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Orentano, un paese, un popolo, una chiesa

Orentano, un paese, un popolo, una chiesa,Capitolo 4 di 6

L’intervento di ampliamento della chiesa del 1838⁠–⁠1854

Il paese cresce e la chiesa diventa troppo piccola: nasce la chiesa neoclassica che vediamo oggi.

Testo di
Savino Ruglioni
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circa 13 minuti
Fotografie
archivio parrocchiale

Capitolo 4 di 6

Tutto in una pagina

Nei primi decenni dell’Ottocento, passato il periodo burrascoso delle guerre napoleoniche, con la Restaurazione e un ritrovato periodo di pace si registra a Orentano una nuova impennata demografica, come del resto in tutta la Toscana. La cosa è facilmente riscontrabile sui registri dell’archivio parrocchiale, unica fonte disponibile, dal momento che i dati riportati dal Repetti risultano spesso discordanti, anche a causa della divisione del paese in due comuni.

Se nel 1750 e nel 1780 la media dei battezzati di Orentano, calcolata in un arco decennale, era rispettivamente di 30 e 33 atti all’anno, nel 1800 era salita a 43 e nel 1820 a 56 atti all’anno. La media decennale nel 1830 si portò a 69 battezzati all’anno. Nel 1830, poi, fu redatto il primo stato d’anime della parrocchia e il pievano Lorenzo Venturini Guerrini accertò una popolazione complessiva di 1504 persone che diventeranno in numero di 1688 nel 1840 e 1731 nel 1851.

È evidente da questi dati come già alla fine degli anni Trenta dell’Ottocento l’incremento della popolazione paesana avesse finito col far apparire inadeguate le dimensioni della chiesa parrocchiale.

Queste considerazioni sono ben espresse anche nella relazione della perizia, di cui abbiamo già detto, fatta nell’anno 1834 dall’ingegnere del Circondario di Fucecchio e allegata al progetto di rifacimento della chiesa, perizia che di seguito riportiamo.


«Relazione e perizia dell’ampliamento e restauri da farsi alla chiesa di S. Lorenzo Martire a Orentano, posta in Comunità di Fucecchio [sic] redatta per commissione dell’Imperiale e Real Consiglio degl’Ingegneri della Toscana.

Titolo 1 – Considerazioni Generali -

Se si prende ad esaminare lo stato della popolazione della Parrocchia di S. Lorenzo a Orentano, la quale ammonta a n.° 1575 individui, e si confronta con l’attuale dimensione della Chiesa parrocchiale (la quale non ha che braccia quadre 330 di superficie … comprese … anche le cappellette che lateralmente si trovano in chiesa in prossimità dell’area di divisione del coro …), facile sarà l’accorgersi non essere essa capace di contenerli rimontando la sua costruzione ad un epoca in cui la popolazione della medesima non ammontava che a circa 300 individui. Si rende quindi necessario l’ampliamento che forma il soggetto della presente perizia, viste anche le circostanze della locale posizione di essa con le chiese viciniori, la distanza dalle quali da questa che è di circa tre miglia, fa sì che ne resti l’accesso di sommo incomodo a non poca parte della popolazione, che per questo appunto accorre alla Chiesa di Orentano. Non fa quindi meraviglia se in tempo delle Sacre Funzioni, specialmente di quelli in cui la nostra Religione ne ingiunga l’astinenza per obbligo, si vede il più delle volte oltre la porta di chiesa ed esposte a tutte le intemperie una gran parte di quei fedeli che vi concorrono. In conseguenza di che mi sembra indispensabile che venga provvisto ad un tale rilevantissimo inconveniente con l’ampliamento del quale passo a darne la generale descrizione.

«… – Descrizione generale dei lavori -

Per portare ad effetto l’ampliamento che vengo di proporre dovrà demolirsi l’antico cimitero in rovina, che poggia a sinistra alla chiesa, e con esso la squadra dei muri fra Ponente e Mezzogiorno con le due cappelle laterali, e quindi dovrà ricostruirsi la detta squadra delle seguenti dimensioni, cioè di braccia 15 .1/2 [m. 9,05] allungandosi dalla parte d’avanti, e portandosi a sinistra per braccia 9.33 [m. 5,44] alzandola braccia 7,75 [m. 4,52] sopra il vecchio muro che rimane, onde portarla tutta alle dimensioni seguenti, cioè della lunghezza di braccia 39.1/2 [m. 23,06] esclusa la grossezza dei muri, della larghezza di braccia 19 [m. 11,09] e così dell’area di braccia 750.1/2 quadre [mq. 256].

Dovrà esser coperta a cavalletti della più semplice forma, tirati a due tacca e la di cui cordia … sia d’abeto, essendo difficile potere impiegare altro legname attesa la loro non comune lunghezza, mentre i puntoni, il monaco ed ogn’altro possono essere di querce.

