Le origini storiche del paese di Orentano si perdono nel Medioevo. Senza entrare nel merito di chi siano stati in assoluto i primi abitatori del nostro territorio, per i quali resta la testimonianza di una moltitudine di reperti archeologici conservati nel nostro museo paesano, ci occuperemo invece di quelle popolazioni che diedero vita al primo abitato, o meglio dell’insediamento storico inteso come prima aggregazione significativa di abitazioni, successivamente trasformato in centro fortificato.
Dopo la caduta dell’impero romano e per tutto l’Alto Medioevo vi furono sporadiche frequentazioni umane nella zona della Cerbaia, anche se in forma molto sparsa; almeno così si può ipotizzare constatata la mancanza di reperti archeologici riferibili a quel periodo. Con la fine delle invasioni barbariche le campagne toscane tornano a popolarsi e con la diffusione del cristianesimo sorsero le prime pievi, unica forma di aggregazione sociale presente in contesti non urbani.
Tutta la nostra zona, dalla Valdinievole al Valdarno inferiore, comprese ampie zone della Valdera, ricadevano allora sotto l’influenza politica e religiosa della città di Lucca.
I primi abitatori di Orentano, probabilmente stanziati già dal VII–VIII secolo lungo le sponde dell’antico lago di Sesto, vivevano in capanne isolate, fatte di legno e paglia, traendo sostentamento dalla pesca e della pastorizia.
In una fase successiva si verificò l’aggregazione delle dimore sparse in villaggio, probabilmente non lontano da un porticciolo di barche. Come luogo più adatto alla formazione di questo nucleo abitato fu scelto quello dove si trova la nostra chiesa parrocchiale, principalmente per ragioni strategiche, essendo un promontorio naturale proteso per tre lati sul lago di Sesto, con una scarpata naturale a forma di ferro di cavallo, sottolineata dall’antico fossato (o «carbonaia»), ben visibile ancora oggi nelle foto aeree.
La prima notizia storica in assoluto nella quale compare il nome di «Orentano» risale all’anno 848, allorché i suoi abitanti, forse per tutelarsi contro le mire di vari potentati lucchesi in lotta fra loro, si posero sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Sesto, una potente signoria feudale che aveva notevole influenza politica ed economica su tutto il lago e i suoi dintorni; in questo modo poterono così continuare ad esercitare la pesca forti della protezione dell’Abate. Nei secoli successivi il problema principale degli orentanesi sarà invece quello di affrancarsi dal legame stretto con l’abbazia e dalle vessazioni con cui annualmente l’abate li gravava, pretendendo da essi il pagamento di una cospicua rendita in cambio del diritto di pesca nel lago.
Antichi documenti parlano di un castello situato sul poggio che si ergeva sulle sponde del lago; era stato costruito per difendere i suoi abitanti dalle incursioni di bande armate quando il nostro territorio era spesso luogo di scontri fra le città di Lucca, Pisa e Firenze. La sua costruzione dovrebbe risalire all’inizio del XIII secolo, al tempo in cui Orentano apparteneva ancora al territorio di Lucca; in questi documenti si parla di una cinta di mura con due porte, una rivolta verso il lago e l’altra verso le Cerbaie, e poi di edifici stabili al suo interno, con una fossa che partiva da sotto alle mura e, attraversando la zona palustre, raggiungeva così il lago aperto.
Più che un castello, come siamo abituati a pensarlo oggi secondo un’iconografia standardizzata, con torri e merlature, doveva trattarsi più semplicemente di un piccolissimo centro fortificato al cui interno si trovavano delle abitazioni e una chiesa. In caso di pericolo, di fugaci scorrerie di uomini armati, gli abitanti del villaggio prontamente vi si rifugiavano. Probabilmente, come è avvenuto per altri vicini luoghi fortificati, all’inizio la cinta doveva consistere in una palizzata in legno, che fu poi gradualmente sostituita con solida muratura. Non si hanno notizie storiche di prolungati assedi od espugnazioni di questo castello.
La chiesa di Orentano, certamente preesistente alla cinta muraria, è citata per la prima volta nell’anno 1065, in un atto di donazione in favore della Pievania di S. Maria a Monte; in esso viene nominata, fra le altre località, anche la chiesa di S. Giovanni di Orentano.
La «cappellam de Urentano» viene rammentata poi nella bolla del Papa Eugenio III, inviata nel 1150 a Gottifredo, pievano di S.Maria a Monte, con la quale si elencano le chiese e gli oratori soggetti a quella Pieve. Per tutto il secolo XIII abbiamo notizie, in verità molto sparse, di una certa popolazione insediata a Orentano, che è stata stimata con sufficiente approssimazione intorno ai cento abitanti. Nel frattempo stavano sorgendo nel Valdarno nuove comunità locali, come i borghi fortificati di Castelfranco e Santa Croce, che assieme a Fucecchio cominciarono ad estendere la loro influenza nel territorio boscato delle Cerbaie. Orentano, che non aveva ancora del tutto risolto l’annoso conflitto con l’Abbazia di Sesto, per non trovarsi al centro di nuove contese fra i suddetti comuni, decise nel 1279 di assoggettarsi al Comune di Fucecchio, così come fecero poi gli altri centri di Cappiano, Galleno, Massarella e la Torre.
