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Orentano, un paese, un popolo, una chiesa

Orentano, un paese, un popolo, una chiesa,Capitolo 5 di 6

La costruzione del campanile

Quasi trent’anni di lavori, dalla prima pietra del 1878 alle tre campane del 1907.

Testo di
Savino Ruglioni
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circa 11 minuti
Fotografie
archivio parrocchiale

Capitolo 5 di 6

Tutto in una pagina

Già dal momento in cui era stata ultimata la copertura della chiesa, gli orentanesi si erano resi subito conto che il vecchio campanile risultava visibilmente inadeguato nelle sue dimensioni, specialmente se raffrontate con quelle della chiesa; per cui si pensò presto di costruirne uno nuovo, più imponente.

Il racconto del Pievano Buonaguidi, tratto in parte dalle sue memorie parrocchiali e in parte dall’opuscolo celebrativo del 1907, è molto chiaro in proposito.

«Se non che anche il vecchio Campanile, oltreché minacciante rovina, non era più corrispondente alle esigenze del popolo, ormai cresciuto a dismisura. Orentano perciò seguendo le tradizioni religiose de’ suoi maggiori, deliberò di sostituirlo con un altro Campanile che non solo corrispondesse alle esigenze del paese, ed armonizzasse colla bellezza della Chiesa, ma che fosse altresì un monumento dell’arte. Diversi furono i progetti, che si presentarono all’uopo, ma fra tutti fu scelto quello, che quindi fu messo in attuazione, e che rispecchia nella forma il Campanile di Giotto in Firenze.»

La cerimonia della posa della prima pietra, come vedremo avvenuta nell’ottobre del 1878, «… alla presenza di numeroso popolo allegro e festante …» fu un atto simbolico, inteso come formale inizio dei lavori. Infatti solo «… nella primavera del susseguente anno furono gettati i fondamenti della medesima torre, che hanno 7 metri di profondità e oltre 10 di larghezza. I fondamenti riposarono fino all’anno 1881, nella qual epoca fu messa la base della stessa torre. …».

Continua il racconto del pievano: «… il 20 ottobre del 1878 fu benedetta e collocata la prima pietra di questa grand’opera del Molto Reverendo Don Angiolo Masoni, allora Pievano di Orentano, il quale – sia detto a sua lode – pose ogni premura per vederla crescere d’anno in anno. Ma la mole era troppo grande, le spese occorrenti per essa, immense, sicché Egli vide l’ultimo dei suoi giorni, quando la superba Torre giungeva poco più che a un terzo della sua altezza. La morte di quell’ottimo Parroco accadeva il 10 aprile 1891. Gli successe nel ministero parrocchiale il Sac. Giuliano Buonaguidi, nato in Orentano, il quale, seguendo le orme del suo predecessore, mise ogni studio perché quest’opera avesse il suo compimento, e corrisposto generosamente dal popolo, potè finalmente vederla condotta a termine il 29 Luglio 1906.»

I lavori, come abbiamo visto durarono quasi un trentennio; il loro avanzamento procedeva lento, inframmezzato da lunghe interruzioni causate dalla mancanza di fondi. Gli orentanesi si trovarono così obbligati a un ulteriore sacrificio finanziario per vedere ultimata la costruzione della torre, apparsa in verità troppo ambiziosa per le loro possibilità economiche.

Per pagare i lavori si fece ricorso a ogni mezzo. Il 26 giugno 1893 giunge un Decreto di mons. Annibale Barabesi, vescovo di S.Miniato che «… Vista l’istanza avanzata dal sacerdote Don Giuliano Buonaguidi … colla quale si domanda che per poter terminare i lavori del Nuovo Campanile … Valendoci delle ordinarie nostre facoltà diciamo e decretiamo di autorizzare … il Molto Rev.do Sacerd. Don Giuliano Buonaguidi attuale Pievano di Orentano … di far fronte alla beneficienza dei mezzi per portare a termine la costruzione del Nuovo Campanile in Orentano a potere devenire alla vendita dei doni fatti a Maria SS.ma dai fedeli Orentanesi, che consistono in oggetti di oro e di argento, eccettuato però quelli che avessero pregio artistico, e quelli donati da breve tempo e di cui i donatori sono tuttora viventi. …».

