingresso.

I cannicci proseguivano sulla parte superiore, dove venivano posizionati sopra una struttura metallica tipo gazebo, sorretta da aste verticali. Questa copertura, insieme ai fili di lampadine appese, creava un’atmosfera intima e accogliente per gli ospiti. Al centro dominava una pista all’aperto in cemento lisciato, ideale per far scivolare le scarpe dei ballerini durante le danze. Di fronte alla pista svettava il palcoscenico sopraelevato, dove si posizionavano i complessi musicali e si esibivano i cantanti dell’epoca. Tutto intorno al perimetro della pista si sviluppavano file di tavolini in formica - il materiale simbolo di quegli anni – color verde acqua, abbinati alle iconiche «sedie a spaghetti», realizzate con una struttura in ferro battuto o tondino laccato e intrecciate con fili di PVC celesti. Lì si accomodava chi voleva riposarsi, chi consumava o chi restava in trepida attesa di un invito al ballo. Un bar posizionato lateralmente serviva piccoli snack e le bibite più in voga dell’epoca, tra cui l’immancabile aranciata San Pellegrino o i primi storici aperitivi come il Biancosarti e il Campari Soda.

Questo luogo era molto frequentato, tanto che nel mese d’agosto registrava sempre il tutto esaurito. Ogni sera si esibiva un complessino musicale locale che suonava e cantava le canzoni dei Dik Dik, dei Pooh, dei Beatles, di Lucio Battisti, Claudio Baglioni e molti altri. Era, soprattutto, un magico punto di ritrovo per i giovani del tempo: un modo unico per stare insieme, conoscersi, dialogare e ballare. Tra una nota e l’altra nascevano nuove amicizie e fiorivano le prime storie d’amore, destinate spesso a durare l’infinito di quell’estate. Su questo palcoscenico fecero una breve apparizione anche due giovanissime interpreti destinate a fare la storia della musica italiana: una strao Su quello stesso palco si esibivano in quel periodo i Nomadi, un complesso che proprio da lì avrebbe spiccato il volo verso una carriera ricca di grandi successirdinaria Mina, ancora agli esordi, e la travolgente Rita

Quando in Italia si spengono le luci degli stadi e le città si preparano alla notte, dall’altra parte del mondo, a Melbourne, il sole inizia a sorgere. Mentre la Serie A si addormenta, a oltre 16.000 chilometri di distanza c’è una comunità di italiani che si risveglia e che, da dieci anni, continua a sentirsi incredibilmente vicina a casa. Perché per un gruppo di italiani emigrati in Australia, la distanza non è mai stata un ostacolo. Al contrario, è diventata il motivo per trovare un modo nuovo di restare uniti. Ogni fine settimana si rinnova un rito che profuma di casa, rivalità, amicizia e passione calcistica. Un rito che va ben oltre il semplice gioco del Fantacalcio. Siamo a Melbourne, nella capitale dello Stato del Victoria, una delle città più multiculturali e dinamiche del pianeta. Qui, dieci anni fa, due ragazzi siciliani arrivati dall’altra parte del mondo con una valigia piena di speranze e nostalgia decisero quasi per scherzo di organizzare una lega di Fantacalcio tra amici. Quello che allora sembrava soltanto un passatempo per sentirsi meno lontani dall’Italia, oggi è diventato qualcosa di molto più grande. Con circa 60 partecipanti, il Fantacalcio degli Italiani di Melbourne è probabilmente una delle più grandi leghe al mondo composte esclusivamente da italiani residenti all’estero. «Praticamente siamo diventati un piccolo paese italiano all’interno di una città australiana», racconta Giuseppe Di Salvo, palermitano, residente a Melbourne da tredici anni, fondatore e presidente della lega. Una definizione che descrive perfettamente ciò che il Fantacalcio è diventato nel tempo. Per molti, infatti, non rappresenta soltanto una competizione sportiva. È una seconda famiglia. «La nostra lega è un po’ la nostra nuova famiglia italiana», prosegue Giuseppe. «È un posto sicuro dove ritrovarci. Un luogo che ci accompagna ogni giorno, dove si condividono battute, gioie, delusioni calcistiche, ma anche pezzi di vita.» (Andrea Buonaguidi, Melbourne)

Pavone Ricordo poi un anno in particolare, quando salì sul palcoscenico a interpretare i suoi successi un giovanissimo e già famoso Johnny Dorelli, personaggio televisivo noto al grande pubblico e amato come cantante, attore, presentatore, nonché al centro delle cronache per la sua storia sentimentale con l’attrice Catherine Spaak. Ho ancora negli occhi le tante locandine affisse dappertutto per reclamizzare l’evento. Nelle calde sere d’estate, la musica dei complessini si propagava lungo le vie del paese, rallegrando le vacanze dei tanti villeggianti presenti. I più giovani si radunavano nel bar «da Ciuffino», che era il più distante, attorno al Jukebox. Le persone più grandi si godevano un gelato o una consumazione da Loris, e tutti gli altri passeggiavano su e giù lungo le strade godendosi il fresco della sera. Poi, con il tempo, le mode e i costumi sociali sono cambiati. I complessi musicali che suonavano dal vivo hanno ceduto il passo ai DJ, e le serate danzanti hanno abbandonato la pista per trasferirsi nelle discoteche. Da allora il modo di ballare e di stare insieme è cambiato. Siamo passati dalla socialità lenta delle vecchie generazioni, capaci di dialogare e corteggiarsi grazie ad una musica a basso volume, alla frenesia dei giovani di oggi. Oggi i ragazzi sono vicini fisicamente, ma distanti con la mente: il volume alto della musica impedisce di parlarsi, isolandoli in una folla che consuma il tempo anziché condividerlo. E il dancing «Da Miro» è rimasto ormai solo un bellissimo ricordo.

di Marisa Giorgi

foto Barsotti