Parrocchia San Lorenzo Martire

Orentano (Pi)

Parrocchia San Pietro D'Alcantara Villa Campanile

Diocesi di San Miniato

 

Via della Chiesa, 64/66 - 56020 Orentano PI - Telefono: Parrocchia 0583 23017

Parroco Don Sergio Occhipinti 348 3938436 -  Diacono Roberto Agrumi 349 2181150

Posta elettronica: roberto.agrumi@alice.it

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I CENTO ANNI DEL NOSTRO CAMPANILE

di Savino Ruglioni

 

Sono passati cento anni dall’ultimazione del nostro campanile. La sua costruzione era iniziata nell’anno 1878 (ventiquattro anni dopo il rifacimento della chiesa) allorchè furono scavate e gettate le sue fondazioni profonde ben sette metri e larghe dieci.

Era allora parroco di Orentano il reverendo Angiolo Masoni, pievano da appena due anni, dopo che era subentrato all’economo Gaetano Frosini, rettore provvisorio della parrocchia per ben dodici anni. Il nuovo pievano raccolse l’eredità del suo predecessore Valentino Corsi, che aveva fatto ampliare la chiesa, e si fece promotore della costruzione del nuovo campanile. Infatti aveva riscontrato che le dimensioni del vecchio campaniletto esistente, addossato alla chiesa, posto proprio sopra il tetto della sacrestia, apparivano inadeguate agli orentanesi. Il Masoni riuscì a trovare i primi finanziamenti e scelse tra i vari bozzetti quello in stile neo-gotico, secondo la moda del tempo, che si ispirava al campanile di Giotto a Firenze; potè così dare inizio alla costruzione sotto la direzione del capomastro Luigi Boni di Borgo a Buggiano. Non è noto l’autore del progetto; di certo, vista la gran mole della costruzione, apparve subito piuttosto ambizioso per le capacità economiche degli orentanesi di allora.

Le fondazioni furono lasciate riposare per tre anni e solo nel 1881 si cominciò a murare la base del campanile. La costruzione procedeva a rilento, anche a causa delle grandi spese che il pievano Masoni si trovò ad affrontare, per cui, alla sua morte, avvenuta nell’aprile del 1891, l’altezza raggiunta era circa un terzo di quella prevista.

Completerà l’opera il suo successore, pievano Giuliano Buonaguidi, orentanese di nascita e di famiglia facoltosa, che, raccolti nuovi finanziamenti, porterà a termine la costruzione nell’estate del 1906 culminata con la posa del cornicione. Mancavano ancora le campane e si provvide subito a cercare in parrocchia i metalli necessari alla fusione di tre nuovi bronzi. Per raggiungere il quantitativo necessario furono rifuse anche le tre campane esistenti risalenti agli anni 1727, 1805 e 1826.

Vennero incaricati della realizzazione due bravi fonditori del tempo: Raffaello e Luigi Magni, padre e figlio di San Concordio di Lucca, i quali, in una capanna in corte Colombai, predisposero gli stampi e il forno di fusione secondo una tecnica da secoli consolidata. Tutto era pronto e il 27 giugno 1907 avvenne la fusione delle tre campane. La prima del peso di quasi 13 quintali, la seconda 10 quintali e la terza oltre 6 quintali.

Due giorni dopo le campane furono trasportate alla base del campanile su un carro trainato a forza di braccia da una moltitudine di Orentanesi entusiasti. Il 7 di luglio, in un clima di festa solenne, le campane furono benedette dall’arcivescovo di Pisa cardinale Pietro Maffi, allora amministratore apostolico della diocesi di San Miniato, e nel pomeriggio furono issate sul campanile al cospetto di una folla acclamante. A sera si udirono i primi rintocchi e la commozione fu grande fra tutti i paesani.