L’incarico di dirigere i lavori fu affidato al capomastro Luigi Boni di Borgo a Buggiano, bravo disegnatore, ma che probabilmente non fu l’autore del progetto. Di lui è rimasta una lettera indirizzata al pievano per informarlo che stava predisponendo un modellino in miniatura del cornicione. La data del timbro postale è del 5 ottobre 1905: «Molto Reverendo Don Giuliano Buonaguidi, Pievano a Orentano. Borgo a Buggiano 3.10.05 – Gentilissimo Sig. Pievano, Le rimetto un lucido della pianta del campanile perché ella si compiaccia segnarmici la lunghezza delle facce e quella dei lati del poligono sugli angoli. Queste dimensioni mi occorrono per completare il tipo che lei sa e del quale sarei del parere di farne fare una certa parte in legno potendo così vedere con più sicurezza l’effetto posto in opera e avere nel tempo stesso la sicurezza di avere un lavoro eseguito a regola d’arte per parte dell’assuntore, giacché questo non dovrebbe che fedelmente fare in pietra ciò che noi gli daremo in legname. Per avere poi una maggiore economia sulla opera la consiglierei di farsi fare anche una offerta dal proprietario della cava di travertino qui di Monsummano, e mentre per la qualità e pel colore potrebbe benissimo accordarsi con quella già impiegata, potremmo avere una certa economia sul costo. La saluto distintamente, suo devotissimo Luigi Boni.».

Del direttore dei lavori darà un pacato giudizio il pievano nelle sue memorie: «Fu direttore dell’opera certo Luigi Boni di Borgo a Buggiano, ma gl’ispiratori al progetto della medesima non si conoscono, essendo essi rimasti nascosti nel cuore del Direttore medesimo, il quale del resto era persona assai intelligente, pratica, ma non Maestro di Architettura. …».

Terminata la costruzione del campanile «… rimanevano da provvedersi per questa magnifica Torre le Campane; e senza indugio vi si pose mente.». Per fare ciò era necessaria un’ingente quantità di bronzo, che in un modo o nell’altro fu trovato in parrocchia. Intanto si pensò di rifondere le vecchie campane, ma per farlo servivano i permessi delle autorità, che alla fine furono regolarmente rilasciati. Il 27 dicembre 1906 giunge al parroco una lettera dal Municipio di S.Croce sull’Arno, con la quale lo si informava che «Dall’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti m’è pervenuta la nota che letteralmente trascrivo: «Il Parroco della Chiesa di S.Lorenzo a Orentano ha manifestato l’intendimento di rifondere tre campane di quella chiesa, che egli afferma siano state fuse respettivamente nel 1727, nel 1805 e nel 1826. Prima di concedere l’autorizzazione a distruggere quegli oggetti preme a quest’ufficio di essere assicurato che le campane portino effettivamente le date sopraindicate e di aver copia delle memorie, iscrizioni o segni che sopra di esse siano impressi.» Prego pertanto la S.V. a dichiararmi nella replica quanto viene domandato, come pure di trascrivermi le dizioni impresse in ciascuna campana. Il Sindaco». Non abbiamo trovato copia in parrocchia delle suddette trascrizioni, se mai furono fatte.

Campane in bronzo nella cella campanaria, appese a travi con motori elettrici, tra pareti in mattoni
Fig. 1​Le campane, nella cella del campanile.

