Parrocchia San Lorenzo Martire

Orentano (Pi)

Parrocchia San Pietro D'Alcantara Villa Campanile

Diocesi di San Miniato

 

Via della Chiesa, 64/66 - 56020 Orentano PI - Telefono: Parrocchia 0583 23017

Parroco Don Sergio Occhipinti 348 3938436 -  Diacono Roberto Agrumi 349 2181150

Posta elettronica: roberto.agrumi@alice.it

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Cammino Neocatecumenale

cenni storici

Nel 1964, Francisco (Kiko) Argüello, un pittore nato a León (Spagna), e Carmen Hernández, laureata in chimica e formatasi nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús, si incontrano tra i baraccati di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. Dopo tre anni, in questo ambiente composto soprattutto da poveri, si forma una sintesi kerigmatico-catechetica che, sostenuta dalla Parola di Dio, dalla Liturgia e dall’esperienza comunitaria, e sulla scia del Concilio Vaticano II, diventerà la base di ciò che il Cammino Neocatecumenale porterà in tutto il mondo.
Dalle baracche l’esperienza passa presto ad alcune parrocchie di Madrid e di Zamora. Nel confronto, al quale fu sottomessa la sintesi kerigmatico-catechetica formatasi tra i baraccati di Palomeras Altas, presto si vide come nelle parrocchie soprattutto benestanti le catechesi erano usate per "sopravvestirsi", come conferenze, non come un cammino di conversione e di "kenosis", dove far morire a poco a poco l'uomo vecchio, per poter essere rivestiti della nuova creazione nello Spirito Santo.
Così gradualmente venne apparendo il Battesimo, come cammino da percorrere per arrivare a una fede adulta, capace di rispondere ai cambiamenti sociali che si stavano verificando.
Ben presto apparve la necessità di fare una prima riflessione sull’esperienza di ciò che stava accadendo, di ciò che il Signore stava compiendo in quelle comunità. Nell’aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, gli iniziatori del Cammino, Kiko e Carmen, insieme ai responsabili, presbiteri e qualche parroco delle prime comunità esistenti, si riunirono per fare una prima riflessione su ciò che lo Spirito Santo stava attuando in mezzo a loro. Si preparò un questionario con una domanda base: Che cosa sono queste comunità che stanno sorgendo nelle parrocchie?
Dopo tre giorni di preghiera e di lavoro si giunse, all’unanimità, a questa riposta:


Che cos'è la Comunità


- La comunità è la Chiesa: che è il Corpo visibile del Cristo risorto. Nasce dall'annuncio della "Buona Novella" che è Cristo, vincitore in noi di tutto quello che ci uccide e distrugge.


- Questo annuncio è apostolico: unità e dipendenza dal Vescovo, garanzia della verità e della universalità.


- Siamo chiamati da Dio a essere sacramento di salvezza all'interno dell'attuale struttura parrocchiale; inizia un cammino verso la fede adulta, attraverso un Catecumenato vissuto mediante il tripode: Parola di Dio, Liturgia e Comunità.


Missione di queste comunità nell'attuale struttura delle Chiese


- Rendere visibile un nuovo modo di vivere oggi il Vangelo, tenendo presente le profonde esigenze dell'uomo e il momento storico della Chiesa.


- Aprire un cammino. Chiamare a conversione.


- Non si impongono. Sentono il dovere di non distruggere niente, di rispettare tutto, presentando il frutto di una Chiesa che si rinnova e che dice ai suoi Padri che sono stati fecondi, perché da essi sono nate.