Intanto era calata la sera e i lavori per la sistemazione delle campane furono sospesi per la sopraggiunta oscurità, contando le maestranze di ultimarli il giorno seguente. La gente rientrò festante alle proprie case. Durante la notte però, in un eccesso di fanatismo, un nutrito gruppo di giovani si introdusse di nascosto sul campanile e al buio alcuni iniziarono a suonare le campane sebbene queste non fossero state ancora fissate a dovere. In un attimo avvenne la disgrazia e gli Orentanesi passarono così dalla gioia al pianto. Una campana, spinta con troppa forza, fu rimossa dal suo alloggiamento e cadde sul palco travolgendo due dei giovani ragazzi, che rimasero uccisi. La campana arrivò a terra, dove si ruppe, e nell’urto spezzò anche 39 scalini di pietra.

Superato il momento di disperazione furono subito riparati i danni e rifusa la campana, ma i festeggiamenti per l’inaugurazione del campanile, che si sarebbero dovuti tenere per San Lorenzo, slittarono al mese successivo. Fu cosò che nel 1907 la festa del patrono di Orentano venne celebrata la domenica 8 di settembre in tono molto dimesso.

Passarono gli anni e intanto era mutato il contesto sociale del nostro paese; esaurita la spinta industriale indotta dallo stabilimento di distillazione della torba, da tutti meglio conosciuto come “l’Impianto”, che per alcuni decenni aveva fatto intravedere grandi possibilità di decollo economico, Orentano non trovò altri sbocchi occupazionali se non nella tradizionale e consolidata pratica agricola; in alternativa si cominciavano a segnalare i primi episodi di emigrazione verso le grandi città italiane.

In pieno periodo fascista, il 21 aprile 1932, col parroco don Ferdinando Giovannetti, alla presenza del locale segretario politico, ci fu l’inaugurazione dell’orologio pubblico; venne così esaudito un desiderio degli Orentanesi che da almeno un ventennio si vagheggiava. Fu istallato dalla ditta Miroglio di Torino per il prezzo di lire 3.500. Altre 1.500 lire costarono i lavori per l’allestimento del piano di posa realizzati dall’impresa Del Picchia; il Comune di Castelfranco di Sotto stanziò 3.000 lire a copertura parziale delle spese.

Passata la guerra e scongiurato il rischio di danneggiamenti per il campanile, come era avvenuto per la chiesa parrocchiale, cui una cannonata tedesca aveva centrato in pieno il tetto, arrivarono gli anni Cinquanta e subito dopo il boom economico con l’innovazione tecnologica. All’arciprete don Livio Costagli fu prospettata la possibilità di automatizzare il movimento delle campane con meccanismi che permettevano di comandarle e farle suonare a distanza. Era arrivato il momento di mandare in pensione il campanaio e i suoi aiutanti che più_ volte al giorno dovevano farsi 150 scalini con le loro gambe e tirare la fune a forza di braccia, immersi in un suono assordante che ad ogni scampanata metteva seriamente a rischio i loro timpani.

L’impianto di elettrificazione delle campane fu realizzato dalla ditta Scarselli di Lastra a Signa per una spesa di un milione e settecento mila lire, somma assai rilevante, che l’arciprete riuscì a mettere insieme anche grazie al contributo degli orentanesi di Roma; il quadro comandi, un armadietto costellato di pulsanti e lucine colorate, fu collocato in sacrestia e l’inaugurazione avvenne il 15 ottobre 1962. Il voltaggio nelle rete di distribuzione di energia elettrica ad Orentano era allora a 160 volts, più_ basso dell’attuale; per alcuni anni il forte assorbimento elettrico derivato dal movimento delle campane causava vistosi cali di tensione su tutta la linea, cosicchè ad ogni rintocco variava l’intensità luminosa delle luci accese nelle case. L’inconveniente fu risolto anni dopo, quando la tensione venne portata a 220 volts.

Vi sono stati poi altri lavori più_ recenti al nostro campanile. Nel 1987 Ë stato rinnovato il parafulmine, in sostituzione del primo impianto che da anni era ormai inefficiente.

Due anni dopo è stata rifatta la porta di ingresso e nel 1990 è stato sostituito l’orologio con un moderno dispositivo elettronico. Il quadrante esterno è rimasto lo stesso e pure il vecchio meccanismoè rimasto al suo posto, pur se disattivato. Una quindicina di anni fa è stato rifatto il palco in legno della cella campanaria; poi sono stati messi in sicurezza i battagli delle campane, dopo che uno di questi, nello slancio, era precipitato a terra, fortunatamente senza conseguenze.