Il villaggio mantenne però una certa autonomia, barcamenandosi tra un’autorità in decadenza, l’Abbazia, verso la quale rimase una dipendenza per lo più formale ed ecclesiastica, e un’autorità in fase emergente, Fucecchio, che offriva un’adeguata copertura politica. Entrambe garantirono comunque il diritto degli orentanesi a un governo locale, cosa che essi ampiamente non mancarono di esercitare, così come attestato in un documento del 1288 dove si parla di un consiglio comunale tenuto all’interno della chiesa di San Giovanni per decidere di fatti inerenti le fortificazioni del proprio castello, o della nomina di un sindaco da inviare come loro rappresentante a Fucecchio.
Nel 1325 gli orentanesi si dettero un regolamento che disciplinava i boschi della comunità. Agli ordini di Vanni di Nuccio, vicario del Castrum di Orentano, si riunì il consiglio e parlamento del Comune di Orentano nella chiesa di S.Giovanni; venne deliberato di conservare una vasta zona boscata di Orentano detta «Tosce e Vaseri» vietando per un periodo di dieci anni il taglio degli alberi, l’incendio e il danneggiamento del bosco. Furono previste sanzioni per i trasgressori. Il bosco in oggetto, di proprietà in parte comunale, in parte di privati, era compreso tra la valle di Porto fino al campo di Nucco di Franco al Prunello fino a Reticiano, e lungo la valle de’ Burdelli fino al fosso e bosco di Simoneta, lungo una linea retta, lungo la strada che attraversava la valle di Castellare fino alla fossa di Staffoli. Nel documento seguono i nomi dei partecipanti, circa una sessantina di orentanesi presenti, probabilmente i capi famiglia. Da questo dato è possibile estrapolare con una semplice formula la popolazione insediata, che esclusi i forestieri, poteva assommarsi in circa 300 persone, con un evidente incremento rispetto al secolo precedente.
Il desiderio di autonomia degli orentanesi però, alla lunga, finì col renderli servi di due padroni: ancora nel 1303 pagavano una consistente rendita annuale all’abate di Sesto. Addirittura nel 1308 furono scomunicati dopo che prete Bartolomeo, rettore della chiesa di S.Ambrogio di Massa Pisana, e Omoddeo del fu Iacopino della contrada di S. Benedetto in Palazzo, procuratori dell’Abbazia di S. Salvatore di Sesto, querelarono la Comunità e uomini di Orentano a causa del corpo del defunto Meo del fu Giovanni di Orentano, che doveva essere sepolto presso l’Abbazia e non vi fù portato, omettendo in tal modo di pagare il corrispettivo dovuto.
Negli anni seguenti fioccarono le cause a Lucca contro orentanesi accusati di morosità nei confronti dell’Abbazia, accuse da essi respinte adducendo spesso a motivo della mancata corresponsione il fatto di non essere più residenti a Orentano da molti anni.
Nel frattempo, intorno al 1329, al termine di una lunga guerra con Lucca, Firenze ottenne il controllo politico dei principali centri della Valdinievole e del Valdarno. Orentano seguì le sorti di Fucecchio, che con Santa Croce e Castelfranco si sottomise a Firenze nel dicembre del 1330, sancendo così il passaggio definitivo dallo stato lucchese a quello fiorentino.
A causa delle devastazioni di questa guerra, delle carestie e delle frequenti pestilenze, verso la metà del Trecento si verificò in tutta la Toscana una profonda crisi economica e demografica. In concomitanza di questi eventi sfavorevoli, sommati alle continue vessazioni da parte dell’Abate di Sesto, la popolazione di Orentano gradualmente si assottigliò fin quasi a scomparire del tutto, cosa che senz’altro si verificò verso la fine del secolo. Mancando una stabile popolazione insediata la chiesa e il villaggio furono così condannati a un declino inarrestabile.
Ma il castello andò in rovina anche a causa del mutato quadro politico, in conseguenza del quale Orentano cessò di rappresentare un importante avamposto strategico lucchese in funzione anti-fiorentina, ruolo che aveva ricoperto per almeno un paio di secoli. Con il passaggio sotto Firenze e con la fine delle guerre non vi furono più valide ragioni per tenere in efficienza una fortificazione che aveva perso ormai la sua ragione di essere.
Stessa sorte subirono anche i villaggi di Staffoli e del Galleno, che rimasero spopolati; questi tre paesi divennero così la zona su cui si indirizzarono sempre più i progetti di espansione territoriale degli emergenti comuni di Castelfranco e Santa Croce, che poco alla volta cominciarono a ritagliarsi un loro spazio di pertinenza in Cerbaia, a danno soprattutto di Fucecchio e Santa Maria a Monte. Il motivo era principalmente economico: i comuni vedevano infatti nei boschi e nelle terre incolte una grande risorsa, che cominciarono a sfruttare mediante la riscossione dei diritti di legnatico e di pascolo. A causa di questa politica di conquista insorsero presto conflitti fra i suddetti comuni.