Come si realizza questa missione


- Queste comunità sono nate e desiderano rimanere dentro la Parrocchia, con il Parroco, per dare i segni della fede: l'amore e l'unità. "Amatevi l'un l'altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli" (Gv 13,34-35). "Padre, io in essi e tu in me; affinché siano perfettamente uno e il mondo sappia che tu mi hai mandato" (Gv 17,23). L'amore nella dimensione della Croce e l'unità sono i segni che creano gli interrogativi necessari perché si possa annunciare Gesù Cristo (…).
l termine della convivenza venne l’allora Arcivescovo di Madrid, che già aveva conosciuto l’esperienza delle baracche e aveva invitato a portarla nelle parrocchie. Gli venne letta la riflessione maturata durante l’incontro.
L’Arcivescovo, dopo averla ascoltata, esordì dicendo: "Se l’avessi scritta io, sarebbe la pagina più bella della mia vita".
Alcuni anni più tardi, quando il Cammino era già diffuso in molte parrocchie di Roma e in varie diocesi d’Italia, gli iniziatori furono chiamati dalla Congregazione del Culto divino, perché volevano sapere in che cosa consisteva quell’itinerario di riscoperta del Battesimo e i riti che facevamo. L’allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero enormemente impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti – e che presto sarebbe stato pubblicato come "Ordo Initiationis Christianae Adultorum" (OICA) –, lo Spirito Santo, partendo dai poveri, lo stava già mettendo in opera. Dopo due anni di studio di ciò che le comunità facevano, pubblicarono nella rivista ufficiale della Congregazione (Notitiae), in latino, per tutta la Chiesa, una nota laudatoria: "Praeclarum exemplar" dell’opera che stava svolgendo il Cammino neocatecumenale . Con loro si concordò il nome da dare al Cammino: "Neocatecumenato",formazione cristiana post-battesimale che segue le indicazioni proposte nel Capitolo IV dello stesso Ordo. In esso si dice infatti che alcuni riti per i non battezzati, proposti dall’OICA possano essere adattati anche a coloro che sono già battezzati, ma non sufficientemente catechizzati.
Insieme a questi momenti salienti della storia del Cammino, va ricordata la caratteristica di o che lo costituisce e che lo Statuto riconosce: la possibilità di vivere la vita cristiana in comunità, recuperando il modello ecclesiale dei primi secoli.
Il Cammino neocatecumenale si è proposto, sin dal suo sorgere, come un cammino di iniziazione alla fede: non è una spiritualità particolare, ma un cammino di gestazione, "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" (Giovanni Paolo II, Lettera "Ogniqualvolta").
È un processo di maturazione alla fede che ricostruisce la comunità cristiana: e questa diventa segno per il mondo, resiste al processo di secolarizzazione. In questo cammino di fede verso la radicalità del proprio Battesimo diventa centrale la comunità cristiana e, come nucleo fondamentale di essa, la famiglia. È in seno ad una comunità cristiana concreta che si fa, in prima persona, un’esperienza viva e diretta della vita cristiana. Si riceve una parola, che si fa liturgia, che cresce, poco a poco, in koinonia, in comunità. Dio stesso è comunità di persone.
Molti sono stati i doni dello Spirito che hanno caratterizzato lo sviluppo del Cammino, in particolare i Catechisti itineranti, le Famiglie in missione, i Seminari "Redemptoris Mater".
Vari Vescovi, preoccupati per la situazione di secolarizzazione presente in tante parrocchie, vedendo che in quelle parrocchie dove era nato il Cammino Neocatecumenale si costituivano delle piccole comunità vive, piene di lontani, hanno sollecitato di poter aprire lo stesso percorso di iniziazione cristiana, chiedendo catechisti da altre città e nazioni. Ciò ha dato luogo alla nascita dei Catechisti itineranti. Negli incontri dei catechisti si espongono queste richieste dei Vescovi e si invitano liberamente coloro che si sentono chiamati partire per annunziare il Vangelo a rendersi disponibili a tale missione, in base al mandato del proprio battesimo. Appare così di nuovo un modello di Chiesa primitiva evangelizzata da apostoli e catechisti itineranti, senza che questi formino nessun gruppo particolare. Essi restano inseriti nelle proprie comunità e parrocchie, dalle quali partono e alle quali ritornano periodicamente.