La fusione delle tre nuove campane avvenne il giorno 27 giugno 1907 a Orentano, dove fu approntata la fornace e furono preparati gli stampi. Per la precisione fu «… ai Colombai in una stanza di proprietà della famiglia Angeli. Fabbricante di queste tre campane è stato il sig. Raffaello Magni e il figlio Luigi di Lucca (S. Concordio). La prima campana pesa 1295 chilogrammi, la seconda 1000 chilogrammi, e la terza 668 chilogrammi. Il valore complessivo delle medesime campane è stato di lire 8886: ma compresi gli accessori e certe accidentalità che di poi si sono sgraziatamente verificate, la spesa totale è salita a £. 12.877,25. Si nota che in questa somma sta pure il valore della travatura e mozzatura di esse campane, eseguita dal falegname Giorgio Petroni di Montecarlo, e che è ascesa a £. 1100. Le campane sono state trasportate dai Colombai alla Chiesa parrocchiale sopra ai carri tirati a braccia dal popolo il giorno 29 giugno.».

A essere sinceri erano stati preparati un paio di robusti buoi, agghindati a festa per l’occasione con nastri e coccarde rosse, ma il carro fu trainato dalla folla lungo la strada del paese in un delirio frenetico.

Per l’occasione fu rifusa anche «… la piccola campana che sta sul tetto della chiesa …» che «… fu benedetta da me Piev. G. Buonaguidi il 19 giugno 1908 ne fu fonditore Raffaello Magni di Lucca ed è stata dedicata al SS. Redentore.».

Il 7 luglio in un tripudio di popolo «… sua Eminenza Reverendissima, il Cardinale Pietro Maffi Arcivescovo di Pisa e Amministratore Apostolico della Diocesi di San Miniato, si degnava di venire in Orentano a consacrare le belle e grandiose tre Campane … L’entusiasmo che provò il popolo di Orentano in questo giorno è impossibile a descriverlo: tanto fu grande che giunse fino alla frenesia. La gioia era espressa sul volto di tutti. Una infinita moltitudine di gente dei paesi limitrofi era accorsa in Orentano, e si rallegrò con esso, tripudiò pe’ suoi tripudii.».

Il pievano nelle sue memorie aggiunge altri particolari.

«La consacrazione è stata compita presso la Porta Maggiore di questa Chiesa Plebana e Sua Em.za era assistito dal Parroco, dal Rev.ssimo Gesualdo Maccanti, Proposto della Cattedrale di San Miniato, e dai Rev.ssimi Cesare Frosini e G. Gozzini, canonici della stessa Cattedrale, nonché da altro numerosissimo clero.

Sua Eminenza è stata ricevuta dal clero e dal popolo con gran festa e la Società Filarmonica del paese ha salutato con dolci armonie l’arrivo del Principe di S.R. Chiesa. La funzione ha avuto luogo circa le ore dieci antemeridiane, ed è stata preceduta dalla S. Messa celebrata da S. E. che nel frattempo ha distribuito la SS. Eucarestia a un gran numero di persone di ambo i sessi.

Alle ore 4 dopo mezzogiorno è stato amministrato il sacramento della Confermazione [cresima] a ben 400 fanciulli; dopo di che è stato esposto il SS. Sacramento; è stato cantato a voce di popolo l’inno di ringraziamento, e la trina Benedizione impartita col Santissimo ad uno sterminato numero di popolo da Sua Eminenza, ha dato termine alla sacra funzione.

Mai, a memoria di uomo, è stato veduto riunito presso la chiesa un numero sì grande di popolo, accorso da tutti i paesi circonvicini; mai è stata celebrata una festa piena di gioia e di amore come la presente. Ma questa gioia è stata troppo breve. Un giorno solo! e le tenebre son venute a portare il dolore, il pianto nel cuore e sul ciglio degli occhi del popolo intero!

La prima campana (la più grande) ha principiato a salire la torre circa le ore 16; alle ore 19 è stata collocata al suo posto. Dopo questa è salita la seconda campana, e questa pure alle ore 21 è stata posata sui travi. Il popolo entusiasmato ha voluto sentire il primo doppio, sebbene le due campane non siano definitivamente sistemate. La terza campana è rimasta a metà della porta della torre, perché l’ora tarda non permette una sicura manovra per la sua salita. La torre è chiusa nel miglior modo possibile. Tutto il popolo si è allontanato ed è ritornato pieno di giubilo alle proprie case.