Nell’interno della Chiesa dovranno costruirsi due altari per ciascuna delle laterali pareti, i quali saranno adesi al muro, architettati e ornati a stucco. La chiesa medesima dovrà esser dipinta a semplice riquadratura; il tetto colorito di colore uniforme e la facciata ornata a stucchi. Il pavimento sul quale non cade dubbio che debba esser rifatto, dovrà essere di quadroni bene arrotati e squadrati. Dovrà proporzionatamente alla Chiesa ingrandirsi il coro. Ed il Battistero, attualmente situato in fondo di chiesa in una piccola nicchia, dovrà esser costruito in una celletta a parte, alla metà circa della parete sinistra. L’orchestra per cui resta sempre destinato il posto in fondo di chiesa, sarà ricostruita di maggiori dimensioni. Il pulpito si restaurerà e posto di contro al battistero. E finalmente l’impostàmi e serrature tanto delle porte che delle lunette dovranno indistintamente rifarsi tutte di nuovo. E questo è il quadro approssimativo dai lavori da farsi, dai quali il titolo che segue ne darà la respettiva misura e stima. …».

Segue il capitolato con le voci dei lavori; si inizia con le demolizioni.

«… Titolo II – Misura e stima dei lavori descritti -

Demolizione del muro a ponente del vecchio cimitero: lunghezza braccia 19,50; altezza 4,33; grossezza 0,50 ….

Demolizione del muro a tramontana del d.° cimitero: lunghezza braccia 7,25; altezza 5,20; grossezza 0,50 ….

Detta del muro a Mezzogiorno del cimitero med.° lunghezza braccia 9,75; altezza 5,58; grossezza 0,50 …

Demolizione del muro di facciata della chiesa …» lung. braccia 11,00; h.m. braccia 12,62; gross. 1,00

«… – detta del muro di ponente della Chiesa e coro, compreso quello della Cappellina …

  • detta dei sodi sopra i quali è impostato l’arco del coro …
  • Demolizione dell’arco e muro soprapposto …
  • Detta del muro di tergo della Cappella a destra …
  • Demolizione della volterrana della cappella a destra ….
  • Demolizione di braccia 476 quadre [162 mq.] di tettoia, compreso i cavalletti da cui è sostenuta, e ruolo di ponti, funi, tagli e quant’altro è necessario per la detta operazione …
  • Demolizione di n. 3 altari di stucco, conservando le mense e ciò che può essere atto a rimettersi in opera …
  • Demolizione dell’orchestra e atterramento di due piccole colonne di pietra serena che la sostengano …»

Segue infine la descrizione delle opere di nuova costruzione. Alla fine la spesa totale prevista ammonta a lire toscane 16.632,55. La perizia è corredata di piante, prospetti e sezioni.


La spesa poi risulterà superiore alla cifra indicata, anche perché la nuova chiesa fu realizzata in gran parte diversa da questo progetto, più lunga del previsto di quasi cinque metri, con un coro posto dietro l’altar maggiore invece dell’abside stondato, il fonte battesimale ricavato in una piccola nicchia in fondo di chiesa anziché in una cappella esterna e con l’eliminazione definitiva delle due cappelline laterali previste in origine a mo’ di transetto. Viene da pensare quindi che il progetto scelto dalla commissione sia stato un’altro, di cui purtroppo non disponiamo.

Il risultato finale sarà la bella chiesa che oggi vediamo, maestosa, in stile neoclassico, uguale, sia nella facciata che negli interni, ma un po’ più grande nelle proporzioni, a quella del Castellare di Pescia. Questa circostanza ci fa ritenere che le due chiese siano non solo coeve, ma che addirittura che la mano del progettista sia stata la stessa.

Per la sua costruzione furono reimpiegati anche i materiali ricavati dalle demolizioni: pietre, mattoni, soglie e davanzali, tant’è vero che oggi li vediamo in gran numero distinguersi dalla ordinaria muratura, specialmente nel muro del corpo scale dell’organo, dove spiccano numerosi blocchi squadrati in pietra di Guamo e di Matraia, tipici dell’edilizia romanica; queste pietre hanno più di mille anni e appartenevano alla chiesa medievale di Orentano. Molte altre, chissà, sono andate perdute, forse sottratte assieme ai mattoni dai poderani che, nonostante il divieto imposto dal Comune, nel XVI secolo le rubavano per farci le loro case.