Nel 1997 sono stati installate dall’allora parroco don Giovanni Fiaschi le reti metalliche ai finestroni e sono state chiuse le buchette esterne nelle quali nidificavano i piccioni, rei di sporcare dovunque in maniera esasperante e di provocare nel tempo ingombranti cumuli di guano all’interno del campanile.

La guerra agli uccelli però era lungi dall’essere finita e ha dato da penare ancora. Nella colonizzazione del campanile, ai piccioni, si sono sostituiti gli storni; questi pennuti, che si infilano con un’agilità magistrale tra le maglie larghe della rete metallica, nel volgere di pochi anni hanno colmato la terrazza, i piani di calpestio e le scale, di una quantità enorme di noccioli di oliva, guano e detriti di ogni specie. Tra l’altro gli storni erano responsabili di aver inseminato di vegetazione le facciate esterne; da alcuni anni erano spuntate sotto al cornicione alcune piante di fico, specie vegetale estremamente dannosa per i monumenti, che resiste benissimo alla siccità e in condizioni ambientali estreme, con un apparato radicale che a lungo andare finisce con lo screpolare la pietra.

Nel settembre 2004 fu eseguita l’impermeabilizzazione della terrazza, ma non fu possibile rimuovere le piante.

In vista del centenario della costruzione del campanile fu deciso di eseguire un intervento di restauro generale.

Verificata la necessità di un rapido intervento, l’arciprete don Sergio Occhipinti, sentito il parere della Soprintendenza di Pisa e della Curia, ha deciso di dare inizio ai lavori, realizzati nell’estate del 2007 e seguiti dall’architetto Savino Ruglioni.

Esternamente le escrescenze vegetali sono state spruzzate con liquido diserbante e in un successivo intervento sono state rimosse mediante l’impiego di una piattaforma mobile che ha avuto l’incarico di eseguire anche la ripulitura esterna delle facciate per mezzo di un’idropulitrice ad acqua, con uso di sapone, senza impiego di abrasivi, solventi o altri prodotti chimici che avrebbero potuto danneggiare la pietra.

All’interno è stato allestito un ponteggio di sicurezza, dopo di che sono stati sostituiti alcuni scalini in pietra che erano rotti. Poi è stata restaurata la ringhiera in ferro e ghisa; ciò ha comportato la sostituzione di circa una cinquantina di elementi mancanti o consunti per ossidazione. Per l’occasione, constatata l’impossibilità di reperire sul mercato elementi di ringhiera uguali a quelli esistenti, è stato prelevato un campione che servisse da modello per un nuovo stampo, dopo di che è stata commissionata a una fonderia la fusione di elementi identici agli originali. Sono state poi cambiate le reti ai finestroni, con altre a maglia più_ fitta.

Inoltre sono stati sostituiti i meccanismi di trasmissione delle campane con tutto il quadro elettrico. Infine, onde prolungare lo stato di conservazione dei materiali, è stata data una mano di vernice a tutte le superfici metalliche e lignee all’interno del campanile, vale a dire le travi di sospensione delle campane, la ringhiera delle scale e il portoncino d’ingresso. Alla fine è apparso agli Orentanesi di nuovo un bel campanile, pronto per un altro secolo di vita.

Domenica 3 febbraio 2008  il vescovo di San Miniato ha impartito la benedizione alla presenza delle autorità civili. Erano presenti fra gli altri Andrea Pieroni, presidente della provincia di Pisa, Umberto Marvogli, sindaco di Castelfranco di Sotto, Gabriele Toti, assessore comunale.

Ha allietato la cerimonia la banda militare dei Paracadutisti di Pisa. Per l’occasione il campanile è stato aperto ai parrocchiani con visite guidate fin sopra la terrazza. I visitatori hanno potuto verificare i lavori fatti e, nonostante la giornata un po’ piovosa, hanno potuto godere del panorama orentanese.