Ma, ohimè! quest’allegrezza fu troppo breve! Il Signore volle che da tutti si conoscesse che la gioia quaggiù è sempre circondata dal dolore, e che noi viviamo in una valle di pianto! …

… Sono le ore 23,30. Sedici o diciassette fanatici, rimosse le sbarre che chiudevano l’ingresso, salgono sopra la torre, e danno principio ad un doppio solenne, movendo all’impazzata le due campane, senza pensare che lassù, fra le tenebre della notte possano accadere disgrazie. Sulla mezzanotte una campana (la seconda) è rimossa, non si sa come dà suoi cuscinetti, precipita sul palco provvisorio, lo rompe e va ad infrangersi in fondo alla torre trascinando seco due dei pazzi suonatori, Francesco e Lorenzo Duranti del fu Costantino, che orribilmente rimasero sfracellati e informi cadaveri! La campana nel suo passaggio per la torre ha cozzato contro la scala di pietra e ha spezzato 39 gradini della medesima. Gli altri compagni saliti sopra la torre son rimasti in cima a questa, e solo alla mattina seguente sono stati calati a terra dai Pompieri di Pescia, che sono stati chiamati per il caso.

Appena si può immaginare l’immensità del dolore subito dall’intero popolo per tale infortunio! Non va detto del parroco, che per le sofferenze subite si è trovato in uno stato miserando.».

Sappiamo, per sentito dire dai vecchi, che un paio di questi giovani rimasti bloccati sul campanile, per non farsi sorprendere sul luogo della disgrazia ed essere rimproverati o accusati di fronte alla giustizia, non vollero attendere l’intervento dei soccorritori e incuranti del pericolo e nella concitazione di quel particolare momento, nell’oscurità più totale, nonostante mancassero numerosi scalini, saltarono giù da una rampa all’altra, riuscendo in tal modo a scendere dal campanile e a dileguarsi nell’oscurità. Una leggenda, fiorita poi, narra di una pietra incastonata nella muratura del campanile che era rimasta segnata dal sangue dei due fratelli. Dagli anziani, che rievocavano così la tragedia, veniva spesso additata ai più giovani che salivano timorosi sul campanile per ammonirli ad avere giudizio nella vita; in realtà si tratta di una pietra gialla, solo in parte arrossata, ma per sua composizione naturale, dovuto forse al suo contenuto di ossido di ferro.

Gli orentanesi, nei giorni seguenti, «oppressi dal dolore, ma non vinti», riattivarono un passaggio provvisorio sulla scala per accedere alla torre. Termina il racconto del pievano:

«È stata rifusa la campana spezzata per la caduta. Il fonditore è stato lo stesso Sig. Raffaello Magni che l’ha costruita nella sua fabbrica a S. Concordio, presso Lucca.

Questa campana (ripetesi) pesa 1000 chilogrammi, è stata benedetta dal Pievano Giuliano Buonaguidi il dì 24 agosto 1907 dietro autorizzazione dell’Em.ssimo Cardinale Pietro Maffi.

Il giorno 8 settembre sono state inaugurate le tre campane e in tal circostanza si è celebrata la festa di S. Lorenzo a cui è dedicata la torre.».

Una nota rammenta che «… la seconda campana rifusa dal Magni, non riuscì troppo perfetta nella forma; onde gli Orentanesi ne vollero immediatamente una terza fusione. Così le feste, che dovevano coincidere con San Lorenzo, furono rimandate al Settembre.».

Il campanile di Orentano, alta torre in pietra chiara coronata da una cornice, con finestre ad arco su più ordini, sotto un cielo nuvoloso
Fig. 2​Il campanile di Orentano.
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Testo di

Savino Ruglioni

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