Così, a poco a poco, attraverso l'esperienza e in tante convivenze di formazione, si sono costituite équipes itineranti di evangelizzazione, formate da donne e uomini celibi, o da coppie, e da un sacerdote che ottiene il permesso dal proprio Vescovo o dal proprio Superiore religioso. Esse vanno durante un tempo in un'altra diocesi, d'accordo con il Vescovo che li chiama, ad aprire il Cammino Neocatecumenale nelle parrocchie. Detta struttura di evangelizzazione, come un'impalcatura, è coordinata dall'Équipe responsabile del Cammino Neocatecumenale, composta dagli iniziatori, Kiko e Carmen, e da un presbitero, Padre Mario Pezzi. Così, nell'arco di questi anni, il Cammino si è esteso nei 5 continenti.
Di fronte alla situazione del Nord Europa, dove la secolarizzazione dura ormai da molti anni, la Chiesa si va riducendo e si trova in una situazione di debolezza estrema – soprattutto è distrutta la famiglia –, ispirati dalle parola del Santo Padre, Kiko e Carmen hanno visto la necessità di inviare famiglie in missione, sia per fondare la chiesa in alcune zone di "terra nullius", come una "implantatio Ecclesiae", sia per aiutare a rafforzare le comunità esistenti con famiglie che mostrino il volto di una "famiglia cristiana".

Anche nell’America del Sud, a causa dell'enorme emigrazione dalle campagne verso le periferie delle grandi città e della scarsità del clero per aprire nuove parrocchie, questi enormi agglomerati urbani sono preda delle sette. I vescovi, vista la forza di evangelizzazione che ha il Cammino, hanno chiesto l’invio di famiglie in questi centri periferici, spesso baraccopoli immense, per formare nuclei di evangelizzazione che possano contenere le sette, formando piccole comunità, nell’attesa di poter inviare un presbitero e fondare nuove parrocchie.
Tutto ciò ha fatto sì che il Santo Padre Giovanni Paolo II nell’anno 1988 inviasse le prime cento famiglie in molte Diocesi, i cui Vescovi ne avevano fatto richiesta.
Queste famiglie, che restano unite alla propria comunità neocatecumenale, inserita nella parrocchia, sono sostenute dalla stessa comunità e dalla parrocchia per ciò che si riferisce a spese di viaggi, affitto delle case, costruzione di nuove chiese, sostegno morale, lettere, preghiere, ecc. Nasce così una proficua collaborazione fra comunità, parrocchia e missione.

Dall’opera di evangelizzazione, iniziata dalle famiglie in diverse zone, è apparsa ben presto la necessità di presbiteri che sostenessero le nuove comunità appena formate e con cui si potessero costituire eventuali nuove parrocchie.

In questo contesto sono nati i Seminari "Redemptoris Mater": grazie alla visione profetica degli iniziatori del Cammino, al coraggio del Papa Giovanni Paolo II e allo slancio missionario delle famiglie in missione, quasi tutte con molti figli. Fondamentale per la rievangelizzazione e formazione di nuove parrocchie è stata proprio la testimonianza di fede dei figli di queste famiglie.

Questi Seminari sono diocesani, eretti dai Vescovi, in accordo con l'Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani; sono missionari: i presbiteri che in essi vengono formati, sono disponibili ad essere inviati dal Vescovo in ogni parte del mondo; sono internazionali: i seminaristi provengono da paesi e continenti diversi, sia come segno concreto della cattolicità, sia come segno di disponibilità ad essere mandati ovunque.

Ma il dato più significativo di questi Seminari è che essi, da una parte, sono un dono che aiuta le Diocesi ad aprirsi alla missionarietà, ad andare in tutto il mondo e, dall’altra, trovano nel Cammino Neocatecumenale, un sostegno che accompagna i seminaristi durante il tempo della loro preparazione e, divenuti presbiteri, continua a sostenerli nella formazione permanente.

 

 

 

Il cammino neocatecumenale nella parrocchia di Orentano

 

Il cammino neocatecumenale, nasce ad Orentano il giorno 8 dicembre 1978, festa dell' Immacolata Concezione.