Per ottenere i permessi e la copertura finanziaria dei lavori di rifacimento della chiesa, la procedura era stata tutto sommato assai breve. Nel 1832 furono presentate due perizie con relativi progetti: una a firma di certo Massagli e una a firma Del Sarto. Una commissione presieduta dal Granduca a Firenze doveva scegliere fra le due. In data 29 marzo 1833 viene inviata una lettera della Commissione Ecclesiastica di Firenze al Vescovo di San Miniato, dove si comunica l’autorizzazione granducale al progetto di ingrandimento della Chiesa di Orentano per una spesa prevista di lire toscane 2.600. Si informa che «… il Granduca, con benigna risoluzione del 17 marzo, si è degnato ordinare che sia proceduto all’ingrandimento della predetta Chiesa …».

In una successiva lettera del 5 giugno 1833, sempre della Commissione Ecclesiastica di Firenze, indirizzata al Vescovo di San Miniato, si comunica che il Granduca con rescritto del 28 maggio approva la perizia Vannini (evidentemente un altro progettista) «… messo ciò che riguarda la volta del coro, il cornicione e la facciata, quali articoli appellando a semplice ornato viene rimesso alla pietà [il contributo] dei fedeli il mandarli ad esecuzione …». Si chiedono inoltre i nomi dei componenti della deputazione per la sorveglianza ai lavori. La curia di San Miniato indica i nomi di don Andrea Cristiani, Domenico Buoncristiani, Gaspero Lazzeri, Frediano Ficini, Gabbriello Buonaguidi, Federigo Lami e Pietro Cristiani.

In una terza lettera scritta in data 7 luglio la Commissione Ecclesiastica di Firenze comunica al Vescovo l’avvenuta approvazione dell’elenco dei nominativi proposti per la commissione, cioè dei «… deputati, e presidente per la direzione dei lavori di ingrandimento della Chiesa di Orentano, e per eseguire tutte quelle operazioni, che per giungere a tale scopo possono rendersi necessarie …».

Sappiamo che i lavori ebbero inizio cinque anni dopo; così almeno ci racconta il pievano Giuliano Buonaguidi in un opuscolo a stampa uscito mezzo secolo dopo in occasione delle feste di inaugurazione del campanile.

«Il Paese, che né suoi primordi ebbe una scarsa popolazione, ebbe pure una Chiesa piccola, la quale, per il numero sempre crescente degli abitanti, fu demolita nel 1838, e sostituita dalla bella Chiesa che oggi si ammira. A quel tempo era Pievano di Orentano il Monto Rev.do Don Valentino Corsi, nato a San Donato presso Santa Maria a Monte, Dottore in sacra Teologia e Diritto Canonico, e perciò assai stimato per la sua dottrina. Questi, mosso dallo zelo per la casa di Dio, indusse il popolo ad inalzare sui ruderi del vecchio tempio quello che adesso vediamo, e che certamente gareggia colle più belle Chiese non solo di campagna, ma anche di alcune Città. In ciò fu coadiuvato dall’egregio quanto illustre Sacerdote Don Pietro Buoncristiani, appartenente ad una ricca e religiosa famiglia del Paese. Terminata la costruzione della nuova Chiesa, si pensò tosto ad ornarla nel suo interno. Onde fu in breve arricchita di uno splendido pavimento e di tre magnifici Altari di Marmo di Carrara …».

Nelle «Memorie della Chiesa Pievania» il pievano Buonaguidi aggiunge altre informazioni a proposito dei lavori e degli esecutori:

«La nuova Chiesa di Orentano è sorta sui ruderi dell’antica chiesa, la quale era piccolissima e di nessun valore, tanto per l’arte, quanto per la sua forma. Questa nuova chiesa fu mossa dà suoi fondamenti nell’anno 1838; fu diretta da un ingegnere della città di Lucca, ed ebbe per promotore il Parroco Dott. Valentino Corsi, nativo di S. Donato, presso S. Maria a Monte. La costruzione di essa durò quattro o cinque anni, e per quanto si sa fu consacrata la prima domenica di ottobre dell’anno 1854», domenica che cadeva per appunto il giorno primo di quel mese di ottobre.

Non disponiamo di ulteriori notizie su festeggiamenti o manifestazioni collaterali organizzate per celebrare quell’avvenimento.

Interno della chiesa visto verso l’ingresso: l’organo a canne sulla cantoria sopra la bussola in legno, lampadari e file di panche
Fig. 1​L’organo Agati del 1858, sulla cantoria.

Negli anni seguenti furono fatti ulteriori abbellimenti alla chiesa parrocchiale, come ci racconta ancora il pievano Buonaguidi: «… Successivamente, e precisamente nell’anno 1858 fu arricchita dell’organo che uscì dalla rinomata Fabbrica Agati di Pistoia, e nello stesso anno fu costruita la bussola maggiore …», vale a dire la contro-porta in legno all’ingresso principale, «… la cantoria dell’organo, il coro e il pulpito (oggi non più esistente). Poi ne vennero gli altari della Madonna del Rosario, del Sacro Cuore di Gesù, e nel frattempo i confessionari. …». Seguì la costruzione del coro in noce, che, sempre a detta del Pievano, «… per la sua ampiezza e per la sua forma non isfigurerebbe in una insigne cattedrale. Queste ultime opere furono costruite sui disegni del dotto Ingegnere Edoardo Corsi, di felice memoria.».