Nel 1418, dopo una lunga contesa per il possesso delle Cerbaie, che aveva visto litigare i tre comuni di Fucecchio, Castelfranco e Santa Croce, venne finalmente raggiunto un accordo. Il Podestà di Firenze, eletto a giudice di compromesso dai sindaci di Fucecchio da una parte, e S. Croce e Castelfranco dall’altra, emise un lodo col quale assegnò alle tre comunità la loro porzione di Cerbaia; furono così tracciati i confini che in linea di massima coincidono con quelli odierni.
Venne assegnata a Fucecchio la parte orientale della Cerbaia, mentre la parte occidentale, comprendente i territori di Orentano, Staffoli e parte di Galleno, fu assegnata indivisa ai due comuni di S.Croce e Castelfranco, che la gestiranno congiuntamente per ben 139 anni, rimandando ad un secondo tempo la divisione tra loro con confini precisi.
I due comuni avviarono assieme una politica di sfruttamento della loro Cerbaia mediante l’allogagione del diritto di pascolo, incassando dai pastori, all’inizio transumanti ma in seguito anche stanziali, gli affitti annuali che costituivano un’entrata non trascurabile per le casse comunali.
Frattanto, a causa di eventi economici favorevoli con prolungati periodi di pace, a partire dalla seconda metà del Quattrocento cominciò a verificarsi un’inversione di tendenza del trend demografico.
Nel 1464 venne concessa licenza per la costruzione di «… una casa overo capanna per vendere vino et pane et habitare…» in località Greppi vicino al Galleno, lungo la via Romana, allora importante arteria di comunicazione tra il nord e il centro Italia. L’osteria di Greppi sarà il primo esercizio pubblico in Cerbaia, pensato come servizio per i viandanti, ma rivolto anche ad una popolazione sparsa che stava gradualmente insediandosi sul territorio. La conduzione dell’osteria fu allogata per primo a Cristiano di Cecco da S. Croce, capostipite della famiglia che a Orentano assumerà poi il cognome Cristiani, il quale vinse l’asta di appalto indetta dai comuni.
Ai primi del Cinquecento iniziano in Cerbaia regolari affitti di poderi, e subito si denota un cambio di strategia da parte dei due comuni, che cominciarono a privilegiare la conduzione agricola nei confronti della pastorizia, in quanto non solo più remunerativa per le casse dell’erario, ma destinata a garantire meglio la continuità dei pagamenti. Questa politica porterà alla formazione di insediamenti stabili sul territorio, con abitazioni destinate a durare nel tempo, invece di capanne stagionali tipiche di una popolazione transumante e nomade.
Viene perfezionato anche l’accordo tra il Comune e i conduttori mediante l’assegnazione dei poderi con il contratto di livello, una sorta di affitto a scadenza prefissata, in seguito stipulato a linea mascolina, a volte in terza generazione, a volte in perpetuo. Questo tipo di contratto legava maggiormente il conduttore al fondo coltivato, invogliandolo ad apportare continuamente dei miglioramenti, sia ai coltivi che ai fabbricati.
Nel 1538 le due Comunità di Castelfranco e Santa Croce disciplinarono ulteriormente la conduzione dei poderi e le pratiche agro-pastorali mediante la formulazione di un apposito regolamento che andava sotto il nome di «Statuti dei Poderi di Cerbaia». In pratica i Comuni, pressati da continue richieste di terre da appoderare, pensarono di individuare le nuove aree coltivabili in Cerbaia. Per prima cosa decisero di ristrutturare le primitive unità agricole già esistenti, organizzandole in unità poderali ben identificate, con estensione massima 300 staiora (circa 15 ettari), e poi di crearne di nuove nei luoghi ritenuti più adatti, procedendo così a un graduale disboscamento.
Questo processo di colonizzazione, con lo spostamento di interi nuclei familiari in zone estremamente marginali del territorio, incolte e spopolate, ci fa venire in mente i pionieri della nuova frontiera americana della prima metà dell’Ottocento, così come ci sono stati rappresentati dalla cinematografia d’oltreoceano.
Nel giro di una cinquantina di anni il territorio di Orentano andò disseminandosi di nuove case, tutte rigorosamente posizionate al centro dei loro poderi di appartenenza, nuclei primordiali delle corti che oggi caratterizzano così bene il nostro paese. Ovviamente il fatto che da noi non sia esistito un centro storico al pari degli altri paesi vicini, come Altopascio, Montecarlo, Bientina, Castelfranco, Santa Croce, bensì un centro sviluppatosi solo nel secolo scorso lungo il principale tracciato stradale, è dovuto al fatto che da noi l’evoluzione dell’insediamento in età rinascimentale è avvenuta non sulla preesistenza di un sito castellano o all’interno di una cerchia muraria, ma piuttosto in forma sparsa e diacronica, legata a un progetto di riorganizzazione agricola del territorio che ha trascurato completamente le strutture medievali preesistenti.