L' allora arciprete don Giovanni Fiaschi, chiese di portare questa nuova esperienza ad Orentano e così dei catechisti, provenienti dalla parrocchia di san Giovanni Evangelista di Empoli, vennero ad ad annunciare delle catechesi, con molta semplicità e povertà.

I catechisti di quel lontano '78 erano: Padre Mario Conti, salesiano. Il cantore Lele, che dopo pochi mesi morì in un incidente d' auto. Due coppie di sposi: Costanzo e Paola, responsabili dell' equipe, Piero e Clara, che dopo 5-6 anni, partirono, con i loro sette figli, come famiglia itinerante per l' Australia.

Da allora, tutti gli anni è stato fatto l'annuncio delle catechesi ed oggi, ringraziando il Signore,sono presenti in parrocchia ben 4 comunità, formatesi negli anni ed oggi presiedute e seguite da don Sergio Occhipinti, che succede a don Giovanni Fiaschi dal 2005.

La prima comunità è composta da 28 fratelli, è alla tappa dell' Elezione, ed ha una sorella, Elisabetta, itinerante in Cina.

La seconda comunità è composta da 23 fratelli è alla tappa del Padre Nostro ha una famiglia itinerante in Costa d' Avorio ed un diacono permanente.

La terza comunità è composta da 34 fratelli ed è allo Shemà.

La quarta comunità  è composta da 29 fratelli, per lo più giovani, e non ha ancora fatto nessun passaggio, così come

La quinta comunità, composta da 15 fratelli.

Come possiamo vedere, non siamo tantissimi, un pò più di cento persone, ma con un frutto molto grande, che sono i nostri numerosi figli. Moltissime sono le persone che hanno ascoltato le catechesi  annuali, ma molto poche quelle che poi hanno iniziato il cammino.

Il Cammino Neocatecumenale, a giudizio esterno, è molto impegnativo e coinvolgente, ma la ricchezza e la preziosità di questo dono, che il Signore ha fatto alla Chiesa, come sempre, è legato ad un certo impegno.

   "Di tutto ciò che diamo al Signore, ce ne viene restituito cento volte tanto"

Continuiamo perciò a camminare annunciando il Signore Gesù Risorto e Vivente, sotto il cui sguardo possiamo convertire il nostro cuore ed incontrarci col suo eterno amore.

 

"Vi aspettiamo alle catechesi, che ogni anno, vengono fatte

nei mesi di ottobre e novembre"

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GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU'

(di Silvia Pagliaro)

     

9 luglio ore 4,30 del mattino si parte in pulman da Empoli per Roma, dove alle 13,05 decolliamo per Doha-Qatar, dove contiamo di arrivare circa le ore 20 locali. Per ora la mattinata è stata intensa e faticosa, ci aspettano quattro ore di volo e speriamo di riposarci. Sono le ore 20 e puntualmente arriviamo in Arabia a Doha-Qatar, quante cose strane ci sono qui ! 10 luglio alle sette del mattino riprendiamo l’ aereo per Singapore, altre otto ore di viaggio !
Dopo tanto volare eccoci finalmente a Singapore ! Questo è un aeroporto fantastico, è uno dei più grandi del mondo, poiché facciamo sei ore di sosta ne approfittiamo per una salutare doccia ! Alle 14,20 si riparte per Balhì, altre quattro ore di volo ! Alle 18,20 atterriamo a Balhì, c’è chi casca dal sonno, c’è chi si sente poco bene, c’è chi ha problemi con i bagagli, chi non riesce a recuperare la chitarra.....insomma c’è una confusione generale.
All’ una di notte si parte per Darwin, la nostra meta, vi atterriamo dopo quattro ore e mezzo di volo. Ce l’abbiamo fatta W l’ Australia !! Appena usciti dall’ aeroporto incontriamo un giovane, che per noi, in segno di accoglienza, inizia a suonare e cantare ed anche noi incominciamo a cantare con lui.