Alcuni anni dopo venne commissionata a un falegname la costruzione delle due bussole laterali in legno, di cui riportiamo il contratto di appalto redatto in data 28 novembre 1875.

«… Essendo che la Deputazione incaricata dei lavori all’abbellimento e maggior decoro della Chiesa Pievania di S. Lorenzo M. a Orentano, Comunità di S.Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto, composto dai Sig.ri Averardo Cristiani, Giuseppe Buonaguidi, Roberto Buoncristiani, Gaetano Cristiani, Sabatino Cristiani, Giuseppe Casini, Raimondo Barghini, Bartolomeo Barghini, Pellegrino Regoli, Deodato Schiavetti, Giustino Ficini, Santi Carlini, Gabbriello Ficini e Sacerdote Angiolo Masoni presidente della medesima, si determinasse a fare eseguire due bussole alle porte laterali di essa chiesa, e per ottenere la maggiore economia, riunito in numero sufficiente la sera del dì 3 Novembre anno corrente, deliberarono di porsi al privato incanto la fattura delle medesime. …».

Si aggiudica l’incanto il falegname Ernesto di Angiolo Ulivieri di San Salvatore, Comunità di Montecarlo per il prezzo di lire 220 l’una e lire 440 nel complesso.

Il disegno delle bussole è del perito Palmazio Buoncristiani, mentre il sacerdote Giuliano di Giuseppe Buonaguidi (futuro pievano), amministratore delle offerte per il culto nella chiesa, viene delegato dal consiglio a controllare l’esecuzione dei lavori. Il legname scelto è l’«… abeto di moscovia, prima qualità, del maggior diametro possibile, tutto pedale e tirato poi a pulimento con fine levigazione, dandogli in ultimo una mano di olio e vernice dopo che sia stato consegnato il lavoro. …».

La consegna dei lavori viene fissata per il mese di febbraio del 1876. Seguono patti e condizioni.

Altri interventi di completamento, restauro e abbellimento interno avvennero una prima volta nel 1903, quando stava per essere ultimata la costruzione del campanile, come scrisse non senza retorica il pievano Buonaguidi: «La Chiesa ricca di stucchi nei Capitelli delle sue colonne, e de’ suoi pilastri, come nel suo splendido Cornicione, specialmente nella parte superiore dell’abside, fu rimessa a nuovo nel 1903, ed ebbe colorati a vernice – imitazione breccia – il suo fregio, i pilastri e le colonne dai signori Ugolini di Cascina. Lavoro questo che accrebbe il maestoso tempio di splendore e bellezza.».

In quell’occasione fu collocata l’iscrizione sopra l’arco del presbiterio «D.O.M. et D.L.M.», abbreviazione che significa «Deo Optimo Maximo, et Divo Laurentio Martyri»; suona dunque come un’invocazione al Signore e al Santo patrono della nostra chiesa.

Prosegue ancora il pievano Buonaguidi nelle sue memorie:

«… Nel frattempo che si costruiva la torre fu restaurata la chiesa, la quale ebbe colorati in questo momento i pilastri, le colonne, e il fregio, che prima eran bianchi. Furono nello stesso tempo costruite le due urne di S. Antonio da Padova e della Madonna dei Dolori, che costarono 160 lire ciascuna. I restauri si compirono nel 1903; e vi lavorò Ugolino Ugolini di Cascina, valente riquadratore.

Il 10 agosto dello stesso anno 1903 fu inaugurata la restaurazione della Chiesa con l’intervento di Sua Eccellenza Mons. Donato Velluti-Zati dei Duchi di San Clemente, Vescovo Eminentissimo di Pescia, non essendo potuto intervenirvi il Vescovo di S. Miniato Mons. Pio Del Corona, attesa la sua malferma salute. Lo stesso Mons. Velluti-Zati tenne cresima nella stessa chiesa e prese parte alla solennissima Processione, che persorse le vie del Paese in mezzo a un popolo festante e inneggiante al suo patrono S. Lorenzo Martire, la cui immagine portava con gran riverenza e devozione sulle proprie spalle. L’amato presule si trattenne ben tre giorni in Orentano, e fu ospite graditissimo del Pievano don Giuliano Buonaguidi. …».

Facciata neoclassica della chiesa di San Lorenzo a Orentano in pietra e mattoni, con timpano triangolare e portone in legno scuro; a sinistra si intravede il campanile
Fig. 2​Facciata neoclassica della chiesa di San Lorenzo a Orentano in pietra e mattoni.
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Testo di

Savino Ruglioni

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