Ci salutiamo perché è in arrivo il nostro pulman che ci porterà al “St. George College” dove alloggeremo per una settimana. Di questa sistemazione dobbiamo ringraziare una famiglia di Empoli che si trova quaggiù in missione da ben diciassette anni, Clara e Piero Mancini, che staranno sempre con noi. Dopo una dormita ed un adeguato accordo di chitarre, andiamo tutti nel centro di Darwin, dove faremo la nostra prima missione popolare. Siamo più di cento giovani, c’è chi suona, chi balla, chi canta e chi, conoscendo la lingua, testimonia la risurrezione di Gesù Cristo. Molti si fermano e ci guardano incuriositi e ci chiedono cosa significhi tutto questo, noi, nel nostro piccolo, rispondiamo che siamo venuti quì perché vogliamo che tutti si incontrino con Gesù Cristo, perché solo Lui può donare quella felicità che cerchiamo in altre cose. La stanchezza è passata e nessuno si spiega da dove viene tutta questa energia, ma i giorni passano anzi volano. Abbiamo fatto altre missioni nel centro di Darwin, una dove abitano Piero e Clara e due dagli Aborigeni, sì proprio loro !! Persone che vivono una realtà completamente diversa dalla nostra, con usi e costumi propri.... ed anche a loro abbiamo portato Cristo, anche a loro abbiamo annunciato la sua Risurrezione ed anche a loro abbiamo dato una parola di conforto, di salvezza, perché nessuno è dimenticato.

Che bellezza riscontrare che anche nei posti più sperduti del mondo, il Signore c’è ed è sempre presente!! Sono stati quelli i momenti in cui la bellezza di quei luoghi, di quei posti sperduti ci ha ispirato ed invitato a riflettere sulla grandezza di Dio. Nella settimana di residenza a Darwin, Piero e Clara ci hanno fatto visitare tanti luoghi meravigliosi e nelle Eucaristie a cui siamo stati presenti, abbiamo potuto toccare con mano il grande amore di Dio, è stato bellissimo!! Abbiamo visto anche animali per noi insoliti come, coccodrilli, canguri, opossum e serpenti vari. Abbiamo fatto il bagno nell’ oceano ed alle cascate, quante risate !!
Purtroppo la settimana nella bella Darwin è finita, si parte per Melbourne. 17 luglio, dopo sei ore di volo atterriamo a Melbourne, un freddo pazzesco. Qui, in confronto a Darwin, c’è un gelo polare, nella stessa giornata siamo passati dai trenta gradi di Darwin ai cinque di Melbourne. Tanto per non perdere l’ abitudine, facciamo subito una bella missione popolare nel centro di Melbourne. 18 luglio, tredici ore di pulman per arrivare a Sydney, la nostra seconda meta. 19 luglio si parte per l’ ippodromo di Randwick dove faremo la veglia e l’ Ecaristia con il Papa, speriamo di non sentire troppo freddo, sembra di essere al Polo. Entro subito nella tenda e per un attimo mi fermo a pensare. Ripenso al primo incontro per venire a Sydney, ai tanti sacrifici che i meno fortunati hanno fatto per essere qui ed alla lunga, anche se dolce, attesa di questo momento che sembrava non arrivare mai!!
Subito, mano alle chitarre, ed incominciamo a ballare e cantare, con gioia, perché la grazia che abbiamo ricevuto, è troppo grande.
Dopo la lunga notte di veglia, è finalmente arrivato il giorno in cui il Papa ha celebrato l’ Eucaristia con “tutto il mondo”.
Il Santo Padre ha parlato in inglese, ma noi eravamo forniti di radioline che traducevano in italiano. E’ stato bello, anzi di più, perché a tutti è arrivata una parola di gioia e di conforto. Prima della benedizione, il Papa Benedetto ci ha invitati per la prossima G.M.G. che si terrà a Madrid nel 2011, ed è stata una vera esplosione di gioia, Madrid è vicina si può andare anche a piedi (c’è qualcuno che ci sta già pensando). 21 luglio, giorno importante per i neocatecumenali, c’è l’ incontro vocazionale con Kiko. Una intera mattinata di cammino ed arriviamo alla piccola spianata dove Francesco (Kiko) Arguello ci sta aspettando, insieme a lui ci sono Carmen e padre Mario.
L’ inizio è come al solito con le presentazioni poi i ringraziamenti dei vari vescovi e di George Cardinel Pell. Dopo una piccola catechesi, Kiko ci fa ascoltare il suo nuovo canto, poi dà la parola a Carmen, è la volta di padre Mario che ci saluta con delle parole forti che lasciano tutti in completa meditazione: Chi riceve tanto, deve dare tanto !!
Ci siamo.... è il momento delle chiamate vocazionali, molti giovani si alzano, chi per la vita sacerdotale, chi per la vita consacrata.
E’ stato il momento più emozionante di tutto il viaggio. Ma anche questo giorno, tanto atteso, se ne è andato.
Tutti abbiamo lasciato un pezzo di cuore in quella terra, dove tutto è così diverso e meraviglioso.
Spero che le riflessioni e le decisioni prese durante questo pellegrinaggio possano continuare ad ispirarci lungo tutto il cammino della nostra vita.
                                                      Un saluto in lingua aborigena    MAMMAK !!

Alla fine del Cammino, la Terra Santa

L'itinerario neocatecumenale prevede vari momenti, di catechesi, di liturgie, scrutini e verifiche ed anche pellegrinaggi. La prima comunità di Orentano, la prima di Fucecchio e di Castelfranco con i suoi presbiteri: don Sergio, don Giovanni e don Idilio, finito l cammino, sono state accompagnate dai propri catechisti in Terra Santa.

E' stata un'esperienza bellissima unica, difficilmente descrivibile, che rimarrà un segno indimenticabile  nella nostra vita. Abbiamo passato i primi quattro giorni nella “nostra casa” la Domus Galileae, posta sul lago di Tiberiade, dove Gesù proclamò le Beatitudini. Abbiamo visitato tutti i luoghi più significativi della vita di Gesù in quella parte di terra ed in ognuno di essi abbiamo rivissuto la presenza e l'operato del “Galileo” figlio di Dio. Gli altri cinque giorni li abbiamo trascorsi nella città santa Gerusalemme, anche lì siamo entrati nel mistero della nostra salvezza, cioè l'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo potuto celebrare l'Eucaristia nel Santo Sepolcro.

Lo Spirito del Risorto alle volte si è fatto tangibile ed abbiamo veramente capito cosa vuol dire, avere il cuore pieno di gioia nella fede. La Terra Santa, veramente, è il quinto evangelo ed il Cammino Neocatecumenale ci ha aiutato a leggerlo con gli occhi della fede.

A vedere sulle aride rocce, sull'acqua del lago, dentro le mura della città l'ombra di quell'uomo chiamato Nazzareno, che nato da una fanciulla Vergine fu condannato e crocifisso sotto Ponzio Pilato, ma che la pietra tombale e la forza della morte non ha potuto trattenere negli inferi. Perché figlio di Dio, lui stesso Dio. Il Cammino, risvegliando in noi la fede, ci fa sentire veramente figli di Dio, figli della risurrezione, annunciatori della Misericordia che Cristo Gesù ha mostrato nei nostri confronti e di tutti coloro che guardano a Lui e che possono così dirsi fratelli.

Lì, abbiamo lasciato il cuore, ma è qui nella quotidianità che Lui, si aspetta da noi gratitudine. “Ora andate, dite ai suoi discepoli che Egli vi precede in Galilea” (Mc 16,7)           Un Pellegrino

                                 Il giorno 16 novembre sono stati battezzati nel fiume Giordano,

 

   CECILIA MALANDRINI   TOMMASO E GIOVANNI BARGHINI   MATTEO LEONI   

       di Simone e Gaia Tronci          di Stefano e Cinzia Bianco          di Fabio e Daniela Andreotti